“Col mondo del Potere non ho avuto che rapporti puerili”

Osip Mandel'stam

Lunedì, 30 Gennaio 2017 00:00

La verità del cerchio

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L'autore de Le braci è risaputo essere un maestro della scrittura, uno degli intoccabili nell'universo delle Lettere. Quello che crea in questo breve racconto lo conferma. Non stona mai, la sua penna è equilibrata e per questo esplode in colpi inaspettati, dolorosi. Sul filo di un'acqua quieta agita lentamente dal fondo le viscere della massa che inevitabilmente percepisci sia in procinto di scoppiare.

L'eredità di Eszter è una tempesta, più cattiva di quei temporali che sfogano la loro rabbia all'interno di spazi immensi, perché qui l'uragano sventra una casa sola e una persona sola. Intorno c'è la pace, il mondo con i suoi impegni inderogabili, la storia con la sua foga, mentre nella vita di un singolo individuo qualcosa frana per sempre. Màrai accompagna il lettore attraverso la sua protagonista in una storia comune, privata come quella di tutti. Si entra nelle confidenze segrete di una vita all'atto di un bilancio, una somma che a breve potrà essere tirata e accettata per quel povero numero qual è.
Potrebbe essere il racconto di una storia d'amore, ma è qualcosa di più. Eszter ha amato Lajos tutta la vita, ed è incredibilmente brava a spiegarci il perché, anche se alla fine questo perché sfugge e, come unica risposta, rimane un concetto più ampio che forse, in verità, abbraccia interamente l'assurdità di certi rapporti, l'errore di fondo di certi amori, l'ingiustizia di certe storie. È più ampio, più difficile da capire, leggere e analizzare. Però è essenziale capire, tentare un senso a una cosa che pare abbia solo un significato arbitrario come un sentimento. Se non è possibile smettere di amare qualcuno nonostante tutto − e questo tutto è umiliazione, superficialità, cattiveria − allora si rende essenziale iniziare dalla realtà avvilente della cosa per arrivare sulla vetta intoccabile dove la cosa esiste a prescindere, con una forza e un vigore da far impallidire la ragione e la giustizia.
Lajos è un affabulatore, un prestigiatore della parola e del suo fascino, vive di menzogne e questo gli permetterà sempre di dare quel vigore alle cose che la realtà non ha. Il suo spirito fantasioso è meschino, ma la bugia ha campi semantici che la coerenza non ha. L'onestà ha un vizio di purezza disturbante, può affascinare solo i cultori, ma anche i più saggi restano ammaliati dalla libertà e dall'energia dell'invenzione. Non è un caso che Eszter gli unici momenti in cui si sia sentita viva sono quelli in cui Lajos le era vicino e le raccontava un mare di bugie. Se adesso può smascherarlo è solo grazie al fatto che lui è scomparso, il tempo e la distanza sono le uniche cose che permettono a un cuore soggiogato di riappropriarsi di quella lucidità che serve per scongiurare, in fin dei conti, il permanere della sofferenza. In effetti Eszter non smaschererà mai Lajos come dovrebbe, perché dirsi la verità sul suo conto non le servirà a nulla, è un lenitivo momentaneo, lei lo ama e, alla fine, ormai in trappola dentro questo universo mortifero avrà bisogno della verità di un bugiardo. C'è la realtà e c'è il suo amore, lei vive dentro quest'ultimo e di quest'ultimo ha ormai adottato le leggi e le ragioni.
È in questo momento che scatta quell'amara verità del cerchio e Márai ci regala quest'esperienza attraverso una donna intelligente, ma impotente essa stessa di fronte a tutto ciò. Inutile sarà la sua ribellione, inutile aver capito che certe cose non possono essere rimesse a posto − come pretenderebbe Lajos quando ritorna dopo anni − che le cose rimaste aperte e sospese ci pensa benissimo il tempo a metterle in ordine secondo il suo modo, inutile parlare di dignità e umiliazione, dimenarsi come un uccello in gabbia, pretendere che ci sia quell'orgoglio della persona, quel rispetto che non c'è mai stato e che si è già accettato umiliato una volta. Chiama in appello la decenza, lo spirito umano al quale tutti siamo chiamati a rispondere, ma è una corsa disperata, una fuga dalla rete che lui, col suo ritorno, ha iniziato di nuovo a intessere intorno alla sua vita. Avrei voluto dirle, io stessa: sì, Eszter, hai ragione. Non basta amare, bisogna farlo con coraggio e se non c'è questo è giusto che tu senta che insieme a quell'amore è naufragato il contenuto di un'intera vita.
Solo che Lajos, il bugiardo, ha anch’esso ragione, siamo nel suo mondo, abbiamo accettato le sue condizioni e non può che avere ragione quando ci risponde: "Il tempo consuma ogni cosa dentro di noi e brucia tutte le menzogne. Ciò che rimane è la realtà. Rimane il fatto che sei legata a me, e non conta nulla che tu sia fuggita, che io fossi e sia tuttora quello che sono".
Sì, mia cara, il tempo consuma, ma solo quello che decidiamo venga consumato e un sentimento a cui senti di appartenere con tutta te stessa non potrai mai darlo in pasto al tempo.
Alla fine Eszter l'ha capito e anche noi.
"Nella vita esiste una specie di regola invisibile per cui ciò che si è iniziato un giorno prima o poi lo si deve portare a termine".
La verità del cerchio è questa, non è un eterno ritorno, ma una chiusura che deve avvenire tra il principio e la fine. Secondo qualche criterio di coerenza? No, e neppure di sacrificio. Non è una legge fisica, non appartiene al campo delle necessità. Appartiene però agli uomini, alle forze dalle quali sono governati, e l'amore è un cerchio, che sia felice e quindi si compi, o infelice e quindi si consumi, alla fine il tributo è altissimo, se si arriva tardi, potrebbe costare la vita.

 



Sándor Márai
L’eredità di Estzer

Adelphi, 2004
traduttore Giacomo Bonetti
pp. 137

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