“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Mercoledì, 08 Maggio 2013 22:03

Erotismo in letteratura 01: "Tiresia" di Marcel Jouhandeau

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Nel 1961 Alberto Moravia pubblicò su Nuovi Argomenti l’articolo Erotismo in letteratura. Qui egli sottolineava il diverso approccio, rispetto alla tematica, tra letteratura pagana e letteratura moderna, opponendo a questa la brutalità e l’innocenza della prima poiché mancava, ai pagani, il “senso cristiano del peccato”: “l’erotismo della letteratura moderna nasce non già da una situazione di natura, bensì da un processo di liberazione da preesistenti divieti e tabù” (L’uomo come fine, p. 207).
Affermazione interessante ma anche semplicistica. Basti, a limitarla, la pregevole nota di Guido Ceronetti alla traduzione del liber di Catullo.

Ceronetti innanzitutto sostiene che antico per lui potrebbe significare teistico e moderno ateistico poiché dio può essere presente nell’irreligioso quanto assente nel religioso (p. 339; nella nota è ribadita con forza la religiosità latina). Poi, soffermandosi sulla pericolosa brutalità, per la ‘cosa pubblica’, della femina simplex (la donna com’è), dice che essa "non dev’essere mai veduta: è forse questa la chiave dell’ambiguo erotismo latino, che gioca con i gitoni e le mime per paura delle matrone e non vuole che le cose più sfrontate penetrino nelle alcove. Il ritegno ineffabile, la repentina soffocazione etica maschile quando lo spettacolo della libertà erotica femminile accerchia con le sue enormità il vir e non ci sono più limiti al denudamento, si affretta a chiudere le porte davanti al quid nimis che preme, e qualche volta la scàssina” (p. 342). Infine si concentra sul concetto di colpa: “la contrapposizione di culpa e scelus è interessante. Eros è sempre, inesplicabilmente, culpa (nessun antico, neanche il più indulgente, gli avrebbe mai attribuito una natura perfettamente innocente), e la vita libera da ogni colpa si sottomette, perché non può contendere con lei, alla fatalità della culpa: ma la mescolanza della culpa con aliquid sceleris è un’indebita e catastrofica invasione del Male nel regno accettato, e abbastanza tranquillizzante, della culpa; una mano che la trascina giù in voragini sconosciute, in precipizi vietati dagli Dei, dove la rottura con tutti i lati della Fides e della decenza latina e umana, la fine dei limiti, la distruzione indiscriminata, è l’inaudita legge” (p. 355). Si subodora una considerazione dell’erotismo come elemento di disordine che era assai cara a Georges Bataille.
Sarane Alexandrian dice che nell’antichità la letteratura erotica non ha goduto di cattiva fama, anzi essa era praticata apertamente, semplicemente “non aveva posto nel genere elevato” (Storia della letteratura erotica, p. 11). La repressione ebbe inizio all’epoca della Riforma, soprattutto perché tale letteratura “aggiunse alle descrizioni pornografiche considerazioni antireligiose” (p. 131), sfociando spesso nella blasfemia e in aperta dichiarazione di ateismo. Lo studioso tedesco Paul Englisch, al quale si deve il primo tentativo di storia sul genere (L’eros nella letteratura, 1927, in cui la letteratura erotica è definita “la rappresentazione di sentimenti d’amore pervasi di sessualità – sia che si tratti d’amore verso se stessi, sia verso il proprio che verso l’altro sesso – sotto lo stimolo del sistema nervoso e le eccitazioni di desideri sensuali”, pp. 23-24), chiarisce che il controllo della Chiesa iniziò dalla fine del XV secolo in seguito all’enorme diffusione dei testi che si ebbe con l’invenzione della stampa: la censura giungeva proprio lì dove l’istituzione veniva messa in cattiva luce (cfr. pp. 30-1).
Restringendo il campo d’indagine alla scrittura erotica omosessuale, il peso del “senso cristiano del peccato” cui faceva riferimento Moravia torna prepotentemente; a tal proposito non può essere ignorato un passo della Bibbia:
“Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio”(Levitico, 18:22).
Il Levitico è un libro interamente legislativo e il capitolo 18 in particolare è intitolato Onestà nel matrimonio. In La volontà di sapere, il primo dei tre volumi della Storia della sessualità, Michel Foucault precisa che fino alla fine del XVIII secolo le pratiche sessuali erano regolate da tre codici espliciti - diritto canonico, pastorale cristiana e legge civile - nei quali non c’era “distinzione netta fra le infrazioni alle regole matrimoniali e le deviazioni rispetto alla genitalità” (p. 37).
Marcel Jouhandeau, quando nel 1954 pubblica in edizione segreta Tiresia, nonostante sia omosessuale è sposato da oltre vent’anni. In questo libro egli racconta, ricorrendo alla trasfigurazione simbolica, la sua esperienza: intorno ai sessant’anni da attivo diventa passivo. Tiresia, il celebre indovino che rimase tramutato in donna per sette anni, rappresenta la duplicità sessuale cui attinge il protagonista:
“[…] certo son costretto a constatare che ormai ho addomesticato in me senza alcun danno per la mia economia fisica un secondo sesso, al punto che posso dirmi contemporaneamente uomo e donna” (p. 48).
Jouhandeau descrive, servendosi di uno stile raffinato – tale da rendere bello anche ciò che è osceno (“quando con la mano stringo il collo della sua borraccia ricolma di latte, lui chiude gli occhi, come un colombo che soffoca” p. 11) – la sua metamorfosi in doppio uomo-donna avvenuta attraverso la fusione con i corpi di quattro amanti: Richard, Philippe, un nano, Pierre.
Queste esperienze, vissute come rituali (“in questi rapporti c’è qualcosa di inverosimile, d’insolente, di pericoloso, che mi attira, che si avvicina più a un omicidio rituale che alla voluttà pura”, p. 39), sono circoscritte in una Stanza-tempio a proposito della quale Giuseppe Merlino, nel saggio che segue al testo, Una stanza a Sodoma, scrive:
"Nella Stanza il corpo maschile ha diritto a riguardi solenni; e, al contrario, si pensi al turbamento, ora prosaico, da cui è colto Jouhandeau incontrando per strada o in banca uno dei suoi amanti ‘in borghese’, e sconsacrando subito l’incauto per aver violato la divina clausura. Le metamorfosi di Jouhandeau richiedono la separatezza” (p. 55).
Il rapporto omosessuale è vissuto come “profanazione” (dice Giorgio Agamben, in Profanazioni, p. 85, che “profanare significa: aprire la possibilità di una forma speciale di negligenza, che ignora la separazione o, piuttosto, ne fa un uso particolare”) a conferma della persistenza di una categoria separata, quella dell’omosessualità, in cui, per dirla con Foucault, “si sono volute imprigionare delle persone” (Il gay sapere, 1978, in Aut aut, 331, p. 34), sicché la Stanza (ma al limite anche la prigione di Jean Genet) rappresenta il luogo del sacrificio attuato come “contagio profano, un toccare che disincanta e restituisce all’uso ciò che il sacro aveva separato e impietrito” (Agamben, pp. 84-5).
Tale dimensione sacrale è suffragata dalla forte vocazione cristiana di Jouhandeau (“perfetto esempio dell’omosessuale religioso, invocava Dio e i santi mentre andava da Madame Made, tenutaria che forniva invertiti ai sodomiti”, Storia della letteratura erotica, p. 371) e dalla sua costante “ricerca di una 'santità' che ha origine dalla più profonda dissolutezza” (p. 375). Jouhandeau ha vissuto l’omosessualità come abiezione e anormalità, molteplici sono i riferimenti alla sfera del demoniaco (lui stesso si considerava un uomo dannato), eppure egli, da fervente cattolico, credeva nella salvezza.
Si sente, inoltre, l’aggravante di un contesto storico e sociale ben distante rispetto a quello che avrebbe fatto porre a Foucault la questione dell’omosessualità in tal modo:
“C’è tutto uno psicologismo della sessualità, tutto un biologismo della sessualità, e di conseguenza tutta una possibile presa su questa sessualità da parte dei medici, degli psicologi, delle istanze di normalizzazione. Contro questa nozione medico-biologico-naturalistica della sessualità non bisogna dunque far valere qualcos’altro? Per esempio i diritti del piacere?”(Il gay sapere, p. 35).

 

 

 

Erotismo in Letteratura
Marcel Jouhandeau
Tiresia
(1954)
traduzione di Ornella Tajani
con un saggio di Giuseppe Merlino
Marchese, Grumo Nevano (NA), 2013
pp. 67

 

Alberto Moravia
L’uomo come fine
(1963)
Bompiani, Milano, 1980
pp. 219

 

Catullo
Le poesie
versioni e una nota di Guido Ceronetti
Einaudi, Torino, 1969
pp. 367

 

Sarane Alexandrian
Storia della letteratura erotica
(1989)
traduzione di Basilio Luoni
Bompiani, Milano, 2004
pp. 471

 

Paul Englisch
L’eros nella letteratura
(1927)
traduzione di Marina Montanari
Garzanti, Milano, 1976
pp. 807

 

Giorgio Agamben
Profanazioni
Nottetempo, Roma, 2005
pp. 109

 

Aut aut, Vol. 331: Michel Foucault e la storia della sessualità
Il Saggiatore, Milano, luglio-settembre 2006
pp. 223

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