“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Mercoledì, 03 Ottobre 2018 00:00

Padri e figli secondo Andrea De Carlo

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I personaggi di De Carlo avevano come passaggio fondamentale − per prendere il titolo di un suo libro, Due di due − la dualità tra il maschile e il femminile. Per riassumere, De Carlo ha sempre scritto di amori eterosessuali, ha scandagliato i cuori maschili come pochi altri, sicuro che l'amore non è un termine che si declina solo al femminile.

Con l'andare del tempo sembra più propenso a scrivere di rapporti familiari difficili, di padri che non conoscono i figli e di figli che si rassegnano a prendere quel poco che viene dato loro. È il caso di Una di Luna. Questo romanzo inizia con un viaggio tra padre e figlia verso Milano. Il padre è un famoso chef veneziano, Achille Malventi, ottantaquattro anni, alto un metro e cinquantaquattro, dichiaratamente fascista, egocentrico. Con la figlia Margherita stanno andando a Milano per partecipare a Chef Test (De Carlo non fa nessuno sforzo per nascondere la trasmissione, è proprio MasterChef su una tv a pagamento).
Dopo un viaggio in treno tribolato, con lo chef che si lamentava delle voci alte al cellulare o del mutismo generale perché tutti assorti sugli smartphone, all'arrivo li aspetta un collaboratore della trasmissione con una macchina sporca. La conversazione non decolla, Margherita cerca di rompere il silenzio. Si accorge che vanno in periferia dove stanno gli studi televisivi.
Tutto è squallido e malmesso. Le star del programma si chiamano Saltalacqua, Capaci e Evangelista. Uno dei tre, italianissimo, fa finta di parlare con un marcato accento inglese. Sono fomentati come se avessero preso della cocaina, mentre i concorrenti dello show sembrano tenuti svegli da un potente energizzante, ovvero lo stare in televisione. Qui De Carlo fa una potente denuncia contro il mezzo televisivo: luci sparate dappertutto, i cuochi che non parlano se non hanno il gobbo degli autori, la consapevolezza di essere diventati miliardari per pura fortuna. Il padre di Margherita è l'antitelevisione. Se ne frega dei truccatori, mette il suo vestito d'ordinanza che ha portato da Venezia. Si prepara la gricia, l'amatriciana di un tempo, senza olio di oliva ma con lardo di suino nero. La redazione va nel panico, non hanno lardo, in quel bailamme lo Chef Malventi racconta di come i suoi soci lo ha hanno sollevato da ogni incarico dal suo ormai ex ristorante.
Tutti questi avvenimenti vengono visti dalla figlia con sofferenza. Nemmeno questo viaggio è servito per avere maggiore intimità col padre. Pensa anche alla convivenza più che decennale con Luca che si è trasformata in disamore e disincanto. Le uniche idee chiare sono sul suo piccolo ristorante, anche lei chef, e sulla voglia di incontrare un altro uomo. De Carlo sa mettere insieme aggressività e candore, fine delle buone maniere e sguaiataggine. Lo squallore che ci investe tutti tranne alcuni personaggi lunari. Come Margherita.

 

 

Andrea De Carlo
Una di Luna
La nave di Teseo, Milano, 2018
pp. 268

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