“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Mercoledì, 07 Agosto 2013 02:00

“Napolixploitation di Zosimov”: su "Paura e delirio a Casoria" di Petrella e altri casi analoghi

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Non trovo più Zosimov. Era mio “vicino”, su anobii, e si è parlato di libri qualche volta. O, meglio, si è scritto di libri su chat. Poi anche lui è svanito, mentre anobii muore nella noia più totale. Anobii, per chi non lo sa, è un social network dedicato ai libri.

Conobbi Zosimov quando pubblicai questa recensione qui dedicata a L’oceano in un bicchiere di Tonino Porzio:

http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/259-tonino-porzio-loceano-in-un-bicchiere-ovvero-dei-nuovi-scrittori-napoletani

Lui commentò con una citazione (era il 15 aprile):

“Napoli” è una di quelle parole chiave della comunicazione, in grado di attivare nel pubblico un’attenzione talmente malevola da congedare ogni senso critico, per cui tutto risulta credibile.

Io lì per lì ci rimasi. Non capii se fosse d’accordo o meno con la recensione, di certo Zosimov aveva colto il punto. La citazione mi suonava familiare, ma mai ho saputo da dove fosse tratta, né lui poté aiutarmi.
Poi, discutendo su chat di Napoli, del discorso su Napoli e della letteratura su Napoli, lui se ne uscì con una di quelle formule delle quali si dovrebbe abusare.
Napolixploitation mi scrisse.
“Cosa vuol dire?” chiesi.
Lui mi rispose, e mi rispose così bene che gli chiesi di scriverne un articolo perché questa cosa andava pubblicata. Zosimov disse di sì ma poi, passati i giorni, manifestò la sua difficoltà a farlo; sentiva l’argomento distante. Molto probabilmente non era di Napoli e forse i libri su Napoli e il discorso su Napoli gli erano andati a noia. Passammo ad altro.
A un certo punto la vita da cibernauti, così rapida e mutevole, ci ha separati. Peccato.
Oggi che ho letto Paura e delirio a Casoria (Ad Est dell’Equatore, 2013) di Angelo Petrella, racconto in ebook scaricabile gratuitamente qui:

http://www.ibs.it/ebook/Petrella-Angelo/Paura-e-delirio/9788895797540.html

dicevo, oggi che ho letto Paura e delirio a Casoria (il cui titolo è un evidente richiamo a Paura e delirio a Las Vegas che io vidi a suo tempo su VHS − film cult del 1998 di Terry Gilliam con interpretazioni monstre di Johnny Depp e Benicio Del Toro − ignorando il libro altrettanto cult di Hunter S. Thompson) mi è sovvenuta quella formula che, in onore dello scomparso “vicino di anobii”, chiameremo la “Napolixploitation di Zosimov”.
Il racconto di Petrella ha per protagonisti tre improbabili personaggi, tra criminalità e follia, che sperimentano il sincrotrone, ossia un acceleratore di particelle, “un coso lunghissimo più di cinque chilometri che gira tutt’attorno sotto a Casoria e arriva fino a Afragola da un lato e pure fino a Napoli”, per sfruttare la particella più piccola del mondo e così controllare il tempo.
La storia è grottesca, viene in mente l’opera di Giuseppe Montesano, e lo stile è quello che a Napoli si usa molto oggi: prima persona, lingua parlata e tanti dialettalismi.
Questo l’incipit:

“Io a Carmine ‘o pazzo l’ho conosciuto una sera un sacco di anni fa, che stavamo tutti e due sotto al portone di Mago Merlino. Pioveva un sacco ma però Mago Merlino non apriva il portone. Cioè, vi sto parlando degli anni Ottanta, Mago Merlino teneva uno dei primi citofoni colla telecamera che se veniva che ne so un mariuolo o magari la finanza o peggio ancora la moglie − se lui stava con qualche fidanzata − lui li poteva vedere in anticipo e magari c’aveva il tempo di scappare dalla finestra, di chiedere aiuto oppure di chiamare la polizia (nel caso della moglie).”

Il racconto si fa leggere rapidamente, a tratti diverte, a tratti sorprende anche.
Ma poi c’è la “Napolixploitation di Zosimov”: che cos’è?
Zosimov ebbe l’intuizione di prendere la parola blaxploitation − fusione di black (nero) ed exploitation (sfruttamento): usato in riferimento a tanto cinema a basso costo degli anni Settanta, destinato agli afroamericani e fondato su stereotipi di genere − di smembrarla, di sostituire “Napoli” a “black” , e così il gioco era fatto.
Zosimov mi spiegò pure, ma sparito lui su anobii sono sparite anche le sue argomentazioni. Però non è difficile cogliere cosa intendesse con Napolixploitation. Zosimov si riferiva a una nuova produzione,  da parte di autori napoletani, di libri fondati su stereotipi sulla città, tipo tutto ciò che gravita intorno alla camorra, come se Napoli si fosse fermata ai tempi di Gomorra, ma non solo: i luoghi comuni e i discorsi su Napoli sono tanti pur sembrando sempre gli stessi. È una nuova produzione che sa giocare con quegli stereotipi, creando quasi una letteratura di genere il cui genere, paradossalmente, è una grande città (e che città! Napoli, si sa, è la città più facile agli stereotipi e, al contempo, anche la più sfuggente); e il gioco, come per il racconto di Petrella (ma voglio ricordare soprattutto Il vangelo a benzina di Marco Ciriello: http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/109-la-domiziana-o-il-vangelo-a-benzina), può riuscire bene. È una nuova produzione che non so, però, quanto impatto possa avere oggi su scala nazionale perché bisogna chiedersi

1 - se si abbia ancora voglia di leggere, come direbbe il rapper Lucariello, di “pistole, puttane e coca cola” (https://www.youtube.com/watch?v=aT2J_OISQH8);

2 - se si abbia ancora voglia di leggere questo tipo di scrittura che, partendo dall’ambizione di essere viva e veloce, cristallizza una lingua e la rende, infine, “maniera” (sembra un po’ come calare Aldo Nove a Napoli: che il napoletano, scritto così, a tratti puro a tratti italianizzato, ne esca depotenziato?);

3 - per estensione, se dopo la grande abbuffata si abbia ancora voglia di leggere di Napoli vista come un unico grande bronx.

Magari i lettori sono stanchi, magari no, ma intanto sono passati già quindici anni da quando Giuseppe Ferrandino iniziava Pericle il Nero così:

“Il mio padrone è Luigino Pizza, che tutti lo chiamano così a causa delle pizzerie. Ha una bella faccia e pochi capelli, e somiglia a Bianchi che una volta allenava il Napoli. È un tipo che pare sempre sereno, ma se fa la faccia seria allora pure i suoi soldati si mettono paura. Lui, Luigino, fosse per lui, passerebbe la vita a divertirsi e a cantare le canzoni di Bruno Martino.”


Angelo Petrella
Paura e delirio a Casoria
Ad Est dell’Equatore, Napoli, 2013
eBook

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