“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Mercoledì, 03 Febbraio 2016 00:00

Narratologia al femminile

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Lo spunto per stendere queste note con le quali mi propongo di stabilire una base di riflessione su un argomento che, in qualche modo, mi riguarda me l’ha dato Gianni Riotta. Con il suo articolo apparso su La Stampa il 1° settembre 2015 dal titolo Arriva “Purity”, il nuovo libro di Jonathan Franzen contro tutti, il giornalista, dopo aver letto una copia staffetta in lingua originale, anticipa il contenuto del nuovo romanzo del maggior scrittore americano vivente che Einaudi pubblicherà a febbraio. Dice Riotta: ”Franzen ha scritto un libro divertente, critico, sarcastico, pieno di irriverenti verità sulla disfunzionale società americana del presente”. È lecito credere che tale giudizio possa essere in buona parte esteso anche alla società del nostro Paese. Ma non è di questo che intendo parlare. Lo farò dopo aver letto il romanzo.

Per ora tengo solo a dire che leggendo di Franzen sul giornale, il mio pensiero è volato in direzione di un altro libro dello stesso autore: la raccolta di saggi intitolata Come stare soli, dove − nell’interessante insieme di argomenti trattati − l’autore, col suo stile raffinato, ripropone il pezzo scritto per Harper’s Perché scrivere romanzi?, analizzando a fondo, tra l’altro, le varie sfaccettature della fioritura di romanzi scritti da donne, e motivandone le ragioni.
Ecco, allora, che mi devo spiegare, consapevole del rischio di apparire criptico.
Nel marzo del 2014 ho dato alle stampe un libro di nove racconti, brevi storie di vita ordinaria e non. Nel libro parlo di un mondo che, in forma più accentuata nell’Occidente industrializzato, sta cambiando rapidamente i progetti di vita e le relazioni interpersonali che vengono in larga misura privati di ragionevoli speranze, al punto di dare la sensazione, se non in molti casi la certezza, che tutto sia aleatorio, mentre la società appare essere orientata verso forme di darwinismo, risentendo anche dei conflitti in atto in più Paesi, con pesanti ricadute sulla convivenza umana ormai chiaramente visibili. Il filo rosso che attraversa in particolare i racconti è il rapporto di coppia, che maggiormente subisce l’impatto di tale stato di cose, manifestandosi in una nuova attitudine di porsi nel mondo, dove allo smarrimento che in molti casi colpisce l’uomo per le difficoltà che incontra nel perseguire le proprie legittime aspirazioni si accompagna la faticosa ricerca di emancipazione da parte dell’universo femminile.
Qual è, dunque, l’argomento che mi riguarda cui accennavo e sul quale mi propongo, se possibile, di tentare una riflessione? Semplice: scrivendo di volta in volta con qualche intervallo i singoli racconti, al termine della narrazione non ho percepito nulla che destasse la mia curiosità. Quando invece ho avuto tra le mani il libro fresco di stampa, mi è subito saltato all’occhio un che di insolito: di quei nove racconti, ben quattro sono narrati in prima persona da personaggi femminili. Ciò che mi è stato fatto notare anche da alcuni amici che li avevano letti. Versatilità narratologica... a loro dire.
Dato per scontato che esistono sensibilità “di genere” − tra loro non di rado differenti sia nell’approccio narrativo sia nell’intensità della scrittura − comprovate dalla scienza, e che tuttavia v’è una parte di letteratura scritta da uomini con personaggi femminili che narrano le loro storie − come dicevo − in prima persona, facendo appello alla mia formazione accademica mi azzardo a ipotizzare come la scienza delle statistiche con la sua regola aurea, vale a dire la “legge dei grandi numeri”, potrebbe dimostrare che gli uomini, di gran lunga più impegnati in carriera o comunque assorbiti dallo svolgimento dei vari lavori, diventino col tempo, salvo eccezioni, meno senzienti su certe situazioni esistenziali rispetto alle donne, in maggior parte casalinghe o senza lavoro.
Un sorta di spiegazione che potrebbe essere considerata tanto sociologica quanto fantasiosa.
Sta di fatto che quanto ho argomentato fin qui non mi offre alcuna certezza rispetto al quesito di fondo che mi sono posto all’inizio. Mi sento così di concludere che, per il modo in cui sono stati scritti, quei miei racconti si possono considerare con ogni probabilità un semplice frutto del caso. E, del resto, la casualità è tutt’altro che marginale nel mio pensare l’inafferrabile, affascinante senso dell’essere umano.
Tornando a Franzen, quando scrive del romanzo in generale: “Secondo le stime di librai bene informati, le donne acquistano il settanta per cento della narrativa... Oggi, purtroppo, i giovani scrittori dimostrano di sentirsi imprigionati dalla propria identità etnica e di genere...“. Lo scrittore si riferisce al mercato americano, ma sostiene anche che quella cultura si sta diffondendo in altri Paesi.
Non è dato immaginare quale sarà il futuro panorama letterario, ma nemmeno si può escludere che possa riservarci una salutare fioritura di romanzi scritti da donne.

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