“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Mercoledì, 04 Aprile 2018 00:00

Dalla “Casa” incantata, attraverso il tempo

Scritto da 

 ... proietta ricordi sfiniti di vecchi bambini
                                                                                        
(F. Guccini, Acque)

 



La casa dei bambini
, di Michele Cocchi, è uno stupefacente romanzo che racchiude al suo interno tre veri e propri romanzi diversi legati fra di loro dal tempo e dal ricordo. La “Casa dei bambini” che dà il titolo al libro è un orfanotrofio al quale vengono affidati i piccoli rimasti senza genitori. Siamo infatti in un periodo non definito che prelude ad una guerra, in cui un regime dittatoriale sta combattendo duramente contro i ribelli. La “Casa” è un universo a sé stante, quasi una specie di “montagna incantata” separata dal mondo esterno, del quale i bambini non conoscono nulla.

Sandro, Nuto, Viola (che, dondolandosi sull’altalena, può ricordare in questi primi momenti narrativi l’omonima protagonista femminile del Barone rampante di Italo Calvino), Dino, Giuliano, Gioele e gli altri bambini vivono all’interno di questo spazio separato dalla realtà, immersi in un tempo quasi ‘mitico’, cadenzato da diversi rituali che sempre si ripetono, in compagna delle “mamme” che di loro si prendono cura, delle maestre e del direttore. La “Casa”, infatti, per dare l’idea della sua esistenza in netta separazione col resto del mondo, viene addirittura paragonata a una nave: “Le mamme lo ripetevano sempre: la Casa era come una nave e ognuno di loro avrebbe trovato la terra dove scendere e dove vivere felice”. È quindi il primo capitolo (dopo un più breve capitolo introduttivo), che prende il nome di “Sandro”, dal bambino probabilmente più protagonista degli altri all’interno della Casa, a raccontare questo ‘spazio-nave’, questo mondo incantato e separato dal normale scorrere del tempo.
Il capitolo centrale, intitolato “Nuto”, introduce invece il lettore in uno spazio e un tempo completamente diversi: siamo nel bel mezzo di una lotta incessante tra le milizie del regime e i ribelli. Anche se non ci sono riferimenti a un’epoca precisa, in questo capitolo è evidente il richiamo alla guerra partigiana contro il regime fascista e nazista. Lo spazio del racconto è infatti quello dei boschi e delle colline dove si rifugiano i ribelli. Nuto, ex bambino della “Casa” adesso cresciuto, il protagonista di questa porzione narrativa, viene assoldato dall’esercito dei ribelli per svolgere una delicata missione. Ma il motivo della sua lotta al fianco dei ribelli è affidato a una “questione privata”, e proprio al romanzo di Fenoglio pare adesso ispirarsi la scrittura a metà fra il realistico e l’onirico sapientemente allestita dall’autore. Il suo desiderio è infatti quello di ritrovare la sorella di Sandro (nonché lo stesso Sandro), della quale il suo antico compagno della “Casa” non aveva mai saputo nulla, fino a dubitare addirittura della sua esistenza. Ella, personaggio quasi mitico, sembra riemergere dallo stesso spazio del ricordo, dal passato, dal tempo trascorso nella “Casa dei bambini”. Cocchi, con abilità, imbastisce uno sfondo onirico e intimista all’interno delle descrizioni realistiche e crude della lotta fra ribelli e milizie. In alcuni casi, nel descrivere le violenze perpetrate dall’una e dall’altra parte si raggiungono dei momenti narrativi dominati da descrizioni crude e quasi pulp. Su tutto, però, domina il respiro del tempo e del passato che affronta con sguardo ‘epicizzante’ − come in alcuni film di Terrence Malick in cui la violenza della guerra è rallentata da lenti piani-sequenza − le vicende quasi ‘neorealistiche’ che vengono rappresentate. Quel respiro, quel battito che pulsa di vita propria sembra provenire dalla “Casa”, dal Passato, da quel luogo fantasmatico che vedeva riuniti tutti insieme i piccoli e inseparabili amici. La “Casa”, adesso, ha legato indissolubilmente, nella vita e nella morte, tutti i suoi vecchi ospiti. Lontani da quel tempo terribile ma anche sicuro, ovattato, i bambini divenuti adulti si trovano a vivere un tempo ancora più terribile, dove la violenza e la morte che aleggiano ogni dove sembrano non aver più nessun rispetto per un passato indissolubilmente sacro.
Nell’ultimo capitolo, intitolato “Dino”, il tempo e lo scenario cambiano di nuovo. La guerra è ormai finita, domina un nuovo regime che impone grigiore dovunque e costruisce alti caseggiati tutti uguali distruggendo gli antichi centri storici, in immagini che possono ricordare l’Europa dell’est sotto il dominio sovietico. Ancora, attraverso il tempo, si incontrano altri due ‘vecchi’ bambini della “Casa”, Dino e Giuliano. Si inaugura adesso un vero e proprio viaggio “alla ricerca del tempo perduto”: Dino, con l’aiuto di Giuliano, si recherà proprio alla “Casa” per incontrare Sandro che, a quanto si dice, era tornato a vivere là spacciandosi per il vecchio custode. La scrittura di Cocchi, qui, diviene più intimista e rarefatta mentre stilisticamente pare affidarsi maggiormente al monologo interiore. Dino, segnato da una malattia, percorre a ritroso il tempo e lo spazio per tornare ad una “Casa” devastata, distrutta dalla guerra e dalle bombe ma pure sorprendentemente ancora intatta. Scrigno del tempo e del ricordo, le sue stanze sono ancora intatte, come se il tempo non fosse passato, come se le distruzioni e le morti non fossero avvenute. Percorrerne i corridoi sarà per Dino un ritorno al passato, un percorrere a ritroso le barriere del tempo. Un ritorno quasi a una volontaria condizione di rifiuto della realtà e della verità: “In un istante capì che vivere nella Casa aveva significato rinunciare alla verità. Un tempo per obbligo, adesso per scelta”.
E allora, forse, in una elegante composizione ad anello, il cerchio si chiude. La scrittura di Cocchi, vergando una rapsodia del ricordo e del passato, si inerpica con stile attento e maturo attraverso un viaggio dal passato di una “Casa” incantata per tornare ad una “Casa” non meno incantata, reliquiario della memoria che, come il suo custode, sembra aver attraversato indenne le distruzioni e gli sconvolgimenti di un tempo crudele.

 


 

 

 

Michele Cocchi
La casa dei bambini
Fandango Libri, Roma, 2017
pp. 263

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