“Sii dolce con me. Sii gentile. È breve il tempo che resta. Poi saremo scie luminosissime. E quanta nostalgia avremo dell’umano”.

Mariangela Gualtieri

Giovedì, 25 Luglio 2013 02:00

Raffaella R. Ferré: Inutili fuochi

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Le vacanze estive sono da sempre materia prima per canzoni, romanzi, racconti e sono entrate a far parte di un immaginario collettivo in cui tutto (o quasi) è concesso come premio delle fatiche e dei sacrifici di un intero anno.
Sono momenti di sospensione dalla routine quotidiana, un carnevale celebrato in costume da bagno e infradito, catalizzatore di reazioni chimiche tra fluidi di dubbia origine mescolati con sapiente ignoranza durante l'inverno e poi lasciati esplodere indisturbati sul tavolo di una casa in affitto o in un villaggio turistico tanto anonimo quanto bizzarro.

Quello che descrive Raffaella R. Ferré in Inutili fuochi è lo spaccato di un microcosmo vacanziero pullulante di vita: vita stanca, vita sacrificata, vita annoiata, vita sanguinante, vita che pesa, vita in esubero che non se ne sa più cosa fare. Compiendo un rovesciamento del consueto stereotipo della leggerezza e del divertimento connesso all'esodo estivo, in Inutili fuochi ci si ritrova al cospetto di personaggi che si scontrano violentemente l'uno con l'altro senza mai lacerare il velo di incomunicabilità che li avvolge.
Sono atomi impazziti che vagabondano loro malgrado su orbite costellate di una solitudine straziante, muovendosi barcollando su una spiaggia dove un sole demoniaco lascia energie sufficienti solo per formulare domande che restano puntualmente senza risposta.
Ogni personaggio è un attore che pronuncia un monologo, evoca passato e presente senza soluzione di continuità, mostra ferite, si lascia spingere dietro le quinte dal successivo e rientra in scena di prepotenza poche pagine dopo.
Voci disperate ed egoiste si danno il cambio, afferrano convulsamente ciò che possono illudendosi che si tratti di ciò di cui hanno bisogno scoprendo, quand'è troppo tardi, che niente serve mai a nulla.
Inutili fuochi è un romanzo di antagonisti stanchi, che si lasciano attraversare dalla vita con maggiore o minore consapevolezza a seconda dell'età; viene in mente un’opera greca in cui echeggia un coro che canta “noi non abbiamo eroi”.
In un'unica unità di tempo e di spazio prende forma una tragedia senza climax ascendenti, senza nulla di stabile da rovesciare fatalmente nel secondo atto: ognuno ha le sue ragioni che gli altri sembrano non vedere o non voler cogliere. Un discorso tra sordi, un blocco di ghiaccio lasciato al sole.
I periodi complessi non lasciano fiato né scampo, l'autrice non sembra interessata a prendere per mano il lettore e a guidarlo attraverso la storia ma sbatte con violenza pensieri, recriminazioni, nostalgie, intenzioni e meschinità sulla pagina con una prosa ruvida, che non concede pause. Ci si ritrova quasi a rincorrere i personaggi elemosinando qualche parola in più prima che il sipario cada impietoso lasciando spazio ad un altro volto, ad un'altra storia e ad un vecchio, incomunicabile, silenzioso dolore.
La trama prende forma lentamente ma lo stile prende a schiaffi dalla prima all'ultima riga.
L'atmosfera di rarefatta immobilità e la sensazione che da questo piccolo non-luogo non se ne possa uscire senza aver pagato un importante pedaggio, trascinano il lettore in un vortice claustrofobico di desolazione − profonda e inconsolabile − da cui si cerca di fuggire, entro il perimetro della quale ci si muove con rassegnata disinvoltura, un chiodo fisso all'altezza dello sterno a cui non si sa dare un nome.
Pur trattando d'estate, sole e mare non considererei questo libro una “lettura da spiaggia”: si potrebbe avere un'improvvisa voglia di raccattare ciabatte, teli di spugna, bambini, mogli, mariti, amanti, pinne e parei per tornare alla volta della città dalla quale, con animo innocente, si è scappati poche ore prima, perché se è vero che nessuno di questi personaggi è un eroe, anche noi, purtroppo, non siamo da meno.

 

 

 


Raffaella R. Ferré
Inutili fuochi
66th and 2nd, Roma, 2012
pp. 145

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