“Le ho riservato due biglietti per la prima del mio Pigmalione. Porti un amico. Se ne ha uno”; “Non posso venire alla prima. Verrò alla seconda. Se ci sarà”

Scambio di telegrammi tra George Bernard Shaw e Winston Churchill

Giovedì, 31 Dicembre 2015 00:00

Un romanzo metaletterario: "Invisibile" di Auster

Scritto da 

Si tratta di un romanzo apprezzabile secondo diversi livelli di significato, i cui fili conduttori si annodano intorno a due punti particolari: il tormento e la letteratura. Così esplicitato, l’argomento del libro ricorda un tòpos di cui si è pressoché abusato, quello del poeta maledetto, o ancora del turbamento dello scrittore romantico. Tuttavia Auster ci introduce in questo sentiero irto di spine in maniera del tutto inaspettata; per questo è opportuno analizzare i tre livelli sovrapposti di significato.

C’è la vicenda vera e propria, quella dello scrittore che, da giovane studente, si avvicina a una coppia più grande – lui professore esuberante dell’università che il ragazzo frequenta, lei una schiva quanto affascinante donna di poche parole – che finisce per offrirgli il lavoro che desidera: diventare direttore di una rivista culturale. È quasi troppo bello per essere vero: lui è solo uno studente con aspirazioni letterarie, uno come mille altri, eppure un perfetto sconosciuto decide di investire su di lui e di farlo direttore di una rivista.
Il chiodo del tormento, in questa vicenda, prenderà la forma del cattivo temperamento del professore, il quale finisce per commettere un omicidio sotto gli occhi di Adam: timoroso nel denunciare l’artefice del suo sogno, commette l’errore di denunciarlo troppo tardi e questo gap temporale ha come effetto quello di consentire la fuga dell’assassino e quello di plasmare, nel cuore del ragazzo, dei sensi di colpa tali da sballottarlo lungo una serie di bettole oltreoceano, dove egli tenterà di comporre qualche sgangherato verso.
L’avventura con la coppia sembra terminata qui, eppure in seguito, durante un soggiorno di studio a Parigi, Adam avrà l’occasione di riavere Margot come amante e di vendicarsi del professore, spifferando le sue malefatte alla donna che questi sta per sposare e alla sua figliastra. Questo però avrà delle conseguenze di un certo rilievo: il professore, per ripicca, lo farà incastrare per possesso di droga, e Adam perderà la borsa di studio. Costretto a ritornare in America, le vicissitudini di cui sarà protagonista introducono il lettore nella seconda vicenda, legata al tormentato amore per la sorella, iniziato in età adolescenziale, per esperimento, e ripreso consensualmente durante la loro convivenza a New York. Dopodiché le tracce di Adam si smarriscono tra le pieghe del tempo, fino a che non riappaiono sotto forma di manoscritto: Adam l’avvocato, l’adulto, ormai in fin di vita a causa della leucemia, contatta un suo vecchio compagno di università, diventato un famoso scrittore. Gli chiede di dare uno sguardo al libro che sta scrivendo, in cui decide di liberarsi di tutte le zavorre che, nel tempo, gli si sono accumulate sulle spalle: l’assassinio da parte di Born, appunto, Margot, l’amore per la sorella, le occasioni perse.
Ecco dunque che avviene uno sdoppiamento tra il personaggio e l’autore; o meglio, c’è una vena metaletteraria in questo incastro di punti di vista e firme d’autore. Non c’è più solo Auster e i suoi personaggi, ma c’è Auster, c’è il famoso scrittore che è personaggio e autore, e c’è Adam, a sua volta autore e personaggio sia di Auster che del famoso scrittore. L’incastro è movimentato anche dal cambiamento del punto di vista: si va da una narrazione in terza persona a una in prima, passando per la seconda persona singolare; a fare da cornice, la corrispondenza tra Adam e il famoso scrittore, come pure il racconto di quest’ultimo su quello che legge.
A mio avviso è proprio la struttura il punto forte del romanzo: la particolarità dell’incastro, come detto poc’anzi, come pure il mutamento della modalità narrativa in base ai consigli dello scrittore affermato, che diviene a sua volta funzionale alla narrazione di determinate vicende. La prima persona per gli anni dell’università, dove si prende tutto di petto; la seconda per il momento della riflessione e dell’introspezione, quando si prende atto dei propri errori e mancanze; la terza persona, come a prendere le distanze da ciò che viene narrato; la terza persona per esprimere l’intervento di una seconda persona, lo scrittore, il cui compito diventerà completare ciò che la malattia costringe Adam a lasciare in sospeso.

 

 

 

 

Paul Auster
Invisibile
traduzione a cura di Massimo Bocchiola
Torino, Einaudi, 2009
pp. 223

Lascia un commento

Sostieni


Facebook