"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Lunedì, 19 Maggio 2014 00:00

“CosmoZ” ovvero dei mostri del Novecento

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C’è quel momento in cui la favola inizia, “c’era una volta”, e tutti lo viviamo con trepidazione perché cosa possa esserci stato, quella volta, non lo sappiamo, la fantasia del narratore è uguale a infinito, e una tale illimitatezza non può che generare un misto tra attesa e timore.

“Ti chiami Dorothy, sei una bambina e vivi nel Kansas, nel bel mezzo delle grandi pianure grigie, con tuo zio e tua zia, anche loro grigi, soltanto il tuo cagnolino Toto non è grigio, ha il pelo nero e liscio, ti fa ridere, di un riso il cui colore sarebbe difficile da definire, ma che, con le giuste sfumature, dovrebbe poterti aiutare a superare tutto questo grigio. Porti uno scamiciato su una camicetta dalla pettorina in garza color crema e dalle maniche a sbuffi terminanti in un risicato bordino blu. Vivi nel Kansas con tua zia e tuo zio”.
CosmoZ (2010) di Claro inizia così, quasi ansiogeno, con quel grigio molto ‘rimembranze foriere di chissà quali tragedie o orrori o altro di brutto’, e quasi si vorrebbe deporre il libro, ammutolire il narratore, tornare alla propria qualsiasi vita.
Non è una favola, direte. Magari non è neppure un libro per ragazzi, direte.
Di certo non è Il meraviglioso Mago di Oz che tutti conosceranno per l’opera di Frank Baum del 1900 o per il film con Judy Garland del 1939.
Cos’è CosmoZ?
È un romanzo-mostro su mostri e mostruosità. Si parte dal romanzo per bambini di Baum ma tutto viene trasfigurato. Il mostro è asimmetria, anormalità, inumano; dice Josè Gil in Mostri. Umanità e anormalità (1994; Besa, 2007) che “il mostro ha rotto gli argini che detenevano il tempo e l’irreversibilità è schizzata in un impeto caotico: quel che annuncia è catastrofe e morte” (p. 100). Questo è CosmoZ: la folle e caotica storia delle catastrofi della prima metà del Novecento, storia narrata attraverso un remake, o, meglio, una lunga cover rock-progressive in stile King Crimson dell’opera di Baum.
Ci sono tutti: Dorothy, Toto, lo Spaventapasseri (Oscar Crow), l’Uomo di Latta (Nick Chopper), i Munchkins, la strega cattiva (Elfeba), il Mago di Oz, c’è persino Baum. Ma il loro è un viaggio lisergico, tossico, sanguinoso, di mezzo ci sono le guerre mondiali, gli stermini di massa, la preparazione della bomba atomica, gli ospedali psichiatrici, e così i personaggi di Baum li perdi, e ti ritrovi con dei mostri che cercano di sopravvivere alle mostruosità del Novecento.
CosmoZ è un viaggio, allucinato, ma un viaggio andato a male, di quelli che ti sei perso e accade di tutto e non sai dove andare a parare e alla fine, anche qui come nella storia originale, in un modo tutto suo, è il Mago di Oz a mostrarti un barlume di verità, e lo fa attraverso una lunga confessione che poggia tutta su un breve inquietante assioma: “la finzione sarà la mia munizione” (p. 393). E su quest’assioma, lo sappiamo, da sempre poggia la Letteratura.
Claro ha partorito un libro che è un mostro, vi dico.
Bene, direte, almeno non ci riguarda.
E qui vi sbagliate, vi dico.
E vi cito ancora Gil: “il mostro non si colloca fuori del dominio umano: si trova al suo limite” (p. 10).
E ora capite che questo incubo di Claro ci riguarda eccome.


 

 

 

Claro
CosmoZ
(2010)
traduzione di Antonella Conti
Clichy, Firenze, 2013
pp. 528

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