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Venerdì, 12 Febbraio 2021 00:00

All’ombra bollente dei ghiacciai

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Se fosse un romanzo metaforico, alludendo al titolo, Valerio Cruciani avrebbe scelto una metafora più sottile, non così dichiaratamente mimetica. Perché Lo scioglimento dei ghiacci – che è un titolo ammaliante, traslato a una presunta analiticità scientifica – dichiara sin da subito la sua metafora, e in questo modo la nega.

Ne anticipa il giudizio, cioè, e lo corregge a una direzione inattesa. I ghiacci che si sciolgono sono un pretesto, e, come tutti i pretesti non sono mai accidentali, Cruciani immediatamente presenta la scena, ne anatomizza come in un verbale gli esiti e i processi.
“Roberta è una studiosa dello scioglimento dei ghiacciai. Ha un marito, una figlia, una vita serena. Quando le viene proposto di girare un porno, accetta senza esitare. Roberta non parla, non si confida, non cerca consenso né disapprovazione, non fa dichiarazioni politiche, non chiede scusa, non chiede niente”. Ecco, la metafora è così scoperta che per contrappasso il solo riferimento autentico è quello del significato letterale, con evidenze comparative: libera il legame sociale e si compiono scelte agite dalle loro stesse conseguenze. Roberta non cambia, nella misura in cui però muta del tutto la sua propria immagine, da moglie e madre a vettore di una sessualità libera ed emancipata. E così la sua figura la si coglie in modo chiaro ma per via indiretta, solo attraverso gli altri personaggi che reagiscono e parlano; è un meccanismo stratificato sulle dinamiche condizionanti del ‘punto di vista’, dove le interpretazioni infinite mostrano i fatti ma non la verità.
Il procedimento di Cruciani ha qualcosa di squisitamente cinematografico – e del resto l’autore lavora come sceneggiatore e autore di soggetti per il cinema − governando bene il rapporto alterato fra l’elemento descrittivo e l’azione. Come le parole del cinema, infatti, anche qui la narrazione sembra tradotta a un’idea di rappresentazione, con i vari capitoli che si aprono come indicazioni di scena, dichiarando immediatamente il rifiuto del trasferimento di significato che è tipico del romanzo metaforico. A dimostrare la fondatezza del nostro discorso, Cruciani non costringe la sua protagonista entro i confini di un ruolo, cioè il suo tentativo di decostruzione sociale non ha intenti pedagogici come accade, ad esempio, in un grande romanzo come Nanà di Émile Zola, ché quasi ne è una sorta di contraltare espressivo. Lì la protagonista, una prostituta, incarnazione della pulsione sessuale e del conflitto ineluttabile tra desiderio libidico e dinamica sociale, è il feticcio simbolico dello sfaldamento dei canoni morali della borghesia, sconfitta da una violenta legittimazione dell’amore carnale; e lei agisce di conseguenza, cioè agita dallo scrittore a dimostrazione della sua tesi. Roberta, invece, è un passo oltre, in un tempo di isolamento e di fine della socialità; non da spiegazioni, non agisce per reazione, non dimostra nulla se non il senso pieno di sé stessa, e spiega la libertà con la tautologia che il concetto si porta dietro, cioè attraverso la libertà stessa.
Oppure lo scioglimento dei ghiacci, come altra ipotesi − ed è un’ambiguità suggestiva del libro, che gli dà forza – è ciò che le accade intorno, e lei rimane in fondo così com’è, recuperata nella sua vera natura. Verrebbe da pensare alla dichiarazione di poetica di William Carlos Williams: niente idee, se non nelle cose; ed è ciò che accade in questo romanzo − leggendo la sua prosa breve, scandita con precisione di dettaglio, con una spiccata tensione paratattica del linguaggio e un rigore di osservazione non comune – che tenta la via insolita della ‘nuova oggettività, rovesciando la psicologia a semplice conseguenza delle cose, in un processo che Cruciani domina con rigorosa sapienza e rara imparzialità di contenuto.





Valerio Cruciani
Lo scioglimento dei ghiacci
Edizioni Ensemble, Roma, 2020
pp. 189

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