“Duro? No. Sono fragile invece, mi creda. Ed è la certezza della mia fragilità che mi porta a sottrarmi ai legami. Se mi abbandono, se mi lascio catturare, sono perduto”

José Saramago

Extra

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Venerdì, 03 Gennaio 2014 00:00

E dammi ‘sto veleno

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Questo articolo non avrebbe motivo di esistere se mia nonna non fosse nata nel 1935, mia madre nel 1961 e io nel 1989.
In quanto donna nata 24 anni fa, l’unica prospettiva capace di farmi piangere dalla gioia riguarda la firma di un contratto a tempo indeterminato con sangue arterioso in pieno flusso − utopia pura, mi sono vergognata a pensarlo, figuratevi a scriverlo − immaginate pertanto la mia sorpresa nel realizzare l’esistenza di Alba nuziale, volume edito nel 1941 dall’Istituto di Propaganda Libraria di Milano e scritto da Angela Sorgato1 col preciso intento di segnare la retta via alle giovani donne in procinto di sposarsi: “Questo libro è il dono di nozze che ti presento nella sua semplicità e nella sua freschezza, dono che parte dal cuore, nel desiderio grande di accompagnarti, amica invisibile, passo passo, nella tua strada, incontro alla gioia, incontro al dovere...” (p. 10).

Sabato, 28 Dicembre 2013 00:00

La salvezza che abbiamo meritato

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Con la fine della modernità i disagi individuali e sociali, così come le malattie, sono sintomi da attribuire alla mancanza di tavole di valori che diano un senso più completo all’esistenza. Le tavole di valori che mancano non sono quelle tradizionali, ma quelle che si vanno estinguendo della cultura moderna, per ora non ancora sostituite.
Grazia Ardissone

Quando cambiano i paradigmi, il mondo stesso cambia con essi.
Thomas Kuhn


Durante gli interminabili cinque minuti di tapis roulant defaticante che segnano l’epilogo di ogni mia sessione di allenamento, tendo ad occupare il tappeto centrale della sala pesi: da qui ho infatti la vista migliore del megaschermo perennemente sintonizzato su Radio Capri Television, finestra videomusicale spalancata sulle storture del mondo contemporaneo.

L’impero familiare delle tenebre future (il Saggiatore, 2012) è un’opera prima in cui un papa muore in diretta TV e una ragazza intraprende una disperata/disperante ricerca della madre e nel mezzo non accadono tante cose. È un viaggio infernale in cui corpo e mente vengono portati ai limiti.

Martedì, 24 Dicembre 2013 00:00

Tu scendi dalle stelle o del pranzo di Natale

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Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo,

e vieni in una grotta al freddo e al gelo. (2 v.)

O Bambino mio divino,

io ti vedo qui a tremar;

o Dio beato!

Ah, quanto ti costò l'avermi amato! (2 v.)

 

Mercoledì, 25 Dicembre 2013 00:00

Auguri!

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Il riso con cui lo disse, e il riso con cui pagò il tacchino, e il riso con cui noleggiò la carriola, e il riso con cui diede la mancia al ragazzo, furono superati soltanto dal riso che lo prese mentre si lasciava andare senza fiato alla sua poltrona, dove rise e rise e rise fino a farsi venire le lacrime.
Radersi non fu facile, perché la mano gli tremava ancora e farsi la barba richiede sempre un po’ di attenzione, anche quando non ballate. Ma se anche si fosse mozzato la punta del naso, Scrooge ci avrebbe appiccicato un pezzetto di carta e sarebbe stato comunque contento come una pasqua.
Si vestì con il meglio che aveva e poi uscì per strada, dove la gente si riversava all’aperto come nella visione dello Spirito del Natale presente. Camminando con le mani dietro la schiena, Scrooge guardava tutti con un sorriso soddisfatto. Era così allegro, e così irresistibile nella sua allegria, che tre o quattro anime belle lo salutarono: “Buongiorno, signore! Buon Natale!”
Scrooge, in seguito, affermò spesso che di tutti i suoni lieti che aveva sentito in vita sua, i più lieti, senza alcun dubbio, erano stati quelli.
                                                                                                                                                    (Charles Dickens, Canto di Natale)

 

 

A tutti i lettori de Il Pickwick che, una volta o cento, hanno deciso di prestare attenzione ai nostri ritagli di chiacchiera, ai nostri tentativi di racconto o rammento, auguriamo un felice Natale! Il primo trascorso assieme…

 

Auguri dall’intera redazione e... da Mr. Samuel

Lunedì, 23 Dicembre 2013 00:00

Il cigno di Utrecht

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Il buon Marco giunse in Italia in sordina. Era il calciomercato 1987-’88, l’anno prima il Napoli aveva vinto scudetto e coppa italia. Nel Napoli c’era Diego, il più forte di tutti, ma c’erano anche altri che quasi quasi potevano vincere senza di Lui, e dico quasi, perché si sa che dopo Diego il Napoli non ha vinto più nulla per oltre vent’anni. Ma questa è un’altra storia.

Quando si immagina la vita come una occasione continua di scambio, e il cinema come il riflesso di questa occasione che non finisce mai e continua fuori dalla sala, nelle nostre case, nelle strade, nelle storie, nelle nostre domande, si può incappare in questa domanda: cosa chiediamo il più delle volte al cinema? Quando si spengono le luci sulle nostre vite e comincia "la notte cinematografica" che dura poco più di una proiezione, cosa speriamo accada in quell'unico appiglio che ci rimane, quel fascio di luci di fronte a noi? Chiediamo forse l'impossibile, la sorpresa, l'inatteso, il sogno, il mistero, il miracolo, la possibilità di godere emozioni estreme senza rischi o sacrificando una parte inconsapevole di noi in cambio di un'ossessione, di una liberazione o di una redenzione.

Sabato, 21 Dicembre 2013 00:00

Twitter-intervista con Elena Bibolotti

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Justine 2.0 è il libro di esordio di Elena Bibolotti, pugliese diplomata all'Accademia di Arte Drammatica "Silvio d’Amico", impegnata nel teatro di ricerca fino alla metà degli anni Novanta, poi nella comunicazione on line per i primi Provider italiani e infine nella direzione di alcune tra le più importanti scuole di musica moderna della capitale, ora è consulente editoriale per lo più disoccupata. Non è che abbia scelto un argomento qualsiasi e se uno è attento al titolo e con un po’ di conoscenza di letteratura ha come un baleno di agnizione.

Venerdì, 20 Dicembre 2013 00:00

La Bellezza per la Ricerca

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Tramutare i colori, le forme, il tratto, il gesto nel compiere il tratto ed il tocco del pennello, la linea rigata da una mano, la sfumatura e la sagoma, una curvatura e una linea in un atto del sapere medico, in una possibilità di approfondimento e di verifica mirata all’indagine, alla conoscenza, alla cura.
Fare della punta del pennello o della prima scheggia di una statua il punto di partenza di un viaggio verso la scoperta. Fare dell’Arte – economia della purezza – un’occasione di Scienza; fare della Scienza il risultato vero dell’Arte. Generare bellezza per rendere viva la Ricerca, ricercare valorizzando implicitamenente la Bellezza da cui si è partiti. Generare un legame solidale, un intreccio, un connubio capace di ricevere il rosso, il blu, il giallo o il marrone, l’oro o l’argento messo in cornice tanto quanto il piombo, il bronzo, l'acciaio o il legno forgiato in una sagoma per renderlo silenzio fattivo da laboratorio; attenzione al microscopio; strumentazione nuova e nuova ricerca di dati, possibilità, risultati.

Lunedì, 16 Dicembre 2013 00:00

Ultras

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Mi chiamo Sergio, ai fini del racconto il cognome non è un fatto rilevante.
Sono uno studente di giurisprudenza all’ultimo anno e nemmeno questo è un fatto rilevante.
Mio padre è primario di cardiologia in un noto ospedale napoletano, mia madre insegna lettere e filosofia in un importante liceo classico napoletano, ma questi pure sono dettagli del tutto irrilevanti.
Sono fidanzato con Silvia da tre anni; una volta abbiamo creduto che lei aspettasse un figlio, ma l’allarme è rientrato, acqua passata.
No, non c’entra niente con quello di cui vi voglio parlare neanche questo, e non vi voglio parlare neanche della mia mini cooper, della moto, del mio cavallo, dei locali che frequento, degli aperitivi, della cena di Natale, di casa mia.
Niente di tutto questo.

Domenica, 15 Dicembre 2013 00:00

L’enigma della vita

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L’industria dello spettacolo è un’infallibile macchina da guerra, generatrice di audience e di denaro. Si sa. Ma il più grande orgoglio di quella scatoletta magica chiamata Televisione resta l’inaspettata trasformazione di programmi nati come riempitivi in programmi improvvisamente di successo, che per qualche opera di straordinario ingegno giungono a divenire vere e proprie icone sociali. Sarà a causa del perenne bisogno dell’uomo di ampliare la propria struttura, non solo mentale ma persino corporea, che alcune Serie Televisive finiscono per divenire dei grandi contenitori di Risposte nelle quali rifugiarsi per trovare conforto, per giustificare il proprio operato, per sentirsi meno soli.

Venerdì, 13 Dicembre 2013 00:00

Il miracolo

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Era una domenica di primavera.
I miracoli, si sa, accadono tanto nei giorni di sole quanto nei giorni di pioggia; e tanto nei giorni di sole, quanto in quelli di pioggia, la musica si spandeva nel parco, incurante di stagioni e perturbazioni, commentata dal vento e dal canto degli uccelli, dalle urla di gioco dei bambini, col bel tempo; sciogliendosi invece sommessamente nella pioggia, posata solo tra le foglie degli alberi, che la lasciavano scivolare via tristi, dopo aver tentato invano di trattenerla.

Sono sul balcone di casa, è passata mezzanotte, fa freddo e in questa notte di inizio dicembre ho il naso all’insù. Se volete, alla stessa ora affacciatevi alla finestra e rivolgete lo sguardo a Sud-Est. Quando il cielo sarà sgombro da nuvole, potrete scorgervi un corpo grande e luminoso, il più luminoso dopo Venere: Giove.1 Questo gigante gassoso aiuta a mantenere l’equilibrio del sistema solare.

Martedì, 10 Dicembre 2013 01:00

Tenerezza

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Sono morta.
Agito le gambe ritmicamente: sono un corridore prima dei cento metri. Le braccia invece le lascio pendere lungo il corpo, le mani fredde, sempre di più, con il gelo che parte dalla punta delle dita a salire su, sempre più su, fino ad arrivare ai polsi, e oltre ancora.
Chiamano il mio nome, scuoto il capo lieve: sono un cavallo da corsa dietro al cancelletto. Con gli occhi fissi, scendo dalla gradinata sorridendo, il passo elegante sulla moquette blu scuro. Attendo pacifica l’effetto sorpresa: come previsto non tarda ad arrivare.

Lunedì, 09 Dicembre 2013 00:00

Fitzwilliam Darcy

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Quando, dopo tanti anni, incontrai quello che oramai chiamavo Fitzwilliam Darcy, il tempo era discreto, era una di quelle giornate di fine estate in cui l’umidità non sa più se appartenere all’estate o all’autunno. Via Toledo era affollata come al solito, nugoli di persone come strambe nuvole di passaggio. C’era confusione intorno a me, ma io ero immerso nel silenzio delle mie considerazioni. Il sudore mi bagnava lievemente la fronte mentre l’umidità divenuta fredda come una vecchia lama arrugginita aveva deciso di scavarmi le ossa. Camminavo a testa alta (perché sono abituato così) e con le mani conficcate in profondità nelle tasche del pantalone di lino. E pensavo. Pensavo, poi. Diciamo che contavo i soldi.

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