“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Domenica, 23 Dicembre 2012 10:59

Il negozio in centro

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Ore 9 di un lunedì mattina a Londra. Il signor Jones è in strada in cerca di una cartoleria. “Certe faccende vanno sbrigate appena svegli” pensa aggiustandosi il goffo cappello a bombetta e  passeggiando a ritmo sostenuto per il centro alla ricerca del negozio. ”Eccolo finalmente” dice osservando alla sua destra l’agognata cartoleria. “Buongiorno, vorrei delle proteine da disegno”.

“Ehm, non ho capito, mi scusi” risponde il commesso.

“Buongiorno” ripete il signore, e il commesso di rincalzo: “Sì, sì. Questo l’ho capito”.

Allora il signor Jones un po’ seccato: “Bene. Dunque, vorrei delle proteine da disegno”.

Il commesso, alquanto sorpreso, ribatte: “è sicuro di volere delle ‘proteine’ da disegno?” sottolineando con l’aumento del tono vocale PROTEINE, e il signor Jones impettito: “Sì, sì. Certo. Proteine, proteine”, ma il commesso insiste: “non è che per caso sta cercando delle ‘puntine’ da disegno?”. “No no. Proteine ho detto” fa il signore infastidito. Il commesso tamburella i polpastrelli sul bancone che ha davanti e si ferma a riflettere … I due rimangono in silenzio per circa un minuto, il signor Jones fissa il ragazzo aspettando una sua reazione, il giovane intanto continua a pensare. Mano sinistra al mento ad accarezzare il leggero pizzetto, sguardo agli scaffali, poi al soffitto, poi al signor Jones suo dirimpettaio e poi finalmente: “Ci sono. Ma certo, proteine da disegno. Per disegni energici ci vuole l’energetico. Dunque abbiamo le ‘Giottoprot’, adatte per i cerchi alla testa, poi ci sono le ‘Multirembrandt’ particolarmente consigliate per dare spessore ai dettagli …”, a questo punto il signor Jones lo interrompe: “Ho capito giovanotto, ma credo ci sia un equivoco”. Il ragazzo noncurante continua: “Posso permettermi di darle un consiglio? Se vuole un disegno dinamico e allo stesso tempo statico le suggerisco un ‘SuperPicasso+’, c’è anche la versione ++ per dare un senso all’astrattezza fisica e la ++ al quadrato per un’ interpretazione metafisica del linguaggio pittorico senza perdere il necessario apporto vitaminico”. Poi sottovoce come per svelare un segreto aggiunge: “credo stia addirittura per uscire quella cubica, ma per ora niente di sicuro, semplici voci di corridoio”. Il signor Jones, nuovamente incuriosito dopo cotanta rivelazione, dice: “In realtà la versione cubica non mi dispiacerebbe”

“E lo so, andrebbe a ruba, ma non è ancora uscita”.

“Io mi interesso di equazioni esponenziali nel tempo libero” dice il caro signor Jones cambiando discorso.

“Ho dei logaritmi da risolvere, se vuole”

 “No, non mi interessano. Vede, i logaritmi presuppongono che alla base ci sia un argomento. Un argomento per di più esponenziale. Insomma bisogna avere davvero qualcosa di importante da dire”, al che il ragazzo prontamente ribatte dicendo: “anche le equazioni esponenziali hanno la parola esponenziale nel loro soggetto, sir” e il signore, con un leggero sorriso sul volto e quell’aria di chi la sa lunga risponde: “Ragazzo mio, lei fa l’errore tipico di tutti i giovani quando si trovano davanti a un’equazione esponenziale. In questo caso l’esponente è tautologico, non come nel caso del logaritmo che è insito, ma nascosto. Perché, vede, il logaritmo è introverso”, il giovane commesso scuote la testa in verticale, bocca aperta e sguardo fisso rivolto al signore. Mr. Jones intanto continua: “Il problema del logaritmo è sempre stato questo, la timidezza. Io invece voglio qualcosa di più pratico. Le equazioni esponenziali tra l’altro le coltivo in giardino, fanno tutto da sole e non ho nemmeno la puzza dentro casa”.

“Ho capito” riprende il ragazzo, e aggiunge: “mi dispiace, ma non posso accontentarla, sir. Di equazioni esponenziali non ne abbiamo proprio”. Il signor Jones dà un’occhiata veloce al suo orologio da polso, borbotta qualcosa di incomprensibile tra le labbra, poi riprende a dialogare col commesso: “Va bene ragazzo, torniamo a noi. Le stavo dicendo, prima di questa divagazione su logaritmi e quant’altro, che c’è stato un equivoco. Ho bisogno di ‘puntine’ da disegno” e il ragazzo perplesso: “Puntine? Che strano, ero proprio sicuro che lei avesse detto ‘proteine’ da disegno”. Il signor Jones, immediato e con un tono più dolce, come a volersi scusare dell’equivoco, risponde: “L’ho detto, ma non lo pensavo. Volevo dire puntine e non proteine”. Il ragazzo, al quanto sbigottito, chiede: “Mi scusi, ma… Ha detto una cosa senza pensarla?!?” Il suo tono suona quasi come un’accusa, un rimbrotto alle orecchie del povero signor Jones che mortificato risponde: “Sono davvero spiacente. Ho sbagliato e me ne assumo la responsabilità. Spero che questo triste inconveniente non trapeli oltre queste mura. Sa, io occupo un ruolo di un certo prestigio nella società”. Il ragazzo incuriosito gli chiede: “Che lavoro fa?”

“Sono uno stratega militare”.

“Uno stratega militare?!” gli fa eco il ragazzo sorpreso e ammirato, e il nostro Jones aggiunge contento: “Sì, dell’antica Roma”.

“In che senso?!”.

“Riproduco fedelmente le battaglie che hanno caratterizzato le conquiste dell’impero romano su di un plastico composto da soldatini in piombo, il tutto in scala 1 a 1.000”.

Il giovane commesso rimane per qualche secondo interdetto, un misto tra stupore e stima nei confronti di questo grande stratega di guerra che ha davanti, poi dopo circa un quarto d’ora dice: “Va bene, sir. Stia tranquillo. Questa piccola incomprensione rimarrà tra noi”. Il signor Jones, finalmente sollevato, risponde: “Oh buon dio, non so come ringraziarla giovanotto. Grazie ancora, buona giornata, arrivederci”. Il caro Jones si allontana a piccoli passi dal bancone del commesso, ma mentre sta per dargli la schiena ed uscire dal negozio il ragazzo lo chiama: “Sir, scusi sir”.

“Mi dica” risponde gentilmente il signore.

“Senta, sarò sincero con lei” dice il giovane e aggiunge: “Adesso non vorrei ricordarle lo spiacevole inconveniente di qualche minuto fa, ma le faccio notare che avevamo lasciato in sospeso la questione delle proteine”. Il signore, con l’indice ben dritto verso il ragazzo, lo riprende dicendo: “Erano puntine, giovanotto”.

“Ha ragione volevo dire puntine”, quindi il signor Jones compiaciuto gli domanda: “ha detto un cosa senza volerlo?”. Il giovane commesso, tagliando corto, risponde: “Sì, ma io non sono uno stratega militare”. Jones capisce l’antifona e dice: “Questo è vero. Dunque mi dia delle pro …”, stavolta è il ragazzo ad alzare l’indice e con occhi e bocca spalancata emette ripetutamente la classica A di rimprovero: “A A A A!” che in epoca prelinguistica significava “attento/attenzione”, ma anche “sto cercando/voglio ridere cercando”. Il buon signor Jones con un guizzo lessicale si salva in calcio d’angolo: “pro…UNTINE da disegno”

“Cosa sono?”

“Cosa?”

“Queste prountine”

“Senta, adesso non faccia lo spiritoso e mi dia quello che le ho chiesto, per favore”.

“Abbiamo delle trapuntine per il freddo” fa il commesso.

“Non mi interessano” sbotta un ormai seccatissimo signor Jones. Intanto nel negozio arriva un altro gentiluomo che cordialmente saluta. Il commesso ricambia i convenevoli facendo intuire che si tratta di un affezionato cliente: “Oh, carissimo signor Chapman buongiorno”  dice il giovane. Jones intanto guarda schifato. “Dammi delle puntine da disegno, Eric” chiede confidenzialmente Chapman. “Ecco a lei sir” risponde il commesso porgendo al nuovo entrato un’abbondante scatola di puntine. “Tieni pure il resto, caro” dice Chapman pagando. Poi, lanciando un’occhiata come di sfida a Jones, esce di scena. Quest’ultimo lo accompagna con lo sguardo (uno sguardo elegante, ma cagnesco) fino all’uscita e rivolgendosi al commesso sbrigativamente chiede: “Dammi quello che hai dato a lui” Il commesso fingendo stupore (il suo stupore è ironico, la maggior parte dei suoi atteggiamenti sono ironici o peggio ancora sarcastici e il signor Jones se n’è finalmente accorto) risponde: “Ma sir …, mi da del tu?!”.

“Sì, ti do del tu. Ti chiami Eric, giusto?” chiede Jones innervosito.

“A servirla” risponde il commesso, e Jones, cercando di riprendere un tono contenuto, dice nuovamente: “Ok Erik Asservirla.. Mi dia queste benedette puntine da disegno. Comunque prima con ‘giusto’ non intendevo il suo cognome, ma domandavo conferma”

“Certo signore, ed io con ‘a servirla’ non intendevo il mio cognome, ma confermavo risposta”.

I due si fissano come per cercare di capire qualcosa l’uno dall’altro. Jones guarda nuovamente l’orologio, è lì ormai da un bel po’. Il ragazzo allora decide di accelerare i tempi e rompe il lungo silenzio dicendo: “Posso farle una domanda? Ma lei cosa deve disegnare?”. Jones è di nuovo calmo adesso e risponde con cordialità: “Dovrei dipingere natura morta”. Il commesso pronuncia ancora quella fastidiosa A, stavolta però non è intervallata da brevi silenzi come la precedente, ma continua fino alla dissolvenza sonora, “AAAAAAAAAAaaaaaaa” e che in epoca prelinguistica significava “ah ecco/ho capito” ma anche “me lo poteva dire prima/ho tanto, tanto sonno. “Dunque lei non ha bisogno di puntine da disegno” aggiunge Eric.

“E perché?”

“Vede, le puntine si mettono per ‘fissare’ il disegno, per non farlo scappare, che so, un insetto, una donna particolarmente attraente, un’automobile molto veloce. La natura morta invece sta lì, ferma, immobile”. Jones, interessato alla spiegazione del commesso, cerca nuove delucidazioni: “Capisco, ma è che ho già disegnato il tavolo e mi è venuto piuttosto piccolo, non vorrei che, poiché dovrò disegnarci sopra molta frutta, cada per terra. E poi avevo intenzione di iniziare anche un autoritratto”.

“Ho capito. Per quanto riguarda l’autoritratto stia tranquillo, rappresenta la coscienza dell’autore e quella non scappa mai, il più delle volte la perseguita, a meno che lei non sia uno di quelli che rifiuta di guardare in faccia alla realtà e non si assume le sue responsabilità, in tal caso perderebbe la faccia e, di conseguenza, l’autoritratto”.

“No, no, per carità. Sono un uomo integerrimo” afferma il nostro Jones interrompendo brevemente il discorso del commesso che però prontamente riprende: “Perfetto, quindi questo è risolto. Per quanto riguarda la natura morta, forse devo darle ragione, se il tavolo è troppo piccolo si rischia di fare una macedonia  per terra”.

“Eh, appunto. Vede, quindi?”

“Facciamo, così, io tra circa 30 secondi sono in pausa pranzo. Se lei passa dopo la riapertura vediamo di risolverle il problema” conclude Eric il commesso. “Bene, a dopo allora” risponde il signor Jones sollevandosi la bombetta, ed un po’ confuso esce dal negozio. In strada sente la voce ancora perfettamente chiara del commesso che dice: “23 – 22 – 21 – 20 – 19 – 18  …” Intanto dà una nuova occhiata all’orologio e pensa: “non gli ho neanche chiesto a che ora riapre”. Torna indietro ma si arresta subito perché intanto la conta è già arrivata a 0. Decide di rimanere lì ad aspettare. Nel mentre un uomo corazzato gli si para davanti. È una tipica armatura da cavaliere medievale con tanto di casco protettivo in ferro. Nella mano destra impugna un rivoltante pollo di gomma. Lo tiene per il collo, poi alza il braccio e lo fa volteggiare nell’aria. Il povero signor Jones è a meno di un metro da quello strano individuo e, tenendosi a distanza da quello schifoso pollo che sta acquistando sempre più velocità, gli chiede: “Ha bisogno di qualcosa signore?”, il cavaliere riabbassa il braccio e con l’altra mano prende dallo stivale un grosso telecomando. Si affanna qualche secondo a pigiarne i tasti con i fastidiosi guanti in ferro, dopodichè una voce proveniente dalle vetrine di un negozio di televisori a pochi passi da lì dice: “Ci ha stancati Jones. È l’ora di qualcosa di completamente diverso”. Il cavaliere risolleva il braccio, prende bene la mira e schiaffa con potenza il pollo sulla faccia del povero Jones che riesce stentatamente a mantenersi in equilibrio. Poi, mentre questi comincia a massaggiarsi il viso dolente, lo strano soldato corazzato comincia a girarsi intorno come per cercare qualcuno, arriva davanti al televisore ancora acceso. C’è il famoso annunciatore del telegiornale Michael Palin che scartabellando i fogli che ha davanti dice: “ … e ora qualcosa di completamente diverso!”, un enorme piede nudo e paffutello piomba dalle nuvole e schiaccia il televisore facendone mille pezzi. Una vecchietta accorre sul luogo, nota i rimasugli dell’incidenti e, guardando il povero Jones che era rimasto tutto il tempo immobile e stupito sotto la sua bombetta, esclama: “Che puzza di piedi!!!”.  

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