“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”

Friedrich Hölderlin

Sabato, 29 Marzo 2014 00:00

Dieci Dicembre. La speranza è l’arcobaleno

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Per smuovere le coscienze e sintonizzarle su un presente che avvertiamo come si avverte un dente devitalizzato, forse il modo migliore è abbandonare il realismo, che ha un rumore di fondo troppo simile a quello in cui già siamo immersi e attirerebbe la nostra medesima dis-attenzione, per proiettarci in un futuro prossimo dove gli elementi che caratterizzano il nostro presente permangono, ma in dimensioni macroscopiche difficili da ignorare e dove lo sguardo non potrà fare a meno di soffermarsi su segnali che lampeggiano come allarmi anti incendio.

Ecco quello che fa George Saunders nei suoi racconti, ecco un altro di quegli americani la cui voce ha il suono della profezia, costringendoci egli a guardare attraverso lenti vedo chiaro là dove, per quieto vivere nostro, faremmo anche a meno di guardare; ecco un libro da portare sempre in borsa per averlo a portata di mano sul treno, in coda alla posta, o in sala d’attesa del dentista così che quando capita che il discorso cade sul surrealismo e sul postmodernismo − giusto per deviare dai soliti discorsi su Renzi e Berlusconi − e si incappa, perché lo si trova sempre, nel solito scettico-nostalgico-classicista che storcendo il naso “incacaglia” con insistito compiacimento in un “ma-ma-ma-ma Do-do-do-stoevskij”, possiamo sguainarlo come uno spray antiaggressione e leggere, così, aprendo il libro a casaccio, poche righe di una qualsiasi pagina di un qualsiasi racconto, tanto per raddrizzargli il naso.
I personaggi di questo libro hanno voci molto diverse tra loro, tanto che se non si trovassero tutti nella stessa raccolta di racconti del medesimo autore, si potrebbe anche pensare a scrittori diversi. C’è in Saunders una rara capacità camaleontica che gli permette di mimetizzarsi: con ogni personaggio, infatti, anche lui rinasce a nuova vita. Per fare un esempio cinematografico vi invito a pensare a François Ozon: se vi metteste a guardare, ignorando il nome del regista, Riky. Una storia d’amore e di libertà, poi Otto donne e un mistero, a seguire Sotto la sabbia oppure Angel. La vita, il romanzo, pensereste mai che l’unica cosa che hanno in comune sia proprio lui, il regista?
Questa raccolta di racconti, che prende il nome dall’ultimo di questi, Dieci dicembre, e che ha ufficializzato l’inserimento di diritto di Saunders nella lista dei venti migliori scrittori del 21° secolo (“New Yorker”), è non solo un concentrato di magnifica narrativa onirico/visionaria, ma anche un’acuta e spietata analisi sulla deriva della famiglia e della società contemporanea.
Troveremo genitori che cercano di far crescere i figli all’interno di rigidi schemi prestabiliti per proteggerli dall’ignoto. Ma la fitta rete di minuziose direttive appositamente creata ‘per-il-tuo-bene’ rivela tutta la sua fragilità, l’imprevisto sfugge sempre dalle trame, altrimenti non si chiamerebbe imprevisto. E in Giro d’onore l’imprevisto si presenta sotto le sembianze di uno sconosciuto armato di coltello che ha tutte le intenzioni di ‘rapire? violentare? uccidere?’ la piccola bellissima vicina di casa. Salvarla? Ma come? Bisognerebbe infrangere milioni di regole Fondamentali e Supplementari per intervenire. Ma ognuno di noi è un arcobaleno ed esistono universi paralleli dove un ragazzo mingherlino infrange tutte le regole e affronta a testa alta il suo primo ‘imprevisto’.
Ci sono brevissime storie dove due pali in croce eretti da un padre incapace di comunicare, dapprima per rappresentare l’avvicendarsi delle stagioni e poi per affiggervi rimorsi e rimpianti come fossero il corpo del nostro salvatore, centrano in pieno il senso della nostra transitorietà su questa terra.
Con i racconti Il cagnolino, Fuga dall’Aracnotesta, Le ragazze Semplica, Casa, Esortazione, si alza la posta in gioco e dalla famiglia si passa con un grandangolo alla società americana, sulla quale Saunders esegue la tarantiniana ‘tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita’ e così, come in un rallenting, la vediamo compiere i suoi ultimi cinque passi prima di esalare, povera società americana…
Con Le ragazze Semplica la narrazione assume la forma di un diario scritto da un parlante non nativo che incede disarticolato come il buon selvaggio Venerdì. Ma non siamo su un’isola deserta, bensì nel bel mezzo di un’America postmoderna dove il consumismo si ciba di se stesso, il divario economico e sociale ha raggiunto un entità tale che per guardare dal lato opposto serve il cannocchiale, e dove al problema dei paesi sottosviluppati e dell’immigrazione viene data una soluzione sorprendente. Così, come se nulla fosse, prima giusto accennato (utilizzando la sigla RS della quale ignoriamo il significato) poi spiegato per benino (RS sta per Ragazze Semplica dal nome del Dottore/Scienziato che le ha create, così come accadde per la creatura del Dr. Frankenstein) vediamo come delle giovani immigrate, più o meno clandestine, vengano acquistate da società che le utilizzeranno per farne dei richiestissimi addobbi da giardino.
Dopo aver sgretolato anche l’ultimo pezzo di speranza mostrandoci un futuro che non stona affatto con la piega presa da un presente abbastanza simile, sembra che Saunders con l’ultimo racconto Dieci dicembre abbia voluto chiudere il cerchio di un discorso − quello sulla bellezza della vita e sull’intrinseca bontà del genere umano −, aperto a inizio libro e, allo stesso tempo, darci in dono una goccia di speranza che cade su tante macerie. Chissà, forse aveva ragione la piccola Alison, la vicina di casa del primo racconto, a credere che ognuno di noi sia un arcobaleno e che non si possa non trovare nelle persone qualcosa di buono e nella vita qualcosa di divertente e che “per fare il bene devi decidere di fare il bene. Devi essere coraggioso. Difendere ciò che è giusto”.
A chiusura, di libro e di cerchio, è un malato terminale ad arrivare alla medesima conclusione della bambina: “Ma adesso capiva che nel suo futuro potevano esserci ancora molte... molte gocce di bontà, così gli veniva di chiamarle − molte gocce di lieta... di buona fratellanza, e queste gocce di fratellanza lui non aveva il diritto − non l’aveva mai avuto − di negare”.
La speranza, è nell’arcobaleno presente in ognuno di noi.

 

 

 

George Saunders
Dieci dicembre
traduzione a cura di Cristiana Mennella
Roma, Minimum Fax, 2013
pp. 222

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