“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”

Friedrich Hölderlin

Giovedì, 25 Maggio 2017 00:00

Cosa sta capitando agli abitanti di Phoenicia?

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“Ormai ci siamo ritirati sulla montagna, in piccoli gruppi, e tutto quello che avevamo costruito nella pianura, l'intera nostra società, è stato distrutto l'anno scorso. Ci siamo arrivati per gradi, non abbiamo saputo intendere per tempo i segni del cambiamento? Forse. Ma che cosa avremmo potuto fare?”.
Così si apre Dopo la città (2016), l'ultima opera narrativa di Guglielmo Forni Rosa, autore con un passato di docenza di Filosofia morale e Antropologia filosofica presso l'Università di Bologna che ha esordito in ambito narrativo nel 2007 con il romanzo Perduto (edito da Mobydick) a cui sono seguiti La fine dell'avventura (2014) e la raccolta di racconti L'appartamento segreto (2015), entrambi editi da Manni.

Dopo la città si apre nel 2114 con modalità proprie dei racconti distopici introducendo il lettore nell'immaginaria città di Phoenicia, ormai in piena decadenza dopo essere stata investita dalla Grande Distruzione del 2060 che ha colpito il continente, subito dopo la caduta dell'Unione Europea.
La narrazione è costruita attorno al protagonista, Guido Lazzari, funzionario di una grande azienda che impariamo a conoscere un poco alla volta, in preda ad una non meglio precisata malattia che ne debilita il fisico e la mente.
Lazzari si trova improvvisamente sotto osservazione da parte delle autorità e, nello stendere, controvoglia, una relazione su di lui, così lo riassume il professor H.: “Proviene da una famiglia di commercianti (il nonno). Dopo la laurea in economia aziendale, ha seguito periodi di formazione all'estero ed è, verso i trent'anni, entrato nell'azienda, salendo poi, nella gerarchia interna, fino al livello di vicedirettore (settore acquisti). Non è mai stato sposato; si segnalano (fonte: l'analista) diverse relazioni prive di conseguenze e forse un innamoramento non corrisposto (ma su questo le tracce sono molto deboli, e i fatti potrebbero avere varie interpretazioni). L'analista che mi ha fornito le informazioni non è però veramente attendibile: la sua formazione scientifica è antiquata e può condurre a errori di valutazione, nel senso di esaltare i fattori soggettivi del comportamento; inoltre si trova, nei confronti di questo paziente, in una posizione di rivalsa e quasi competizione, che è del tutto scorretta nel suo genere di lavoro. Lazzari era molto legato alla madre, e forse − dato che ne visita l'appartamento quasi ogni giorno − sente come un dovere non sempre piacevole, non sempre desiderato, la sua presenza in quella casa”.
A far scattare l'allarme delle autorità su Lazzari è il suo ritrovamento, da parte della Sicurezza, svenuto in mezzo ad un prato, quando, secondo la testimonianza rilasciata da un amico, dopo una festa privata, a tarda ora “un gruppetto, cercando di prendere aria, è uscito dalla zona Est (dove Lazzari possiede la sua abitazione) e si è diretto verso le luci dell'aeroporto che vedeva confusamente, lontano, senza tenere conto delle condizioni di stanchezza e di sonno; e poi si sono tutti dispersi”. Saranno andate davvero così le cose? Resta il fatto che dopo quel ritrovamento le autorità hanno iniziato a posare gli occhi sul protagonista.
Lo stato di confusione in cui vive Lazzari non è isolato, non sono pochi ad avere la percezione di incontrare persone in realtà morte da tempo: “E se esistessero altrove? Se vi fosse da qualche parte, al di là dello spazio e del tempo e dunque anche qui, tra noi e con noi, un mondo invisibile in cui tutti si conservano, una forma di esistenza che non possiamo rappresentare che con immagini prese dal nostro mondo, e che però nella sua verità ci sfugge continuamente?”.
Qualcosa di anomalo a Phoenicia si è già dato un paio di decenni prima rispetto agli eventi narrati, quando gli alberi iniziarono a morire, una microscopica ed insidiosa polvere avvolse ogni cosa e l'acqua iniziò a scarseggiare. “Non è così che la nostra società si è costruita, come un prodotto della grande paura, come una difesa dal vento e dal deserto? Per questo è stata imposta un'unica organizzazione della vita, rigorosamente controllata, e la scienza stessa ne è diventata una parte, ha cominciato a operare come una dimensione del potere. Oggi probabilmente è in corso un'altra mutazione... di cui non conosciamo ancora le caratteristiche. Perciò la società dovrà cambiare”.
Cosa sta capitando ora, vent'anni dopo quei disastri ambientali, tra gli abitanti di Phoenicia fisicamente debilitati e mentalmente instabili? Così viene riassunta la situazione nel corso della narrazione:  “Siamo vissuti nell'idea della producibilità della vita sociale, della sua organizzazione secondo certi criteri, e le differenze riguardavano soltanto l'orientamento, il senso umano, civile, di questa produzione. Eravamo gli artefici di un mondo... e se parlo al passato, ho le mie buoni ragioni per farlo. I fenomeni incomprensibili che si sono prodotti a Phoenicia negli ultimi tempi sono stati da noi studiati con molta attenzione e, per così dire con una sorta di umiltà, nel senso che non supponiamo affatto una spiegazione unica. Abbiamo considerato i casi che ci venivano offerti isolandoli e poi mettendoli in relazione, ricostruendo fino a un certo punto l'integrità della vita psichica del soggetto e il sistema di rapporti in cui si trova. La lezione generale però è che avviene qualcosa che non avevamo considerato; in qualche punto il tessuto si strappa, emergono situazioni nuove. Come un cambiamento climatico importante è il risultato di fattori complessi e molto diversificati, che sarebbero singolarmente analizzabili, e però la loro combinazione produce qualcosa di totalmente inaudito, o stesso può avvenire nel campo psichico... una attenuazione del senso di realtà”.
La situazione non sembra presentare vie d'uscita; Lazzari, e non è l'unico, abbandona la metropoli ormai fatiscente e cerca rifugio in montagna trovandosi a fare i conti con il freddo e la fame ed intanto le autorità si interrogano sul da farsi. “Non ci possiamo permettere che fenomeni di allucinazione collettiva rendano incerto il processo di formazione che abbiamo stabilito diversi anni fa, e che passa, come tutti sappiamo, attraverso una valutazione della cura del corpo – dell'interesse che ognuno di noi deve coltivare per il benessere della propria struttura psico-fisica – e della centralità del presente per ogni forma di relazione sociale”.
Il fenomeno deve essere arginato e se non bastano i farmaci, sostiene un anziano funzionario, può venire utile una guerra. “Perché, vedete, alla fine prevale su ogni cosa l'interesse. Vi sono buone prospettive da questo punto di vista. Non sarebbe affatto difficile creare qualche incidente con i paesi che si trovano al di là del mare: ci sono i pescherecci, che ci spiano penetrando nelle nostre acque territoriali, e qualche volta perfino degli incrociatori. Una guerra potrebbe convenire al disciplinamento interno”.

 

 

 

Guglielmo Forni Rosa
Dopo la città

Lecce, Manni Editore, 2016
pp. 107

 

N.B.: le foto a corredo sono di Ivano di Maria, tratte da Europe, Around the Borders (2014-2016)

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