“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Vincenzo Mazzaccaro

Padri e figli secondo Andrea De Carlo

I personaggi di De Carlo avevano come passaggio fondamentale − per prendere il titolo di un suo libro, Due di due − la dualità tra il maschile e il femminile. Per riassumere, De Carlo ha sempre scritto di amori eterosessuali, ha scandagliato i cuori maschili come pochi altri, sicuro che l'amore non è un termine che si declina solo al femminile.

La ferocia italiana di Nicola Lagioia

Non chiamatela storia di famiglia o noir anomalo: è la storia e la discesa di Clara e Michele. 
Romanzo strano, respingente, con pagine bellissime, che a volte sono scritte per gli animali e non per gli umani. Recensire La ferocia di Nicola Lagioia è un gioco a scacchi o un domino impazzito. La verità è che, in Italia, non sappiamo raccontare la ricchezza e dobbiamo associarla sempre a brutture, scempi, mazzette, alla politica corrotta, alle famiglie sfasciate.

La fine di un amore e lo strazio del ritorno

Quando leggi Domenico Starnone, così bravo a scrivere, ti ricordi la Ferrante ed allora delle due l'una: per non perdere il successo Starnone scrive meglio come Ferrante, oppure la nostra Elena ride di questo scrittore che le assomiglia, anche nei temi: un uomo lascia moglie e figli e si innamora di una ragazza giovane.

I maschi politicamente corretti e le donne confuse

Andrea De Carlo scrive questo romanzo in un italiano dove mischia un parlato raffinato, privo di emozione, noioso e, queste parole, sono le discussioni mattutine di marito e moglie. Craig Nelson, famoso antropologo inglese che si ritrova ogni estate a Canciale, un paesino italiano in Liguria, dove lo costringe a soggiornare Mara Abbiati, che è scultrice e fa gatti enormi, molto apprezzati dai galleristi.
La casa è vecchia e diroccata, Craig − che non ha nessuna abilità manuale − invece di aggiustare il soffitto della camera dal letto, casca, si fa decisamente male.

Roberto Bolaño, al centro di Roma

Roberto Bolaño scrive benissimo, al limite della perfezione o meglio scriveva, essendo lui già morto.
Una pastoia lucidissima la sua scrittura, che mette in scena umiliazioni, vendita di corpi, povertà, senza nessuna indulgenza, giusto un pochino di compiacimento, ma proprio a voler trovare un difetto che non lo renda grandissimo, ma un uomo.

"Il senso di una fine" di Julian Barnes, un piccolo capolavoro

Ero molto restio ad affrontare Il senso di una fine di Julian Barnes. C'è stato un momento in cui si parlava solo di questo romanzo. L'ho poi letto molto dopo, distrattamente, un po' per dovere, un po' per noia. Sono partito pulito, non ho letto più niente, mi sembrava uno svago per sfaccendati. Il senso di una fine, anche perché pieno di difetti, è un piccolo capolavoro.

Sui mariti delle altre...

Amo la superficialità, i luoghi comuni, il non prendere sul serio niente. Su Il Pickwick c'è molta carne al fuoco, gli articoli non sono mai banali e sono scritti con competenza. Allora mi sono detto " mettiamo un manuale del tradimento, una cosa seria e sciocca, non sempre il capolavoro o il presunto libro da intenditore". Come diceva Thomas Mann "I grandi capolavori non hanno risposte" e, invece, qui si danno consigli.

L'orfano e la caffetteria

Sono rari i romanzi che, pur non essendo completamente fiabe, possono essere letti dai tredici agli ottanta anni. Questo succede con l'ultimo romanzo di Nicola Lecca che sa modulare il ritmo su vari registri di scrittura, al punto che capita che ogni tanto va fuori tema e fuori registro.
Imi, il diciottenne che lascia l'orfanotrofio ungherese con i suoi bimbetti e adulti piangenti per andare a vivere e lavorare a Londra, è il personaggio più bello del libro, ma forse un po' inverosimile. Lecca non dà a questo ragazzo pulsioni sessuali, parolacce, droghe, tanto meno perversioni o altre sconcezze tipiche dell'adolescenza: ne fa un santo, uno che arriva a Londra leggendo il manuale del buon impiegato per trovare lavoro in una rete di caffetterie. Il libro spiega i diritti ma anche i tantissimi doveri di chi lavora in un esercizio pubblico: la mani curate, i capelli a posto, non fare mai tardi, il decoro.

I testi segreti di Marguerite Duras

Nel bailamme di cose fatte, filmate o scritte scegliamo della Duras questo piccolo libro, Testi segreti, uscito per la Feltrinelli nel 1987 e composto da tre racconti: L'uomo seduto nel corridoio, L'uomo atlantico, La malattia della morte.
Marguerite Duras (1914-1996) dal 1979 entra in depressione, chiusa in una solitudine muta, orribile, trascorre le sue giornate bevendo o scrivendo lunghissime lettere a un immaginario destinatario. Un escamotage che l’avrebbe forse portata a scrivere un romanzo epistolare? Non voleva più vivere, ecco tutto, aveva già scritto molto e aveva alle spalle diciannove film come regista o sceneggiatrice e trenta libri: non aveva sentimenti per nessuno, soprattutto si detestava, mai paga, mai soddisfatta di niente.

Maschi e mariti in Elena Ferrante

La seconda parte de L'amica geniale, questo meraviglioso fotoromanzo che parla sempre di Lena e Lila, ormai cresciute. Una va al liceo, l'altra si è sposata. Nella vita di Lila entra un maschio, il marito, Stefano che ha la macelleria nel rione. Un maschio alla "Ferrante": fintamente gentile, all'inizio, poi predatorio, padrone, lui comanda le manovre del sesso; in questa esagerazione maschilista forse, o forse no, i maschi della Ferrante "fottono e comandano".
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