"È vero che non bisogna confondere la critica con la maldicenza o il gioco al massacro; ma altrettanto vero e forse ancor più dannoso è confonderla con la complicità e la propaganda"

Giovanni Raboni

Domenica, 03 Marzo 2013 18:12

Madame Bovary c'est la sciura piemontese

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“Madame Bovary c’est moi” diceva Gustave Flaubert, riferendosi alla natura autobiografica della sua creatura letteraria.
Flaubert ambientava le vicissitudini sentimentali della sua Emma nella Francia bucolica del1827, ma la parabola del mal d’amore della Madame parigina rimane sempre di incredibile attualità. Lo dimostra la riproposizione teatrale di Lorena Senestro (attrice e autrice del testo) che presenta la sua Madama Bovary al Teatro Sancarluccio di Napoli, in un’insolita rivisitazione in dialetto piemontese, accompagnata dai versi poetici di Guido Gozzano e da una commistione di suoni inediti ed originali sfumature.

Emma altro non è che il paradigma dell’insoddisfazione femminile, imbrigliata nel ruolo di donna e moglie che cerca evasione al di là del perbenismo borghese. La Senestro coglie la fragilità dell’eroina letteraria d’oltralpe e intraprende il coraggioso percorso di rivisitazione del romanzo in chiave moderna, nel corso di un monologo in atto unico.
La prima sensazione che coglie lo spettatore è quella di smarrimento: la Madame Bovary di Flaubert rivista e corretta dall’attrice torinese, indossa le vesti della "sciùra" piemontese dei giorni nostri e alterna i versi cantilenanti di stornelli dialettali (difficilmente comprensibili) ai toni alti di una recitazione enfatica.
La Madama piemontese fa ironicamente il verso alle giovani donne annoiate della società bene, ed in questo Flaubert ci aveva visto lungo: Emma, sentitasi trascurata da Charles (il marito assente), si rifugia tra le braccia di altri uomini, abbagliata dalla ricerca di un piacere che si rivela poi effimero. Ai tempi di Flaubert le paturnie di Emma non erano riconosciute dalla moderna psicologia e si potevano celare dietro un generico “Mal de Vivre”, oggi invece le classificheremo come forme di depressione, forse più per moda che per effettiva realtà.
Ecco che allora in scena sfilano tutte le patologie del Mondo Moderno che si traducono nella ricerca dello sfarzo, della magrezza, della perfezione, dell’accettazione sociale.
L’intenzione, da parte della Senestro, di ricercare nel testo di Flaubert le fragilità del mondo attuale è sicuramente lodevole e si apprezza l’indiscusso talento di cui l’interprete è dotata. Tuttavia, qualcosa sfugge allo spettatore, a fronte di un’esuberanza interpretativa e contenutistica che potrebbe essere incanalata in modo diverso per arrivare in maniera più fluida allo spettatore.
Fermo restando l’indubbia presenza e resa scenica della protagonista, a volte gli esperimenti di contaminazione teatrale possono non riuscire appieno come nelle intenzioni di chi li mette in atto.

 

 

Madama Bovary
di
Lorena Senestro
liberamente ispirato a Madame Bovary
di
Gustave Flaubert
regia Massimo Betti Merlin, Marco Bianchini
con Lorena Senestro
produzione Teatro della Caduta di Torino
musiche Eric Maestri
costumi Stefania Berrino
luci Roberto Tarasco
lingua italiano, francese, dialetto piemontese
durata 1h
Napoli, Teatro Sancarluccio, 28 Febbraio 2013
in scena dal 28 febbraio al 3 marzo 2013

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