“Sono la lepre molto avanti alla muta dei miei critici”

Virginia Woolf

Giorgia Lepore

Cronenberg o un film perfetto

Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende 
Io scrivo il tuo nome

(Paul Éluard, Libertà)

Un film perfetto. Un horror quotidiano lucido, freddo, geometrico, in cui la violenza sta dentro i corpi, le menti; e quando esplode lascia solo qualche macchia di sangue sul divano. È un Cronenberg che conferma una linea più sobria, “normalizzata”, e forse proprio per questo ancora più devastante.

Infradito

Avrei voluto fare il centravanti, come tutti. Ma non avevo né la velocità, né l’agilità, né la precisione; perciò mi dovetti accontentare di un ruolo che oscillava tra terzino e mezzala. Provai anche a stare in porta, ma non avevo nemmeno l’altezza, anche perché era difficile calcolare l’altezza di una porta immaginaria, perciò tutti i tiri che non venivano presi erano considerati dentro. Provai centrocampo, ma il nostro concetto di centrocampo era molto vago, alla fine o stavi in mezzo e non facevi niente, o ti improvvisavi attaccante, e litigavi con quelli che attaccanti lo erano sul serio. Quindi, mi rassegnai. Ogni tanto provavo a risalire le fasce laterali, e quando giocavamo con quelli del nostro livello ci riuscivo anche; ma quell’estate arrivarono i napoletani.

L'appartamento

Quel giorno l’appartamento non era come lo ricordava. Gianni l’aveva portata là varie volte, e non aveva mai notato quella porta. Una porta bianca, anonima, come le altre.
− Gia’, ma questa porta?
Nessuno rispose. Gianni stava prendendo le misure in cucina, aprendo finestre, alzando tapparelle. C’era da verificare la possibilità di realizzazione di un nuovo bagno, e per quello erano in attesa dell’architetto.

Il miracolo

Era una domenica di primavera.
I miracoli, si sa, accadono tanto nei giorni di sole quanto nei giorni di pioggia; e tanto nei giorni di sole, quanto in quelli di pioggia, la musica si spandeva nel parco, incurante di stagioni e perturbazioni, commentata dal vento e dal canto degli uccelli, dalle urla di gioco dei bambini, col bel tempo; sciogliendosi invece sommessamente nella pioggia, posata solo tra le foglie degli alberi, che la lasciavano scivolare via tristi, dopo aver tentato invano di trattenerla.

Il gesto

Si svegliò che aveva bisogno di pisciare. Pisciare significava scendere, andare fuori, perdere un sacco di tempo; per ridurne lo spreco a volte evitava persino di bere. Non si poteva capire che ora fosse, come sempre, lì sopra: la luce entrava a stento, nelle ore dopo il mezzogiorno, soprattutto in quella stagione. E poi c’era il freddo, che a volte gli impediva anche di pensare, e rattrappiva le membra, e chiudeva la testa in una morsa come avesse avuto una cappa di piombo; così, un po’ per il buio, un po’ per il mal di testa, precipitava di colpo in un sonno profondo, steso sulla tavola, ancora con i pennelli in mano e il colore che gli colava in faccia.

I detti islamici di Gesù

Siamo abituati, attraverso la storia e attraverso la cronaca, a considerare il rapporto tra Islam e Cristianesimo come un rapporto difficile, di contrapposizione, e anzi addirittura di guerra. Secoli di conquiste, lotte di potere e di egemonia aventi come mira l’espansione sul bacino del Mediterraneo, incursioni violente, guerre sante, jihad, fino ad arrivare in tempi recentissimi a concetti come terrorismo ed estremismo islamico, fanno parte dell’immaginario collettivo di ciascuno di noi. Tutto ciò fa dimenticare che in realtà tra questi due mondi, apparentemente tanto distanti, ci siano meno differenze e barriere di quello che siamo portati a pensare; chiunque abbia una conoscenza un po’ più profonda della storia medievale sa ad esempio quanto queste due culture si siano spesso fuse, dando origine a sintesi meravigliose e feconde, come in Spagna e in Sicilia.

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