“Le ho riservato due biglietti per la prima del mio Pigmalione. Porti un amico. Se ne ha uno”; “Non posso venire alla prima. Verrò alla seconda. Se ci sarà”

Scambio di telegrammi tra George Bernard Shaw e Winston Churchill

Vincenzo Mazzaccaro

Bazlen: due o tre cose che so di lui

All’articolo di Alessandro Toppi su Bazlen (http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/390-storia-di-bobi-che-si-perse-tra-i-libri) aggiungo due o tre cose che so del triestino…
Per accadimenti miei ho conosciuto gente che ha avuto a che fare con Bobi Bazlen.
Bazlen lo facevi felice se gli cucinavi il cavolo nero, perché odiava la pastasciutta e quando veniva a Roma da Trieste frequentava la coppia Moravia-Morante, ma senza appartenere al codazzo che i due intellettuali si portavano dietro (tranne Sandro Penna che dormiva tutto il giorno, salutava tutti e andava a caccia di militari in libera uscita).

L'esistenzialismo napoletano di Erri De Luca

Continuo sulla famiglia. Dopo Magrelli, mi butto con un po' di incoscienza su un librino di Erri De Luca. Molto irritante, per la verità. Sono ossessionato dai rapporti familiari che, per accadimenti personali, sono stati del tutto guastati. Una cosa mi è chiara: i genitori stanno diventando il welfare di giovani e meno giovani. Ci sono due milioni di persone che non cercano più lavoro, non studiano e non leggono niente. Se hanno qualcosa in tasca è una madre badante che li sovvenziona. Fino a quando? E come uscire da una vita che si lascia passare così, senza uno straccio di progettualità. Una sorta di orrore di cui si parla poco.

Il padre e il figlio maschio

Quante implicazioni tra figli maschi e padri. C'è quel rapporto simbiotico che non si spezza mai o magari non è mai stato palesato. In un accenno di bieco autobiografismo, io non sono amato da mio padre, per vicende mie e accadimenti che non interessano a nessuno, ma c'è la genetica, ovvero mangio nel suo stesso modo e ho lo stesso suo naso.
Vedo, invece, complicità malandrine in altri figli e padri che vanno d'accordo su tutto, che scherzano di donne e di sport e si danno le pacche sulle spalle. Cose che non potrei sopportare, in ogni caso.

Note a margine di Elsa Morante, poeta

La scrittrice Elsa Morante aveva nei confronti della poesia un rapporto molto conflittuale. Detestava i poeti della domenica e coloro che le mandavano versi.
Andava in bestia, avendo una vita complicata e assurda. Di una rapida biografia non c'è bisogno, abbiamo già parlato della sua vita, ma nel 1960 accadde un fatto non trascurabile. Nonostante il marito, Alberto Moravia, già la tradisse occasionalmente, entrò nella vita dello scrittore de La noia, una ventitreenne timida e delicata, che scriveva già racconti maturi e belli.

"L'amica geniale" di Elena Ferrante: Lila e Lenuccia nella Napoli del 1950

Quante illazioni su questa scrittrice. Si dice sia la moglie di Domenico Starnone, Anita Raja, o addirittura Goffredo Fofi. Il mistero irrisolto non inficia in nessun modo la qualità letteraria della “sconosciuta”. Della sua vita privata si sa solo che è nata a Napoli e che ha vissuto per un periodo in Grecia. La Ferrante (cognome che richiama la tanto adorata Elsa Morante) in La frantumaglia (2003) si dice affetta da “timidezza privata”.
La sua amata città, Napoli, è anche la sua croce: la scrittrice anni fa è intervenuta in una polemica con Bassolino circa la spazzatura sulle strade. Nei suoi romanzi spesso attraversa i vicoli, carne e sangue del brulicante centro storico partenopeo.

L'amata. Le lettere di e a Elsa Morante

Chi di voi non ha amato appassionatamente questa donna piccola di statura mentre leggeva L'isola di Arturo, uno dei libri più belli del secolo scorso (la prima edizione  è del 1957)? Anche a chi non è piaciuta l’opera non è facile negare una scrittura lineare e sulfurea insieme, chiara e ombrosa; e scusate l'ossimoro. Quanti libri abbiamo letto, sentendo nelle righe un tentativo di plagio di quel capolavoro? Tantissimi, alcuni addirittura sono stati presi dallo sfizio del copia ed incolla, semplicemente.
Nata a Roma nel 1912, la Morante è una bambina terribilmente attraversata dai perché della vita, con studi incompleti, che legge Turgenev già a quattordici anni e che, se fosse ancora di moda la frenologia, si potrebbe dire ‘un’adolescente isterica e disturbata’.

L'insegnante e l'agente immobiliare

Amo da sempre Marco Lodoli, cinquantasettenne di Roma, un romanziere che ha sempre scritto sui ragazzi ai quali insegnava Italiano in un istituto tecnico della periferia di Roma. Questi adolescenti trattati con dolcezza, ma anche con fermezza, denunciando tutte le magagne della scuola pubblica. I professori e altri professori (Einaudi, 2003) è una sconcertante testimonianza. Poi sul quotidiano La Repubblica ha scritto, per anni, di posti della capitale trascurati, vilipesi o poco conosciuti. Ora esce questo Vapore, un romanzo o meglio un racconto lungo di centonove pagine, dove Lodoli miscela con destrezza sentimenti e melanconia, suspense e ricordi.

L'Armageddon e la bambina

Ci sono debutti e debutti. Questo è veramente un libro che merita il premio del The Sunday Times come migliore opera prima a Grace McCleen, nata nel 1981, nel Galles. Un romanzo che affronta la religione e i pregiudizi delle persone, le cattiverie su una bambina e i silenzi di un padre che conduce la vita senza allegria.
Queste due persone vivono in un piccolo paese inglese ed entrambe sono iscritte ad una setta millenarista, che persegue il proselitismo in attesa dell'Armageddon, della fine di tutto. C'è una madre morta e la fatica di vivere sentendosi speciali, bollati come 'pazzi' dal resto del paese. L'inizio dà la stura a tutti gli avvenimenti che si stanno preparando e in poche righe recita: "In principio c'era una stanza vuota, un po' di spazio, un po' di luce, un po' di tempo". 

Ritratto di Anna Maria Ortese

La Ortese, ovvero la visionarietà dolorosa di una scrittrice che amava definirsi "illuminista" e non lo era, perché detestava il sentimentalismo della letteratura italiana del dopoguerra. Prima di parlare delle sue opere, una lettera apre al lettore l'idea di come era fatta la donna. Un piccolo brano:
“Caro Pasquale,
ieri mattina provai una delle più belle ore che conosco da quando sono a Milano. In portineria c'era una grossa lettera, tutta piena di disegni e di firme, una lettera dei miei amici di Monte di Dio, una lettera che stavo aspettando come nel deserto, come nel deserto si aspettano i soccorsi per non morire. [...] Che debbo dirti! Niente riesce a farmi dimenticare quella piccola isola di Monte di Dio, nella steppa della città: le nostre conversazioni, la lampada sulla macchina da scrivere, l'arrivo di Gianni, i suoi 'uffa', l'arrivo di Pasquale, di Chica, di Ennio, le conversazioni col Pontefice (digli che mi perdoni se insisto in questo ricordo). [...] Caro, molto caro Pasquale. Mille volte durante il giorno, desidero violentemente vedere, vedere qualcuno dei miei amici-fratelli. Non li nomino più. Tu li sai”. (Milano, 16-19-20 Agosto, 1948)

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