“D'un tratto, per qualche motivo imponderabile, mi sentii profondamente addolorato per lui e bramai di poter dire qualcosa di reale, qualcosa con ali e cuore, ma gli uccelli che desideravo si posarono sul mio capo soltanto più tardi quando fui solo e non avevo più bisogno di parole”.

Vladimir Nabokov

Livio Santoro

Gli iconoclasti: ovvero l’estesa prole di Pierre Menard

“Nato a Buenos Aires nel 1919, amico di Borges e di Bioy Casares, J. Rodolfo Wilcock approdò a Roma negli anni Cinquanta, quando era già autore di vari e notevoli libri in spagnolo. In Italia, riuscì a trasfondersi in un’altra lingua”. È questo che si legge nelle primissime battute della presentazione dell’autore de La sinagoga degli iconoclasti, volume appena ripubblicato in edizione economica tra 'Gli Adelphi'. Non è affatto per un caso, e forse nemmeno per un’esigenza promozionale, che l’accostamento tra l’illustre Borges e il purtroppo meno illustre Wilcock apra, a titolo informativo, il libro di cui stiamo appena cominciando a parlare. Non è un caso nemmeno che, in quarta di copertina, una dichiarazione entusiasta di Roberto Bolaño inviti il lettore a fare di tutto pur di leggere La sinagoga. Questo libro assai meraviglioso, infatti, può essere ben compreso, ove mai ce ne fosse bisogno, proprio mettendo Wilcock su una linea di stretta continuità che va da Borges a Bolaño, grandi autori latinoamericani dall’abbondantissimo seguito anche qui da noi.

Letteratura e musica, ovvero il giogo del significato contro gli abissi della sua assenza

È il 14 di luglio del 1980 quando Giorgio Manganelli viene invitato da Paolo Terni nella trasmissione La musica e i dischi di a chiacchierare di musica dai microfoni di Radio 3. Si tratta del primo di una serie di appuntamenti che si protrarrà fino al 18 dello stesso mese e da cui verranno fuori cinque dialoghi grosso modo gioviali e calmi nello spirito ma fondi e pescosi in tutto il resto; dialoghi in cui lo scrittore milanese dice quanto pensa sui motivi più liberamente serpeggianti della musica, ovvero su un dolce e piuttosto incorruttibile campo dell’arte che, secondo quanto lo stesso Manganelli ebbe a sostenere, possiede delle ricchezze vertiginose che purtroppo non visitano la letteratura; ricchezze liberatorie, come si vedrà, quelle di una certa musica che bene o male gli smuoveva i visceri dell’animo (si parla di Wagner, per esempio, e di Stravinskij, Mozart e Schumann, per dirne solo quattro).

Cataloghi impossibili e singolari biblioteche

Ognuno di noi, al di là della sua specifica occupazione e della sua disposizione esistenziale, è più o meno funestato da dubbi e incertezze circa il proprio mondo, chiunque, in un modo o nell’altro, è temporaneamente afflitto da domande che all’apparenza possono sembrare anche innocue, talvolta addirittura scherzose. Domande che tuttavia portano con sé tutto il peso grave delle cose in quanto tali.

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