“La vita come deve si perpetua, dirama in mille rivoli. La madre spezza il pane tra i piccoli, alimenta il fuoco; la giornata scorre piena o uggiosa, arriva un forestiero, parte, cade neve, rischiara o un’acquerugiola di fine inverno soffoca le tinte, impregna scarpe e abiti, fa notte. È poco, d’altro non vi sono segni”

Mario Luzi

Andrea Pezzè

Della poesia e dei suoi manifesti

La ricerca di Loris Tassi sulle produzioni letterarie meno note di Vicente Huidobro porta alla pubblicazione di un terzo volume: dopo la pièce teatrale Sulla Luna e il romanzo gotico-fantastico Cagliostro, la collana “Gli eccentrici” di Arcoiris ci propone Manifesti (1925), una raccolta che contiene riflessioni sull’arte poetica e alcune brevi prose liriche.

Negli inferi con Baldomero Lillo

Un filone di ricerca della collana “Gli eccentrici” di Arcoiris riguarda la letteratura latinoamericana pubblicata tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo e incentrata su alcune problematiche della cultura politica e sociale del continente.

“Cagliostro” di Huidobro: parodia del romanzo gotico

Il conte Alessandro, meglio conosciuto come Cagliostro, incarcerato dall’Inquisizione a San Leo fino alla morte nel 1795, è uno di quei personaggi in grado di suscitare interesse e speculazioni in qualsiasi epoca. La biografia incerta, il rapporto con l’esoterismo e l’alchimismo del XVIII secolo, hanno suscitato la curiosità di scrittori e lettori sia per il fascino per l’occulto, sia per la costante critica alla modernità positivista. In questo senso, quindi, non poteva mancarne una rappresentazione nella cultura latinoamericana dell’inizio del Novecento.

Il teatro lunare di Vicente Huidobro

Tra i bersagli della furia iconoclasta di Roberto Bolaño un posto d’onore spetta ai poeti centrali del canone latinoamericano e, in particolare, i patriarchi delle letterature nazionali a cui era maggiormente legato, ovvero quelle cilena e messicana. Nel primo caso, il padre contro cui scagliare la propria furia (rinnovatrice) era, nella maggior parte dei casi, Pablo Neruda.

Sulle tracce del Falso Inca

Alla fine del 2019, Arcoiris pubblicava il romanzo di Roberto J. Payró, tradotto da Loris Tassi, Il falso Inca (1906). Nella recensione apparsa su Il Pickwick, citavo gli altri due romanzi storici dell’autore argentino e, oltre a El mar dulce (1927), mi soffermavo su Chamijo (1930), “prequel” de Il falso Inca.

I mondi plurali di Ricardo Jaimes Freyre

La collana Gli eccentrici, diretta da Loris Tassi per Edizioni Arcoiris dedica il suo spazio a un altro scrittore decentrato del periodo del Modernismo ispanoamericano. Se la rivendicazione dell’artista “eccentrico”, del maudit, avviene proprio in quel periodo, attraverso, per fare solo un esempio, il volume Los raros (“gli strani” o, appunto, “gli eccentrici”) pubblicato da Rubén Darío nel 1896, il lavoro di Loris Tassi ci invita a riscoprire autori non canonici.

Un impostore del XVII secolo

Roberto J. Payró è uno scrittore argentino vissuto a cavallo tra i secoli XIX e XX la cui opera letteraria rischia costantemente di terminare nell’oblio. Tra i tanti meriti del lavoro letterario di Loris Tassi, direttore della collana “Gli eccentrici” di Arcoiris, contiamo il recupero di uno dei testi meno considerati dell’argentino (al netto di estimatori importanti come César Aira), Il falso Inca (1906).

“Bogotá39” o sulla nuova letteratura latinoamericana

Nel 2017 si è tenuta nella capitale colombiana la seconda edizione del concorso letterario “Bogotá39”. La prima, celebrata dieci anni prima, annoverava tra i trentanove autori di età minore di quarant’anni, scrittori del calibro di Jorge Volpi e Álvaro Enrigue (Messico), Ena Lucía Portela (Cuba), Eduardo Halfón (Guatemala), Andrés Neuman (Argentina) o Rodrigo Hasbún (Bolivia). Lo scopo dell’iniziativa, com’è facile immaginare, era dare visibilità alle nuove proposte in ambito letterario e restituire un panorama il più esaustivo possibile della variegata e complessa narrativa latinoamericana.

Due ombre della letteratura uruguaiana fin de siècle

La collana “Gli eccentrici” di Arcoiris pubblica in rapida successione due opere uruguaiane tra il XIX e il XX secolo: il numero 33 è La battaglia della tapera di Eduardo Acevedo Díaz; il 34 è Acque dell’Acheronte di Julio Herrera y Reissig, entrambi tradotti da Loris Tassi e finanziati dal Ministero dell’Educazione e della Cultura dell’Uruguay.

L’albero della discordia di José de la Cuadra

Uno degli ultimi volumi pubblicati dalla casa editrice Arcoiris nella sua collana “Gli eccentrici” è I Sangurima dello scrittore ecuadoriano José de la Cuadra, tradotto da Raul Schenardi e con postfazione di Federica Arnoldi. Pubblicata dall’autore negli anni ’30 del secolo scorso, si tratta dell’occaso di una famiglia di possidenti e in particolare dell’insanabile conflitto tra il loro mondo ancestrale, latifondista e premoderno, e una società necessariamente differente, votata alla meccanicizzazione e alla burocratizzazione della vita pubblica.

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