“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Beniamino Biondi

Kōhei Oguri e il cinema come oscillazione

Gli anni Ottanta hanno rappresentato per la cinematografia giapponese la fine di ogni stimolo sperimentale e linguistico e la totale amnesia per quel movimento composito che è stato il Nuovo Cinema; pur tuttavia sono apparsi alcuni autori interessanti che hanno coltivato con rigore quel principio di differenza che presiede il cinema come arte dialettica. Al di là dell’underground, che in quegli anni ricompare in una sua feconda stagione nel nichilismo della forma impura del cyborg, tra i nuovi cineasti non è possibile trascurare i nomi di Shinji Sōmai, Mitsuo Yanagimachi e Kōhei Oguri.

Frammenti sulla teoria dei quanti

e sia, compiendo la minaccia
dentro l’urna (acquattato all’oscurità)
                                               la lingua dei padri

Iván Zulueta (martire) underground

Iván Zulueta è a tutti gli effetti il solo cineasta underground spagnolo caduto vittima della sua stessa opera. Letteralmente.

Andy Warhol (per interposta persona) e “Il male”

A Jed Johnson si deve quello che è considerato, a tutti gli effetti, l’ultimo film di Andy Warhol. Il male di Andy Warhol (1976) − questo il titolo civettuolo della pellicola − assume nella logica del cinema narrativo i temi tradizionali dell’underground, soprattutto per quanto riguarda il rifiuto della psicologia e l’irrisione per la verosimiglianza.

All’ombra bollente dei ghiacciai

Se fosse un romanzo metaforico, alludendo al titolo, Valerio Cruciani avrebbe scelto una metafora più sottile, non così dichiaratamente mimetica. Perché Lo scioglimento dei ghiacci – che è un titolo ammaliante, traslato a una presunta analiticità scientifica – dichiara sin da subito la sua metafora, e in questo modo la nega.

Simbolo o plagio

Adduci quale silenzio

(parvenza infantile)        

            il tritume e la requie. Tu corpo

Gli oggetti, le cose. Per un’indagine semiotica

Come per la società − per dirla con Theodor W. Adorno1 − l’oggetto (la cosa) è “un termine nel quale si riassume semioticamente un intero processo”.

La periferia, i destini generali: “Delitto nella strada”

L’invasione degli ultracorpi fu un fiasco. Stati Uniti, 1956. Sono gli anni della Guerra Fredda e dell’amministrazione di Dwight Eisenhower, del tentativo di mantenere l'impegno nazionale a contrastare la diffusione dell'influenza sovietica e della fine dell’isterismo maccartista.

Improvviso naturale

Dovrei invocare il padre 

(carezzando col cemento l’agonia) 
                        la parabola transeunte 
dei varchi incorrotto

Alain Fleischer e il cinema come rito seriale

Alain Fleischer è un caso di artista totale. Fotografo, scrittore, regista e direttore de Le Fresnoy, singolare laboratorio delle arti che si è posto in lungo confronto col cinema, Fleischer ha saputo contemplare le ragioni della specificità delle discipline artistiche in un processo olistico di contaminazione: nel suo percorso, lo spirito euristico del documentario non ha abdicato al fascino dell’elegia, né lo sperimentalismo ha assunto le sembianze di un rito della forma pura; in ciò, la complicità della scrittura ha costituito l’eco generativo delle cose nel dominio consapevole dei dispositivi della finzione.

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