"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Giovedì, 17 Gennaio 2019 00:00

Alle radici delle paure contemporanee

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Di fronte alla paura nei confronti degli spiriti dei morti, delle tenebre, delle tempeste, delle bestie feroci, del mistero femminile, delle sciagure, delle carestie, dei cataclismi, delle epidemie, dell’ira di Dio, dell’apocalisse, nel corso della storia l’uomo non ha trovato di meglio che individuare qualcuno da temere e punire per dominare l’angoscia ancestrale. Per certi versi si può dire che nel corso dei secoli la paura ha governato la storia umana.

Proprio della storia della paura in Europa tra Trecento e Settecento si occupa il corposo studio, uscito per la prima volta sul finire degli anni Settanta, di Jean Delumeau, docente di Storia delle mentalità religiose nell’Occidente moderno al Collège de France, dato alle stampe nel corso del 2018 dall’editore Il Saggiatore, con la traduzione di Paolo Traniello.
Attraverso gli strumenti messi a disposizione dalla storiografia, dalla psicologia e dalla sociologia, nel volume vengono indagate le “attrezzature mentali” della società preindustriale, alla ricerca di quella “nebulosa anonima, onnipresente e persistente che, in forme più o meno consapevoli, ha costituito il basso continuo, il nerbo dei modelli di comportamento”, ossia “la radice di tutte le pratiche culturali dell’Occidente”.
Benché la paura sia un dispositivo essenziale per l’essere umano al fine di sottrarsi ai pericoli e sfuggire provvisoriamente alla morte, essa, “protratta all’infinito e nell’indefinito” si trasforma in una vera e propria minaccia per l’equilibrio psichico individuale e collettivo. Al fine di controllarla non resta che frammentarla, “fabbricando paure particolari; oggettivando l’angoscia. Passando da un sentimento viscerale ingovernabile a un nemico dotato di volto e nome”. Pensare alla peste come ad un “flagello mandato da Dio per punire l’umanità peccatrice”, diviene un’utile soluzione al trauma collettivo.
A partire dal Trecento, in un’epoca attraversata da pestilenze, carestie, rivolte, avanzata ottomana e Grande Scisma, un tipo di cultura propria della cristianità si sente sempre più a rischio, minaccia che sembra raggiungere il suo culmine qualche tempo dopo, nel momento della frattura protestante. Di fronte a tale angoscia i potenti della Chiesa e dello Stato necessitano di un nemico: Satana, intento a scatenare con ogni mezzo necessario la sua grande battaglia in vista della fine del mondo. È così che in Europa per secoli i potenti si prodigano nello stendere un inventario dei mali prodotti da Satana con annessa lista dei suoi agenti: musulmani, ebrei, eretici, donne, streghe, maghi, uomini neri. Agli albori della modernità in buona parte dei Paesi europei è la paura a spiegare l’azione persecutrice portata avanti dal potere politico-religioso. Secondo Delumeau occorre arrivare ai totalitarismi novecenteschi per ritrovare forme ossessive e azioni inquisitorie messe in campo dal potere paragonabili a queste.
Nel mondo cattolico la rottura protestante conduce al parossismo la paura del sovvertimento della fede e la tendenza a integrare nell’ambito dell’eresia tutte le categorie considerate sospette: “Ogni ricorso al sacro non ufficiale viene reputato demoniaco e tutto ciò che è demoniaco è eretico, come pure è altrettanto vero l’inverso: ogni eresia e ogni eretico sono demoniaci”. Tali equazioni hanno contraddistinto il periodo compreso tra il Trecento e il Cinquecento.
Tra il XVI ed il XVII secolo, lo stesso potere riformato reagisce di fronte alla devianza dottrinale alla stregua del potere cattolico: al di là delle dissimulazioni teologiche, i comportamenti non sembrano essere stati tanto differenti. Nella mentalità dell’epoca l’irrigidirsi delle classificazioni dottrinali, con le loro minacce di anatemi, hanno sicuramente prodotto un effetto rassicurante.
“Questa lotta senza quartiere contro i nemici chiaramente identificati non può essere disgiunta da quella che fu condotta nello stesso tempo contro tutto un insieme di comportamenti ritenuti reprensibili, sospetti o inquietanti. Le autorità civili e religiose avevano deciso di disciplinare una società riottosa che, ai loro occhi, viveva ai margini delle norme proclamate. Il vissuto sembrava troppo differente dal prescritto, tra queste due realtà c’era un fossato che occorreva colmare”. Per rendere le popolazioni dell’epoca “più cristiane, più morali, più docili” si è pertanto fatto ricorso a mezzi di sorveglianza, incasellamento e inquadramento.
“Dopo il 1650 le due Riforme presero fiato e potettero ormai permettersi un’andatura di crociera. In alto era noto che le autorità civili e religiose tenevano la situazione in pugno meglio che mai: il catechismo faceva retrocedere il ‘paganesimo’; da ultimo una cultura che all’epoca dell’umanesimo si era sentita fragile e ambigua, era ormai solidamente strutturata e procedeva tranquillamente grazie ai collegi che ne assicuravano il filtraggio ideologico e la diffusione. Essa non aveva più da temere l’assalto di forze incontrollate; Satana non era più negato, ma veniva progressivamente dominato. Non c’è quindi da stupirsi che la paura del Giudizio Universale e dei turchi, i processi per stregoneria, le guerre di religione, l’antisemitismo abbiano dato segni di spossatezza nello stesso momento, nella seconda metà del XVII: c’era stato un errore parziale nella diagnosi e la paura era stata più grande della minaccia. L’offensiva su scala generale da parte del Nemico, preludio alla fine dei tempi, non si era prodotta e nessuno poteva più dire quando avrebbe avuto luogo. Una cristianità che si era creduta assediata smobilitava”.
Il monumentale studio di Delumeau, indagando la genesi delle mentalità, della cultura e delle idee che contraddistinguono la contemporaneità, ha l’indubbio merito di contribuire a farci comprendere meglio l’immaginario dei nostri tempi.





Jean Delumeau
La paura in Occidente. Storia della paura nell’età moderna
Traduzione di Paolo Traniello
Il Saggiatore, Roma, 2018
pp. 615

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