“La mia non è indipendenza: è solitudine”

Pier Paolo Pasolini

Mercoledì, 03 Settembre 2014 00:00

La lettura di “Petrolio” di Emanuele Trevi: lo scioglimento in una catastrofe

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A costo di apparire pedante, non posso che partire da una citazione, quella di quarta di copertina perché non saprei fare di meglio verso un libro per il quale ho finito per nutrire una forma di rispetto (sottinteso anche per il suo autore). Tra parentesi, ci sono quarte di copertina antipatiche come una dichiarazione ufficiale di un ministro preconfezionata da un ufficio stampa dove si virgolettano articoli dei giornali più prestigiosi del mondo per dire che ci troviamo dinanzi a un libro che segnerà la storia delle letteratura. Magari lo scrittore in questione è pure collaboratore dello stesso giornale che recensisce l’opera.

In questo caso, abbiamo invece un passaggio del romanzo, azzeccato, frutto di una cura che sta dietro al lavoro di una casa editrice che è garanzia del miglior carattere fiorentino trapiantato sulla sostanza meneghina: "Sono rarissimi, gli incontri, che davvero, come si dice, lasciano un segno. La maggior parte delle persone, che incontriamo, è triste dirlo, non determina in noi nessuna reazione profonda, meno che mai un cambiamento anche minimo. Saremmo perfettamente gli stessi senza averle mai conosciute. Ma questa deprimente regola non fa che rendere l’eccezione più pericolosa. Ci sono pur sempre degli individui che svolgono nella vita dei loro simili un ruolo che non saprei definire meglio che catastrofico".
Ecco. Emanuele Trevi a un certo punto della sua vita si trova a frequentare il Fondo Pier Paolo Pasolini e di sicuro vi avrà incontrato tante persone. Persone educate, allegre, stabili, amanti del proprio lavoro. Fra tutte però sceglie di riportare l’esperienza avuta con la Pazza, ovvero la cantante, attrice, intima amica di P.P.P., Laura Betti, che dirigeva all’epoca il Fondo, scaricando su tutto ciò che le capitava a tiro, uomini e cose, la sua rabbiosa follia e verso la quale l’autore, bersaglio privilegiato della donna, nutre un sentimento di repulsione e attrazione. Perché come in tutte le cose che sanno di mito, non basta quest’ultima. Se sei davvero attratto vuol dire che parti da una posizione opposta, lontana, altrimenti sei semplicemente a contatto e perdi d’intensità.
L’altro filo del libro di Trevi è l’analisi critica di Petrolio, il romanzo postumo e incompiuto di P.P.P. Analisi dettata non solo dalla competente lettura del testo, ma anche dall’opera cinematografica che lo ha immediatamente preceduto, Salò e le 120 giornate di Sodoma, sullo sfondo degli ultimi mesi di vita dello scrittore. Cos’è che lega intimamente Laura Betti persona e Petrolio libro? Facile dire che la Betti era direttrice di un Fondo Pasolini, in realtà, e arriviamo al senso della citazione precedente, Petrolio è un testo unico perché… lasciamo parlare ancora Trevi: "Qualcosa di scritto. Né più, né meno – è questa la formula che in varie occasioni riaffiora in Petrolio, come la più adatta a definire l’opera che prende forma. La più adatta, in effetti, a definire la natura di un testo che, come un’ombra o una secrezione appiccicosa, non riesce, o non vuole, staccarsi del tutto dalla sua origine: un essere umano, un corpo vivente".
Laura Betti e Petrolio sono due esseri vivi, dunque anche per Petrolio possiamo spendere la definizione di individuo che svolge nella vita di chi lo incontra un ruolo catastrofico: "Perché la letteratura, intesa come grande esperienza sui limiti dell’umano, dovrebbe sempre essere questo: un detonatore, una catastrofe che genera cambiamenti irreversibili della vita. Un fattore di squilibrio".
Tra i cambiamenti irreversibili, Petrolio ne offre l’esempio più calzante: i protagonisti, o l’unico protagonista, ci sarebbe da disquisire, Carlo primo e Carlo secondo, due uomini, a un certo punto si ritrovano entrambi in un corpo femminile e a compiere riti d’iniziazione sessuale diversi nella forma ma cosmicamente identici. Se vogliamo, Carlo secondo sceglie Dioniso per l’approccio al suo nuovo sesso, Carlo primo sceglie Apollo. E così arriviamo in Grecia.
"Diventare donne, da uomini che si era: questa è la suprema, la perfetta, la decisiva metamorfosi. Tutta diventa più chiaro dal momento in cui noi accettiamo di leggere quest’opera finale di Pasolini, in tutti i sensi un testamento, come un rito anziché un romanzo se la metamorfosi sessuale completa l’iniziazione, questa a sua volta deve condurre al suo scopo supremo, che non è un concetto astratto, ma una visione".
Dalle sponde di Salò o dai salotti romani la conclusione è un viaggio da Atene a Eleusi, il luogo sacro dei misteri eleusini dove il rito d’iniziazione a cui accennano autori greci e latini doveva condurre allo scioglimento in una visione da tenere segreta.
Chissà se Trevi, che farà il viaggio in anni a noi prossimi, ha conosciuto tale esperienza. Non necessita saperlo, perché restiamo fedeli a questa tradizione omertosa, ciò che è importante è averci fatto capire che l’opera incompiuta di P.P.P. doveva condurre ad analoga elevazione. Anche qui non importa sapere se Pasolini non ha fatto in tempo a ultimare Petrolio o se questo suo testo era destinato a portare il lettore fino ai bordi estremi dello scioglimento senza, però, mostrarglielo.

 

 

 

 

 

Emanuele Trevi
Qualcosa di scritto
Firenze, Ponte alle Grazie, 2012
pp. 242

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