“Sprezzatura è un ritmo morale, è la musica di una grazia interiore; è il tempo, vorrei dire, nel quale si manifesta la compiuta libertà di un destino”

Cristina Campo

Lunedì, 06 Gennaio 2020 00:00

Appunti su "La vita bugiarda degli adulti"

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Una frase sentita per caso (o no...), un parente lontano, le insicurezze della vicina adolescenza: parte da questi elementi il percorso di crescita di Giovanna, che sentirà la sua vita fino a poco prima serena sgretolarsi fino a credere di non avere più nulla.

Elena Ferrante è diventata, prevedibilmente, un personaggio più grande delle sue stesse opere e, imprevedibilmente o forse proprio per questo, nessuno sa chi sia (tralascio volutamente l’indagine compiuta da Il Sole 24 ore, rispettando le volontà dell’autrice). Quel che m'importa infatti è che le circostanze intorno al caso mediatico fanno sì che ovviamente ogni sua nuova uscita abbia un’attenzione mediatica superiore alla reale accoglienza del pubblico verso il libro vero e proprio: ma quello che in genere accade verso i romanzi da salotto questa volta accade per un libro denso, stratificato, un’opera che è bellissima e screziata, complessa e certo non di facilissima presa sul lettore. Elena Ferrante ha abituato alla sua prosa elegante e scorrevole: ogni parola ha un suo peso preciso, ogni singola frase ha lo spazio necessario e ogni lettera ha il suo significato. In questo modo − pure se la lettura scorre veloce e senza intoppi − ogni rigo è sottile e tagliente e la storia assume contorni via via sempre più grandi e maestosi. I suoi libri sono come degli edifici costruiti da muratori esperti e da raffinati architetti: tutto al proprio posto, tutto entro determinati schermi, ma tutto incredibilmente esondante la normale percezione delle cose.
La vita bugiarda degli adulti arriva dopo una delle tetralogie più importanti e conosciute della letteratura italiana moderna, una delle produzioni letterarie che ha avuto più risonanza mediatica dell’ultimo decennio, ovvero quell’Amica geniale che ancora oggi sti sta coniugando nel serial in onda per Rai Uno e frutto di un’eccellente coproduzione straniera. L’attesa era quindi spasmodica  mail risultato è più che appagante: perché la vicenda di Giovanna, o “Giannina”, ancora una volta è una storia personalissima eppure capace di legare il lettore in un rapporto di stupefacente empatia: si tratta quindi di una trama dai contorni innegabilmente autoriali ma che, nello stesso momento, si mostra universale, parlando a tutti poiché ogni gesto della protagonista è così sottile, così potente e così importante, che ognuno può vederci in trasparenza parte di sé.
Accade perché le storie della Ferrante (da L’amore molesto, a La vita bugiarda, passando anche per le prove meno riuscite come La figlia oscura) sono storie di tutti e di nessuno, che rendendo l’evoluzione dei personaggi attraverso la maturazione adolescenziale producono una metafora esistenziale tanto esplosiva da farci rientrare tutto: il riscatto, l’emarginazione sociale, la fragilità, lo sporco delle periferie, il femminismo, il patriarcato in crisi, la società dei consumi. Così le storie della Ferrante diventano anche la Storia di un Paese, anzi della cultura di un Paese, che fa i conti con sé stesso dopo essere cambiato o mentre sta cambiando: sono insomma trame che rivelano l’essenza stessa del mutamento mentre si dipanano loro stesse agli occhi del lettore.
Ne La vita bugiarda degli adulti la protagonista (come faceva Lenù ne L’amica geniale) cambia nome perché cambia vita e oscilla tra l’alto e il basso, tra il vero e il falso, in un continuo movimento che fa però restare al centro la vita stessa, peso da controbilanciare con la mutazione.
La parola resta il fulcro dell’indagine della scrittrice: il suo utilizzo, la sua negazione, la sua potenza nell’esatto istante in cui prende forma e vita, fino a farsi nome. Perché anche i nomi sono importanti nel mondo della Ferrante: nomen omen, mi vien da dire, aggiungendo che dal destino non si sfugge. Ci sono forze immani, straordinarie, in gioco ne La vita bugiarda: sono le forze motrici di anime che si arrampicano testarde per scavalcare i confini che l’esistenza sembra imporre. Per sondare la vertiginosa verità che divide il bene dal male, la Bontà dalla Cattiveria, per colmare la distanza che separa i due concetti: “Mi sento brutta, di cattivo carattere. E tuttavia sento il bisogno di essere amata” è la frase posta quasi al centro esatto del romanzo, ne è lo spartiacque, e mi sembra testimoni il senso profondo che appartiene non solo a Giovanna/Giannina ma anche di Lenù-Lila, di Leda, di Olga.
Per capire cosa sia, la Cattiveria, e cosa siamo noi.



leggi anche:
Marcello Sacco, Leggere Elena Ferrante. Chi scrive (Il Pickwick, 9 aprile 2016)
Marcello Sacco, Leggere Elena Ferrante. Come scrive (Il Pickwick, 11 aprile 2016)

Marcello Sacco, Leggere Elena Ferrante. Cosa scrive (Il Pickwick, 13 aprile 2016)



Elena Ferrante
La vita bugiarda degli adulti
Edizioni E/O, Roma, 2019
pp. 336

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