"Che m'importa della gloria quando io scrivo per il pane?"

Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Lunedì, 13 Febbraio 2017 00:00

Racconti omicidi (nel Bel Paese)

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Cronache di giornate qualsiasi con finale a sorpresa. O meglio, tutto quello che un individuo farebbe se ascoltasse soltanto il suo istinto, ma che la ragione gli impedisce di fare. Sono i Delitti esemplari nel Bel Paese, l’opera prima di Antonio Fresa.

Giornalista, insegnante di storia e filosofia e adesso scrittore, Fresa fa il suo esordio letterario con una raccolta di racconti brevi caratterizzati da un’efferatezza disarmante. Racconta le frustrazioni della società moderna, l’esasperazione dell’essere umano e la sua insofferenza nei confronti dell’altro. Ma se nella vita di tutti i giorni l’uomo comune sa come gestire le proprie emozioni e ha imparato quello che si chiama autocontrollo (o censura?), non è così per i personaggi di Delitti esemplari nel Bel Paese che con estrema naturalezza mettono in pratica quello che l’istinto primordiale gli detta: uccidono. E così l’automobilista che guida a passo di lumaca al centro della carreggiata diventa una vittima predestinata, come il capo ufficio che ti ruba le idee e poi se ne vanta additandoti come un incompetente, oppure l’amico che ti frega la ragazza o la vecchia zia che dice di volerti bene ma finché è in vita non ti allunga nemmeno un centesimo del suo patrimonio e, ciliegina sulla torta, i bambini maleducati che urlano in ascensore sotto lo sguardo compiaciuto dei propri genitori. I disturbatori, i maleducati, i boriosi, quelli che la pensano diversamente da noi insomma, diventano tutte vittime, meritevoli di essere uccise.
“Nella folle corsa contro il tempo che è diventata la nostra vita” – dice Fresa – “spesso accade che la mente abbia un cortocircuito e un imprevisto banale si trasformi in un ostacolo insormontabile che si frappone tra noi e il nostro obiettivo a breve termine. E se questo ostacolo è rappresentato da una persona poco importa, va eliminata perché ci impedisce di portare a termine il nostro progetto. È questo che oggi fa paura. Come un palazzo perfetto che cade sotto alle scosse di un terremoto per una piccola crepa, così la mente umana per un nonnulla raggiunge un punto di rottura che porta a compiere gesti folli da cui non si torna indietro”.
Il libro non è certo un inno all’omicidio, è piuttosto un testo che, seppur in modo ironico e forse involontariamente divertente, fornisce più di uno spunto di riflessione sulla società e sulla direzione che sta prendendo. Perché, così la pensa l’autore, è sufficiente accendere la televisione o sfogliare un giornale per rendersi conto che la realtà spesso supera la fantasia e la vita umana per gli uomini stessi ha perso il suo valore. “Mentre scrivevo il libro, venivo continuamente sorpassato dalla cronaca nera”.
Delitti esemplari nel Bel Paese è soprattutto un omaggio dell’autore a Max Aub, scrittore spagnolo forse troppo poco conosciuto in Italia, di cui oltre trent’anni fa fu pubblicato postumo il romanzo Delitti esemplari a cui lo stesso Fresa si ispira. I Delitti esemplari nel Bel Paese tuttavia, rispecchiano  la contemporaneità, una realtà ben lontana da quella della guerra di cui scriveva Aub e, per certi versi, più comoda, più facile, ma che inevitabilmente dà vita a nuove nevrosi. I racconti, tranne qualche rara eccezione, sono estremamente brevi al punto che quasi non danno il tempo al lettore di conoscere il protagonista ma lo mettono subito, e inaspettatamente, davanti al delitto compiuto. Inutile dire che è impossibile non stare dalla parte del reo sempre confesso e pensare: “Quante volte avrei voluto farlo anche io?”. Va da sé che non si può.
Tra un racconto e l’altro, però, Fresa strizza l’occhio al lettore con delle brevi note in cui mette un po’ di sé permettendo a chi sta leggendo di avvicinarsi al suo mondo. E lo fa in modo ancora più significativo al termine del libro con un ampio capitolo dedicato ad uno dei fenomeni più dolorosi di questa epoca: il femminicidio. Qui scompare l’ironia con cui la morte è stata raccontata nelle pagine precedenti e si lascia lo spazio ad una riflessione seria. “In un paese che si vuole definire civile non si possono chiudere gli occhi sul fenomeno del femminicidio perché gli episodi sono tanti e sono costanti. La violenza sulle donne, così come la violenza in genere, è un fatto sociale che bisogna contrastare e non essere testimoni passivi, come spesso capita. La nostra società si sta addormentando e si sta assuefacendo ai cambiamenti che avvengono anche in negativo. Finché tutti saremo concentrati sui nostri bisogni, l’altro sarà considerato sempre un ostacolo. Quando ero piccolo mia nonna diceva: eh, ci vorrebbe una guerra ogni tanto. Ma la nonna non era cattiva, lei sapeva che, se avessimo conosciuto la guerra come l’aveva conosciuta lei, avremmo capito quali sono le cose davvero importanti”.

 


N.B.: Antonio Fresa insegna storia e filosofia nella scuola pubblica statale. È attualmente presidente della sezione di Narni dell’Università della Terza età, giornalista pubblicista e collabora con alcune testate on-line tra cui Mentinfuga, recensisce libri e analizza fenomeni culturali. Delitti esemplari nel Bel Paese è la sua prima raccolta di racconti.

 





Antonio Fresa

Delitti esemplari nel Bel Paese
Roma, L'Erudita, 2016
pp. 122

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