"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Domenica, 03 Agosto 2014 00:00

Cosa significa essere coppia

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Irène Némirovsky ha avuto una vita difficile ed errante. Nata a Kiev in Ucraina nel 1903 da una famiglia di ricchi banchieri ebrei, fu una perseguitata per tutta la vita. Nel 1918 dai Soviet che costrinsero la famiglia Némirovsky alla fuga prima in Finlandia, poi in Svezia ed infine a Parigi dove iniziò la sua attività letteraria e dove negli anni ’30 e ’40 divenne una delle scrittrici più famose del secolo. Infine fu perseguitata dai nazisti a partire dal 1940 per terminare la sua vita giovanissima nel campo di concentramento ad Auschwitz nel 1942.

Caduta nell’oblio dopo la guerra, riemerse solo dopo che le figlie pubblicarono inediti e biografie della madre, ma sono già gli anni ‘80 e ’90. In Italia la si scopre per l’editore Adelphi solo dopo il 2005, diventando subito un caso la cui eco ancora non si è spenta. La Némirovsky ha avuto come grandi maestri Turgenev, Tolstoj, Čechov attraversando Wilde, Huysmans e Maupassant.
Si ritrovano tutti nei suoi romanzi nei quali viene ricostruito perfettamente l’ambiente alto borghese parigino di quegli anni, ma è forse nel romanzo Due del 1939 che in molte pagine sembra di sentire la stessa prosa attenta all’analisi psicologica di Tolstoj dell’Anna Karenina nel seguire, dall’interno, la nascita di una famiglia da quando si è Uno e si diventa, seguendo i moti del cuore, Due.
La storia è ambientata a Parigi subito dopo la Prima guerra mondiale, quando i ragazzi della buona borghesia di vent’anni tornavano dalle trincee sperando di poter rivivere la vita di prima passando tra feste, amori ed allegria. Il mondo, però, era cambiato ed anche il loro, di mondo.
I protagonisti sono Antoine, uno di questi reduci, con un’amante fissa, Nicole, e un’attrazione molto forte per Marianne, piena di vitalità, ansiosa di vivere la passione e lasciarsi bruciare da essa. Le prime pagine raccontano della rivelazione di questa passione, di questo piacere tra sussurri, risate, innumerevoli baci catulliani dati e presi nella notte di Pasqua, la prima dopo la guerra, quando avevano abbandonato un noioso ricevimento con altri amici ed avevano passato la notte in un alberghetto fuori Parigi. Con loro vi è un’altra coppia già consolidata, Solange e Dominique. Antoine e Dominique condividevano un appartamento a Parigi, scenario della loro vita carica di promesse, come per tutte le gioventù. Con ricchezza di particolari e minuziose descrizioni dei pensieri dei personaggi, soprattutto di Marianne di cui il lettore assumerà il suo punto di vista, assistiamo all’innamoramento di Marianne per Antoine che non abbandonerà l’amante e si concederà a Marianne con quella parsimonia non scevra da un realistico cinismo fino a non vedersi più per un inverno intero.
Parallelamente assistiamo alla tragedia che porterà Solange a morire alcuni anni più tardi e diversi capitoli dopo per le conseguenze di un aborto clandestino. La relazione tra Solange e Dominique era vissuta anch’essa fino allo spasimo perché “ogni secondo era prezioso, insostituibile! Solo la gioventù sa come vola il tempo!”. Ma il giovane rimanda l’idea del matrimonio, il passaggio alla vita di adulti fatta di responsabilità, e Solange teme di essere per lui solo l’amante, il passatempo, così, una volta sola, per dispetto seguendo quelle schermaglie fatte di infantili ripicche femminili, si concede all’amico Gilbert, che invece è innamorato perso di lei.
Scopertasi incinta di Gilbert, non è in grado di affrontare la paura, la vergogna che questo status comporta in una società dalle rigide regole non scritte ed affronterà un aborto clandestino che le farà rischiare la vita e danneggerà per sempre la sua salute. Solange cambierà di colpo la sua visione della vita, gettando via ogni passione, ogni sentimento rifiutando Dominique che vede come il responsabile della morte dei suoi sogni e sposando Gilbert che l’amerà finché non si stancherà dell’infermità di Solange, ma rimanendole accanto fino alla morte.
L’aborto di Solange riavvicina Antoine e Marianne e l’uomo, deciso a dare una svolta alla sua vita e diventare adulto, chiederà alla ragazza di sposarlo. Marianne accetta, anche se è consapevole che la passione, quel piacere assaporato così profondamente l’uno per l’altra, non sarà più il collante di questa nuova coppia. Così la loro storia segue i binari scanditi dalle tappe di tutte le coppie di ogni tempo: l’arrivo dei figli che smorza gli entusiasmi, il lavoro ed i problemi economici che logorano l’esile filo che  tiene legate due persone. Antoine conoscerà l’amore con Evelyne, la sorella di Marianne, più giovane, entusiasta della vita da essere abbastanza folle da prendersi tutto con bramosia. Antoine in lei rivede la sua gioventù perduta, la Marianne che fu, le promesse di un futuro non mantenute.
Il suicidio di Evelyne metterà fine alla storia d’amore facendo sprofondare Antoine in un dolore senza fine. Anche Marianne troverà la sua distrazione nella storia con Dominique, ma essendo sempre consapevole che nella vita degli adulti il matrimonio, pur essendo una gabbia, protegge gli individui da ogni avversità della vita e dei sentimenti. Così il romanzo si conclude con l’amara constatazione di Antoine che si riavvicina alla moglie sapendo che l’amore non ha nulla a che vedere con il legame che unisce due persone.
La passione è un dono di Dio limitato nel tempo. L’unione, il legame è voluto dagli uomini, costruito con fatica, “distillata come il miele”. La morte metterà fine a tutto e questo legame dispiacerà lasciare quel giorno, non altro.
La scrittura della Némirovsky è fluida, attenta e potente, si sofferma su ogni aspetto del sentire dei personaggi con delle riflessioni così sorprendentemente attuali da far diventare Marianne-Antoine l’archetipo della coppia ideale pur non avendo nulla che possa essere invidiato dal lettore. In Due, la società parigina che cerca di risollevarsi dalla Grande Guerra sembra aver perso le illusioni ottocentesche di felicità e progresso, inconsapevole di avvicinarsi, nonostante tutto, al baratro della Seconda Guerra Mondiale e all’orrore nazista.

 

 

 

Irène Némirovsky
Due
(1939)
traduzione a cura di Laura Frausin Guarino
Milano, Adelphi, 2013
pp. 237

 

 

 

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