"L'immagine semplice scaturisce dalla complicazione del racconto, proprio come la gioia è il frutto dell'infelicità della vita"

Emanuele Trevi

Martedì, 28 Luglio 2015 00:00

Napoli, anni Trenta: tempo di falene notturne

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Mi è capitato di recente di scoprire un nuovo ispettore, Gerri Esposito, al suo esordio grazie a Giorgia Lepore e a Edizioni E/O (I figli sono pezzi di cuore, 2015). Allora mi sono domandato che cosa dobbiamo ancora scoprire di così torbido. Certo, viviamo in un paese che non è un modello di trasparenza e mai lo è stato. Ma se invece, più che casi eclatanti da cronaca nera, la questione da indagare fosse il nostro lato oscuro o un certo passato che ci appesantisce lesistenza?

Chi di cammino ne ha fatto molto è Luigi Alfredo Ricciardi, commissario nella Napoli degli anni Trenta raccontato dal napoletanissimo Maurizio de Giovanni. Napoli appare anche nel romanzo di Giorgia, Gerri a dire il vero sembra un partenopeo doc a prima vista, ma non svelo altro se non che Lepore e de Giovanni sono amici e la prima cita il secondo nei ringraziamenti a fine libro. Incroci.
La Napoli fascista del commissario Ricciardi è una città forzatamente sottoposta a ritocco d
immagine dal regime. Eppure si profilano baraccopoli come oggi potrebbero essere a Caracas. Ma le scopri uscendo dalla retorica. Ricciardi le vede perché è tutto meno che retorico, anzi, sta passando un momento terribile da un punto di vista personale. La sua storia umana dilaga perfino dinanzi alla notizia che Hitler ha vinto le elezioni in Germania nel 1933. Perché questo non è un giallo, o un noir. O meglio: non solo. Qua si parla d’amore in un mosaico raffinato, scandito da interludi che sono le note di una delle canzoni storiche del repertorio: Palomma e notte di Salvatore Di Giacomo e Francesco Buongiovanni. Canzone adatta ad Anime di vetro.
Tutti i personaggi, infatti, sono delicati cristalli che lasciano intravedere ciò di cui sono fatti: grandi tenerezze, sentimenti, cattiverie e dolori. In nome di queste sensazioni si può seguire la strada dell
isolamento, è il caso di Ricciardi, o la strada di scelte folli che annullano perfino gli ultimi residui di dignità, è il caso di Romualdo Palmieri, conte di Roccaspina. E un comune denominatore si espande sulla trama: il sacrificio, perché questo è un romanzo di rinunce che rendono tutti un po dannati.
Fa effetto vedere un commissario così triste, con una lastra di vetro che lo separa dal resto del mondo. Anche da Enrica, perché è con lei che pare sciogliersi in un naufragio, in un dialogo che non a caso parte dalla domanda, molto partenopea: a che serve tutto questo mare? Il vetro, nel caso di Enrica, è quello di una finestra perché i due abitano vicino, dall’appartamento di Ricciardi si vede l’appartamento della ragazza. Il commissario passa serate a osservarla, lei invece lancia più sguardi fugaci, il sentimento è forte solo che adesso nella sua vita compare un militare tedesco seguace del nuovo corso nazionalsocialista e mandato in Italia a fare il doppio gioco: di addetto culturale al consolato italiano e di spia.
Ricciardi è un vecchio amico a cui volere bene, perché pure noi abbiamo di quei momenti ombrosi, ci sentiamo sconfitti, vorremmo, o dovremmo, ma non riusciamo a fare. Sorride poco, è un meridionale eretico perfino nei tratti somatici, visto che è un cilentano, peraltro non di mare, dagli occhi chiari. Ha perso una donna di casa che gli aveva fatto da tutto, perfino da madre: Rosa. In questa deriva totale ha la fortuna, o la sfortuna, siamo a Napoli e non si capisce bene, di trovare uno stimolo inatteso, la riapertura delle indagini, ma non ufficialmente, su una morte di qualche mese prima: una donna bellissima gli chiede di scoprire la verità, più per egoismo, o narcisismo. Ma tant’è, Ricciardi si dà una mossa e incrocia, senza saperlo, i tentacoli misteriosi dell’Ovra incarnata da Falco, un nuovo e pericoloso nemico.
Come si può cogliere, comincia una sfida nell’ombra: Ricciardi si muove senza fare sapere nulla ai suoi colleghi, salvo a un paio di fidatissimi amici. Falco è per natura capace di seguire senza farsi scoprire. Sono due animali adattissimi a competere in una terra fatta di incognite e amori, di femmine fatali e lacerazioni. Due falene. E come tutte le falene, si muovono con il buio ma, in fondo, sono attratte dalla luce.
Tuttavia, quelle con cui fare maggiormente i conti sono le falene femmine, le donne che amano Ricciardi, che hanno colto la sua di luce. La loro sfortuna è che Ricciardi reputa questo riflesso soltanto un fuoco pericoloso, che sia meglio scottarsi da solo e vedere queste farfalle notturne tornare verso l’aria fresca. Rinunciando ad amare, in fondo per una forma d’amore.

 

 

 

 

 

Maurizio de Giovanni
Anime di vetro
Torino, Einaudi, 2015
pp. 394

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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