“L'unica cosa che mi interessa è come cominciare, come continuare e come finire una frase”

Danilo Kiš

Sabato, 12 Novembre 2016 00:00

Chi è Helle?

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Ci sono libri e ci sono storie. Un libro il più delle volte è solo un accumulo di pagine, una serie di parole che si rincorrono l’una con l’altra, senza avere una meta, come bravi soldatini, ma che non ti portano a svelare i segreti dietro gli occhi dell'assassino o nei sogni d’amore di una donna tradita. Le storie, invece, ti trascinano con loro ovunque esse vogliano, fino nelle profondità oceaniche,  tra i mostri, nei castelli in aria, o nella più cruda realtà.
Occhi scuri è una storia.

Romanzo d’esordio di Marianna Santagata, scrittrice napoletana classe ‘91, racconta la storia di Helle, di suo padre, del suo migliore amico e di un piccolo cane. È una storia che ha un inizio molto personale, un incipit tutto suo, che un po’ disorienta ma tuttavia affascina, come quando si entra in labirinto e dopo la prima svolta ci si è già persi: non sai dove stai andando ma sai che vuoi solo continuare a camminare.
"Helle e Jonas si conoscono da quando sono piccoli: lei legge per lui, e lui le costruisce aquiloni. Un legame che sembra indistruttibile, fino a che accade qualcosa a Jonas che lancia Helle in un mare di disperazione. Da quel momento Helle cerca di mettere insieme i pezzi di quanto accaduto, perché il destino sembrava aver già annunciato il suo arrivo, e aveva cercato di avvisarla. Cosa è successo? Quale segreto nascondono tutti? Perché quel mare di bugie? Di chi può fidarsi?".
Helle è il nostro filo di Arianna: una ragazza schiva, che dalla vita ha avuto poco e che vede nel padre il suo faro e la sua guida. Helle una madre non ce l’ha, o meglio: l’avrebbe, ma l’amore per gli altri è stati più forte e l’ha portata lontana dalla figlia per sempre.
Solo due amici le rimangono sempre accanto: il piccolo randagio Pido e Jonas, ma anche lui si allontana quasi senza preavviso, abbandonandola con le sue paure e i suoi dubbi, lasciandola senza neanche più un punto di riferimento a cui appoggiarsi.
La storia di Helle è dura, un viaggio in quella fase della vita di un adolescente in cui o cresci o rimani piccolo per sempre, un’incursione che ci racconta in una manciata di pagine la sua sofferenza, la sua acme e catarsi.
Dal punto di vista strettamente tecnico, la scrittura è forse un ancora po’ acerba: nonostante l’incipit sia un tentativo − abbastanza ben riuscito − di spiazzare il lettore, con una struttura e delle scelte linguistiche particolari, in alcune parti lo stile cambia, come fosse sovrapposto a se stesso, ma sono solo brevi attimi che non influiscono sull’esperienza di lettura. Il cuore di questo romanzo infatti è vivo e pulsante.
Lo stato d’animo dei personaggi è chiaro e si trasmette con forza al lettore, così come le loro conflittualità, nonostante essi non siano delineati per filo e per segno: risultano spesso un po’ sfumati, come qualcosa che rimane sempre al lato del nostro campo visivo, in di cui possiamo distintamente udire la voce, ma che è impossibile mettere bene a fuoco.
Questa scelta risulta però strettamente funzionale al modo di evolversi della storia: viviamo ogni momento legati al punto di vista di Helle, non a quello di un  narratore onnisciente. È la protagonista a ricollegare per noi i frammenti di quello che le è accaduto e sono i suoi occhi a raccontarci come vede le persone (e questo dettaglio rende la cosa anche più verosimile: di quanti infatti possiamo dire di conoscere tutto?), attraverso la nebbia dei ricordi. Le memorie poi sono un ingrediente importante del romanzo: è attraverso esse, attraverso ombre sfocate e suoni distanti, che sbrogliamo la matassa-Helle, fino a svelarne il cuore: lentamente, un filo alla volta.
Da questa storia non vi aspettate un intreccio o una fabula classiche: la sua forza si nasconde dietro l’angolo, nell’imprevisto, il suo unicum è la sorpresa. Pagina dopo pagina si rimane affascinati e colpiti dalla piccola Helle, e non si sa cosa aspettarsi di preciso, perché ogni svolta presa sembra sempre portare a nuove scoperte e nuove domande, per lei ogni volta più dolorose, fino alle parole rivelatrici che stravolgono tutto quello che pensavate di sapere su di lei e le persone che la circondano.

 

 

Marianna Santagata
Occhi scuri

0111 Edizioni, 2016
Gargoyle, 2013
pp. 102

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