“Perché per spiegare il prologo del Decameron, che è una questione di peste, morte, fuga, avete bisogno di di dieci pagine sulla civiltà comunale del Trecento, altre dieci sulla mimesi e la diegesi in Boccaccio, e magari altre dieci ancora per prendere in esame le opinioni di tutti quelli che vi hanno preceduto? Siete matti? Non lo vedete in televisione che fine sta facendo l'arte? Gli Uffizi devastati? Le case della mafia dentro i templi di Agrigento? Il ponte di Monstar distrutto a cannonate? Questo succede quando i popoli perdono coscienza che un romanzo o un quadro li riguardano, in quanto individui e in quanto parte di una comunità”

Emanuele Trevi

Sabato, 12 Novembre 2016 00:00

Chi è Helle?

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Ci sono libri e ci sono storie. Un libro il più delle volte è solo un accumulo di pagine, una serie di parole che si rincorrono l’una con l’altra, senza avere una meta, come bravi soldatini, ma che non ti portano a svelare i segreti dietro gli occhi dell'assassino o nei sogni d’amore di una donna tradita. Le storie, invece, ti trascinano con loro ovunque esse vogliano, fino nelle profondità oceaniche,  tra i mostri, nei castelli in aria, o nella più cruda realtà.
Occhi scuri è una storia.

Romanzo d’esordio di Marianna Santagata, scrittrice napoletana classe ‘91, racconta la storia di Helle, di suo padre, del suo migliore amico e di un piccolo cane. È una storia che ha un inizio molto personale, un incipit tutto suo, che un po’ disorienta ma tuttavia affascina, come quando si entra in labirinto e dopo la prima svolta ci si è già persi: non sai dove stai andando ma sai che vuoi solo continuare a camminare.
"Helle e Jonas si conoscono da quando sono piccoli: lei legge per lui, e lui le costruisce aquiloni. Un legame che sembra indistruttibile, fino a che accade qualcosa a Jonas che lancia Helle in un mare di disperazione. Da quel momento Helle cerca di mettere insieme i pezzi di quanto accaduto, perché il destino sembrava aver già annunciato il suo arrivo, e aveva cercato di avvisarla. Cosa è successo? Quale segreto nascondono tutti? Perché quel mare di bugie? Di chi può fidarsi?".
Helle è il nostro filo di Arianna: una ragazza schiva, che dalla vita ha avuto poco e che vede nel padre il suo faro e la sua guida. Helle una madre non ce l’ha, o meglio: l’avrebbe, ma l’amore per gli altri è stati più forte e l’ha portata lontana dalla figlia per sempre.
Solo due amici le rimangono sempre accanto: il piccolo randagio Pido e Jonas, ma anche lui si allontana quasi senza preavviso, abbandonandola con le sue paure e i suoi dubbi, lasciandola senza neanche più un punto di riferimento a cui appoggiarsi.
La storia di Helle è dura, un viaggio in quella fase della vita di un adolescente in cui o cresci o rimani piccolo per sempre, un’incursione che ci racconta in una manciata di pagine la sua sofferenza, la sua acme e catarsi.
Dal punto di vista strettamente tecnico, la scrittura è forse un ancora po’ acerba: nonostante l’incipit sia un tentativo − abbastanza ben riuscito − di spiazzare il lettore, con una struttura e delle scelte linguistiche particolari, in alcune parti lo stile cambia, come fosse sovrapposto a se stesso, ma sono solo brevi attimi che non influiscono sull’esperienza di lettura. Il cuore di questo romanzo infatti è vivo e pulsante.
Lo stato d’animo dei personaggi è chiaro e si trasmette con forza al lettore, così come le loro conflittualità, nonostante essi non siano delineati per filo e per segno: risultano spesso un po’ sfumati, come qualcosa che rimane sempre al lato del nostro campo visivo, in di cui possiamo distintamente udire la voce, ma che è impossibile mettere bene a fuoco.
Questa scelta risulta però strettamente funzionale al modo di evolversi della storia: viviamo ogni momento legati al punto di vista di Helle, non a quello di un  narratore onnisciente. È la protagonista a ricollegare per noi i frammenti di quello che le è accaduto e sono i suoi occhi a raccontarci come vede le persone (e questo dettaglio rende la cosa anche più verosimile: di quanti infatti possiamo dire di conoscere tutto?), attraverso la nebbia dei ricordi. Le memorie poi sono un ingrediente importante del romanzo: è attraverso esse, attraverso ombre sfocate e suoni distanti, che sbrogliamo la matassa-Helle, fino a svelarne il cuore: lentamente, un filo alla volta.
Da questa storia non vi aspettate un intreccio o una fabula classiche: la sua forza si nasconde dietro l’angolo, nell’imprevisto, il suo unicum è la sorpresa. Pagina dopo pagina si rimane affascinati e colpiti dalla piccola Helle, e non si sa cosa aspettarsi di preciso, perché ogni svolta presa sembra sempre portare a nuove scoperte e nuove domande, per lei ogni volta più dolorose, fino alle parole rivelatrici che stravolgono tutto quello che pensavate di sapere su di lei e le persone che la circondano.

 

 

Marianna Santagata
Occhi scuri

0111 Edizioni, 2016
Gargoyle, 2013
pp. 102

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