“E quando pensate di tornare? dissi io. Loro si strinsero nelle spalle. Chi lo sa, María, dissero. Non li avevo mai visti così belli. Li avrei baciati tutti e due, e non so perché non lo feci, sarei andata a letto con tutti e due, a scopare fino a perdere i sensi, e poi a guardarli dormire e poi di nuovo a scopare, ci pensai davvero, se cercassimo un albergo, se ci chiudessimo in una stanza buia, senza limiti di tempo, se io li spoglio e loro spogliano me, tutto si sistemerà, la pazzia di mio padre, l’automobile perduta, la tristezza e l’energia che provavo e che di momento in momento sembravano asfissiarmi. Ma non dissi niente”

Roberto Bolaño

Luca Cangianti

La Repubblica Romana di Valerio Evangelisti

Strade piene di buche, fogne che vomitano liquami, ratti e gabbiani che si cibano della spazzatura accatastata intorno alle rovine di un passato glorioso. L’avete riconosciuta tutti: è Roma! Non quella di oggi, però: siamo ai tempi della Repubblica del 1849, l’eroico e poco conosciuto esperimento rivoluzionario al quale Valerio Evangelisti dedica il suo ultimo romanzo storico: 1849. I guerrieri della libertà (Mondadori, 2019).

Ballard, tra noie e frenesie insurrezionali

Un mondo ridotto a spazio periferico infinito, funestato dalla depressione, da serial killer, da insurrezioni improvvise ed epidemie apocalittiche: “Ci sarà questa strana combinazione di noia e improvvisa frenesia” dice lo scrittore James Graham Ballard a Sandro Moiso nel 1992.

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