“Col mondo del Potere non ho avuto che rapporti puerili”

Osip Mandel'stam

Sabato, 18 Marzo 2017 00:00

Da una donna, per tutte le donne

Scritto da 

A chi non teme il dubbio
a chi si chiede i perché
senza stancarsi e a costo
di soffrire di morire
A chi si pone il dilemma
di dare la vita o negarla
questo libro è dedicato
da una donna
per tutte le donne.

 

Dopo aver letto Lettera a un bambino mai nato di Oriana Fallaci più di dieci volte, mi sono fermata a riflettere se fosse il caso di definirlo "un classico". Poi ho riflettuto sulle qualità che un classico dovrebbe avere per essere riconosciuto tale, ho ancora indagato le implicazioni personali, osservato attentamente il rapporto e il senso di attualità che intercorre tra il contenuto del libro e la realtà in cui vivo, infine la struttura narrativa e la sua pregnanza poetica (perché si sa, tutto diventa muto col tempo, tranne la poesia), allora mi sono risposta: sì, è veramente un classico.

Viviamo nell'epoca degli obiettori di coscienza tra medici abortisti, di politiche completamente indifferenti all'universo che gravita intorno alla maternità, sia in termini materiali che esistenziali, in un tempo in cui ancora ai vertici del sistema si discutono leggi sulla legittimità dell'aborto, in cui siamo costretti ad ascoltare, nei salotti televisivi, politici e figure di potere dibattere sul diritto alla vita, una vita ipotetica, una vita non pervenutaci, una vita astratta, a scapito di una vita reale, concreta, vilipesa nell'attimo stesso in cui il suo corpo diventa una palla sbattuta a destra e a sinistra dal solito plebiscito maschile. La maternità oggi è un serio problema politico, civile e umano, ma è il concetto di maternità che va riformulato e vivisezionato nei suoi infiniti predicati, a partire non solo dalla sua immanenza, ma, più importante ancora, dalla sua fase preliminare, iniziando a considerare protagoniste le donne e le numerose problematiche legate al loro corpo emancipato e costretto a vivere in un mondo che vuole ancora scegliere per lui le sue declinazioni.
Nel 1975 Oriana Fallaci scrive un libro che è un lunghissimo dialogo, un corpo a corpo tra due esistenze che si fondono, si intrecciano per invadersi e appartenersi in un vortice di morte e vita. Il mistero della nascita, il dilemma della scelta, l'arbitrio di una vita che impone a un'altra di esistere, di soffrire, di gioire, di essere vessata e protetta, amata e odiata, infine di vivere per morire, solamente per gridare un giorno con rabbia o con amore il proprio assenso/dissenso alla perdita del nulla, del vuoto. In chiave letteraria e romanzesca la donna della quale non conosciamo praticamente niente, neppure il nome, parla ininterrottamente a quella stilla di vita che una notte ha sentito tragicamente abitarle il ventre, facendola sprofondare in un pozzo. Un corpo che si riempie esprime un drammatico senso di vuoto, perché? La responsabilità della nascita, del dare la vita o negarla è un dilemma che attanaglia il mondo femminile da secoli, anche se nel rigido silenzio di un utero e nel claustrofobico cuore di una donna non più sola. È lei al centro del dilemma, è la donna ad essere invasa da un altro sangue come da un altro battito, quindi sua deve essere la scelta, la responsabilità, l'onere di decidere non solo più per se stessa, ma per un terzo senza volto, affiorato dalla colpa più antica della storia: quella di aver amato per un'ora un uomo in un letto. La maternità è un dovere o una scelta? Siamo incubatrici naturali votate e create per assicurare la crescita della specie, o possiamo finalmente essere bambine e poi donne autonome non solo dalle nostre strumentalizzate connotazioni, ma da un pensiero rigido e vecchio quanto il mondo che ci vuole strumento per un fine, oltre il quale il senso di una vita libera si perde? Il corpo femminile è il catalizzatore più grande del dolore del mondo, privato dalla notte dei tempi di una sua volontà, vessato se improduttivo, perché incapace di determinarsi secondo la sola funzione riconosciutagli, un corpo moralizzato, alienato dalle sue pulsioni e dai suoi desideri, naturalizzato come Altro dal dominio di un referente oggettivo, subalterno e costretto a fornire ragioni e giustificazioni della sua stessa vita. La maternità, in uno scenario simile, esaspera ancora di più la condizione quasi teatrale del corpo, è non solo il personaggio vuoto costretto a interpretare per l'ennesima volta lo stesso copione, ma è soprattutto il luogo in cui si articola angosciosamente la terribile domanda da porre a qualcuno dentro di noi, estraneo a noi: è tuo desiderio nascere?
È nostro diritto imporre la vita a chi non l'ha chiesta?
La natura di questi dilemmi ha una sua altezza filosofica, che non indagheremo nello specifico, perché la Fallaci trova un espediente più materico e lirico per affrontare il problema. La protagonista dialogherà col bambino mai nato, raccontandogli il mondo che lo aspetta se deciderà di nascere, in una serrata narrazione pare che l'universo tutto, così come lo conosciamo, amiamo e soffriamo, si stia creando nel momento in cui viene spiegato al bambino. Il mondo è un po' una Macondo che man mano si popola, si forma, si complica attraverso bellezze semplici e complesse, si sforma con l'affiorare delle ingiustizie e delle miserie, c'è libertà ma anche dittatura, c'è il sogno ma vicinissimo troviamo l'incubo, l'inganno e la sincerità, poi l'amore e la sua ambiguità che sfuma i colori più accesi e sicuri.
Sarai uomo o donna? Qui la sfida, forse la più grande, perché in entrambi i casi il prezzo è altissimo, nel primo caso la derisione per la debolezza, nel secondo caso il marchio infamante della colpa per la ribellione primigenia. Eppure nascere donna può diventare un'avventura meravigliosa, come nascere uomo una liberazione entusiasmante.
Lettera a una bambino mai nato è un libro onesto, intelligente, sfacciatamente pensato da una donna per le donne, come una carezza poderosa che fa parlare due entità che si ritrovano a condividere per nove lunghi mesi quel corpo utopico femminile, foriero di miracoli e perennemente condannato nel tribunale di una banale società.

 

 

 

 

 

Oriana Fallaci
Lettera a un bambino mai nato
BUR, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 2014
(Prima edizione: Rizzoli, Milano, 1975)
pp. 131

Lascia un commento

Sostieni


Facebook