“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Extra

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Se un tempo la parola “nerd” aveva un significato assai negativo, sono in tantissimi oggi a dichiararsi orgogliosamente nerd. Ma la questione principale è: lo sono davvero? Cosa distingue un vero nerd da uno sfaccendato benestante sempre munito di portatile e smartphone di nuova generazione che si dedica a videogames, fumetti e fantasy solo per noia?
Innanzitutto bisogna precisare che il contesto storico e sociale nel quale la parola “nerd” è nata è completamente diverso da quello attuale. Noi oggi viviamo nella società dell’elettronica e dell’informatica, e sono in pochissimi a non sapere usare il computer. Risalendo indietro nel futuro insieme a Marty Mcfly e Doc, nel 1985 quando uscì il primo film della saga Ritorno al futuro, era esattamente il contrario. Lo era anche nel 1977, quando uscì il primo Star Wars e il 3d Rendering era probabilmente il sogno erotico di George Lucas mentre lavorava alle scene filmando modellini e vecchie batterie di flash appiccicate a dei bastoni.

2 Agosto, ore 22:00, Napoli.
Sono qui nella mia stanza nell'afa estiva per scrivere il diario di una giornata atipica: con un po' di fantasia il mio personal computer diventa un calamaio e il mio mouse una piuma bianca: voilà! Ora mi sento davvero come Jonathan Harker, uno dei protagonisti del romanzo di Bram Stoker, Dracula.
Tutto è iniziato questa mattina: armata di straccetto d'aglio e croce (la prudenza non è mai troppa non si sa mai) mi accingo ad incontrare i miei ospiti. Sono in leggero ritardo e mi affretto: non bisogna scherzare coi vampiri, possono sempre reagire male e azzannarti la giugulare, meglio tenerli buoni.
Da lontano li vedo arrivare e, per mia fortuna, non sono in gruppo ma solo due: Roberto Colasante e Flavia Razzano, videomakers, rispettivamente “vampire” director e “vampire” editor di un progetto 'made in Naples', una casa di pruduzione indipendente che già dal nome ci suggerisce che  bisogna aver paura: Amygdala Production. L'amygdala è infatti proprio quella parte del cervello che gestisce le emozioni, in particolare la paura: non stupisce quindi che il loro ultimo lavoro, Linee di sangue, un trailer vecchia maniera, indaghi proprio l'universo dark e sinistro dei vampiri.

Domenica, 04 Agosto 2013 07:26

Ho baciato Mick Jagger

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   quella mattina m’ero svegliato con una gran voglia di andare con una donna… desiderio tutt’altro che raro: ad ogni mio risveglio infatti sono pervaso da siffatta prurigine talvolta riuscendo addirittura a compiacerla: circostanza – quest’ultima – però invero rarissima
   quando la Fortuna si ricorda di carezzarmi le gote allora basta un paio di telefonate a delle ragazze giuste che conosco (dalla dubbia moralità) anch’esse assalite da medesima (e fors’anche più incalzante) foia mattutina per soddisfare così la mia personale fregola e la giornata è da reputarsi tutta guadagnata – indorata da nuova luce

Venerdì, 02 Agosto 2013 08:24

Marchionne libero

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Caro Marchionne ti scrivo
Ti scrivo per mostrarti tutta la mia solidarietà. Quello che l’Italia ti sta facendo è inaccettabile. Questo paese è per te ormai claustrofobico.
Ribellati, io sono con te.
Ti appoggio pienamente quando sottolinei l’impossibilità per le multinazionali, come quella che hai creato tu, di produrre e continuare ad espandersi in quest’italietta in cui, antistoricamente, esiste un contratto nazionale dei lavoratori, seppur fortemente evirato, che tanti ostacoli pone allo sfruttamento totale degli operai da te giustamente agognato.

“Ieri andando a fare due passi

in un percorso di fede

mi chiedevo: posso

smaltire i peccati con il jogging?1

Se lo chiedono Elio e Le Storie Tese in Dannati Forever (http://www.youtube.com/watch?v=_mOs3DZw2Og), traducendo in musica l’eterno mistero della fede: come si fa, oggi, a non sentirsi soli e abbandonati su queste lande desolate, come si fa a percepire ancora il calore della promessa divina e del suo immenso amore quando tutto, intorno a noi, è avvolto in una nebbia di peccato, perdizione ed empietà?

Giovedì, 01 Agosto 2013 02:00

Uno dei miei più grandi trionfi

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Ancora una volta (e non riesco neanche più a contarle) quel mio caro amico (l’amicizia – e non posso farci nulla ma mi scappa sempre un sorriso quando penso a quel sentimento) di cui forse non ho intenzione di parlarvi troppo a lungo, perché non è poi una persona tanto interessante da necessitare una trattazione specifica, uomo che potrà forse incuriosire qualche nostro studioso della psiche (all’erta psicologi, psichiatri, psicanalisti, pedagoghi, educatori, sociologi e antropologi!) ma che per quanto mi riguarda in un mondo benfunzionante non sarebbe capace di suscitare una qualche emozione in nessuno, mi disse che si sarebbe sparato un colpo di pistola in faccia, perché la sua vita faceva schifo (come dargli torto?) e anche la sua morte non doveva essere da meno, sangue e pezzetti di cranio e poi materia grigia e occhi schizzati chissà dove, grida di persone disgustate e infine qualche incubo durante le notti di chi per sua disgrazia lo avrebbe trovato spappolato nel suo studio. Come un immenso affresco del dolore contemporaneo, proprio così mi disse e io quasi quasi gli ridevo in faccia (ma, come sempre, seppi controllarmi).

A Miriam

 

 

Chiamo filosofia il discorso dell’universale. Il nome, in effetti, non importa. Non importa nemmeno il modo: l’essenza è lo scopo.
Ecco qui. Ecco che comincio a imporre, a tracciare linee e confini. De-finisco: con quattro icastiche sentenze ho già imbottigliato l’imprevedibile, il contraddittorio, l’opaco vortice della vita nel quale tutti noi ci agitiamo in cerca di un buon appiglio.

Per me che uscivo dal liceo classico, doveva essere tutto più semplice perchè, a detta di molti, lo studio del latino e del greco mi avevano dato un’apertura mentale superiore, una forma mentis tale che avrei potuto fare veramente tutto.
Perciò sapevo di non voler fare niente.

Sabato, 27 Luglio 2013 02:00

SELFNESS

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“ovvero della disavventura occorsa al noto (?) cantautore sentimentale Massimo Di Cataldo, emblematica di una questione pregnante quale la collocazione dell’Io nella società odierna”

 

La lettura dell’antologia di saggi a tema romanzo The Novel Today. Contemporary Writers on Modern Fiction (1977), a cura di Malcolm Bradbury, mi ha dato modo di soffermarmi sul concetto di Self e su quello che si presuppone essere il ‘posizionamento’ dell’Io nella società attuale. Secondo lo scrittore Saul Bellow, l’Io contemporaneo è continuamente consapevole dell’avvenuta perdita del potere che aveva in epoche passate (e.g. l’Illuminismo) di plasmare la realtà a sua immagine e/o secondo il suo canone di giustizia/moralità/eticità/etc. La nauseante pressione della società dei mass media e i continui stimoli alla passività e all’assorbimento coatto di una nozionistica pedestre, l’importanza assunta dalla finanza e dall’ ‘organizzazione’ in senso lato, le brutalità di uno stato di conflitto iterato, hanno annichilito ciò che di buono poteva risiedere nell’egotismo-funzionale-alla-realtà illuministico, trasformando la maggior parte di noi nell’uomo del sottosuolo di Dostoevskij, più o meno un larviforme triste dalla evidentissima inadeguatezza morale. Il che a mio avviso, pur non essendo frutto di una visione troppo lontana dal vero, equivale a dire che «c’è la crisi per colpa di Berlusconi».

Mercoledì, 17 Luglio 2013 02:00

Les boutades de Lubylu – See you later alligator

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La contessina Maria Rosaria Galateva, la matura cugina americana Michelle Rabby con la figlia Ketty e poi c’ero io; come un redivivo Quartetto Tetra giravamo per la Florida cantando canzoni improbabili, in un afoso giorno di fine agosto, pronti per una visita guidata all’Everglades, una vera e propria palude attrezzata. Avevamo appena parcheggiato nel Parking l’auto col cambio automatico, che ormai ero solito guidare. Visto che tutte le volte che Michelle Rabby aveva guidato era stata una tragedia: la prima volta aveva preso l’autostrada, ’a Turnpaich, nel senso opposto; la seconda, era stata inseguita e bloccata da un’auto della Polìs, con tanto di 100$ di multa; la terza, guidava così veloce che sembrava stessimo decollando, tanto che ad un certo punto era apparsa l’hostess per indicarci le uscite di sicurezza.

Venerdì, 12 Luglio 2013 02:00

Adversus relativismum o diario filosofico 1

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Cominciamo questo discorso con un'immagine. Cominciamo, dico, quasi mi volgessi a voi riuniti in assemblea, su gradini di marmo o sotto il fresco di un platano, poco lontano dalle mura d'Atene. Imperdonabile furberia. Artificio retorico tanto più grave, se mi propongo di rubare il mestiere ai poeti. L'immagine è la loro casa, certo. Aristotele diede loro le chiavi, nella Poetica. Porre davanti agli occhi è, mi sembra, il modo più schietto di scavalcare il problema dell'inizio. L'incipit è il passare dal silenzio al rumore, dall'assenza alla presenza. Ogni incipit è zoppo, è un salto che non poggia da nessuna parte. Questa snervante premessa avrebbe a sua volta bisogno di un'altra premessa, di dieci, cento e mille premesse fino alla parola che spiegasse l'inizio dei tempi e il sistema di tutte le cose. Ma non temete, non abbandonate i gradini, rimanete su questo prato: questo discorso comincia – è già cominciato – con un'immagine. Il discorso, dunque.

Martedì, 09 Luglio 2013 08:29

Il Vampiro (Versione 2.0)

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Scosta piano la tenda e il suo volto bianco appare dietro il vetro, la luce è come uno schiaffo sulla faccia, un sole sporco di pulviscolo filtra i raggi, nel riflesso del vetro un’immagine vaga, luce crudele, pelle appassita bianca e smorta, Valeria richiude la tenda, il buio nasconde le cose, la notte è pietosa, la notte è buona papà la notte riesce a dormire e la tormenta meno… ma che pensa, papà non la tormenta affatto, povero papà… da quando è caduto a letto malato la sua vita è tutta dentro quella stanza, e la sua in quella casa spenta, povero papà, la sua vita confinata in una malattia, l’attesa della fine, e che arrivi lenta e meno dolorosa possibile… oppure che arrivi in fretta e non ci pensi più… ma povero papà, speriamo che guarisca, un miracolo è sempre possibile…

Giovedì, 11 Luglio 2013 02:00

MATTINO IN ROSA 04: Made in USA

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di Attilio Faroppa Audrino


Cara Peggy, è proprio vero: Gentlemen Prefer Blondes! Ma a volte non resta che la fede!

Negli anni ‘50, le tre sorelle Franzenstein − Cherry la bassetta, Molly la moretta e Sydney l’occhialuta −, che erano proprio nate a Little Rock, Arkansas, passavano per tre graziose e vispe bimbette. Il loro sogno era quello di diventare: la prima come Marilyn Monroe, la seconda come Jane Russell e la terza... be’, Sydney sperava solo di diventare una qualsiasi Lady Beekman, quella della tiara di diamanti per intenderci. Ma crescendo presero una piega bizzarra e, come Piero Chiara descrisse le sorelle Tettamanzi, andarono sempre più ad assomigliare a delle zucche degenerate.

Le lettrici del Pickwick protestano:

Siamo indignate per la linea misogina che il vostro editoriale sta prendendo ultimamente. Ci riferiamo alle posizioni manifestate attraverso i loro scritti dagli autori del “Circo(lo) Volante Pickwick”, Delio Salottolo e Daniele Magliuolo. Chiediamo l’immediata sospensione della suddetta serie accompagnata dalle scuse della Redazione. Grazie.

 

AUTORI, AVETE LETTO?

(la Redazione)

 

Alle 7:30, puntuale e un po’ reticente, Chiccumma mi era venuta a prendere a casa, accompagnata da Simoncello a bordo della fantastica “16”, il modello della Fiat più “fortunato”. Sul raccordo sembravamo andare sempre in “prima” ma dall’alto dei nostri sedili superavamo tutte le auto che viaggiavano nella corsia di destra; ad un certo punto uno strano tipo con gli occhiali da sole e gli occhi chiusi guidava una Citroèn bordeaux: “Ma chill’ è Gennaro!”. Dal finestrino tentammo di attirare la sua attenzione, Simoncello iniziò a suonare anche il clacson, uno dei sedici, ma niente, il Ray Charles del Cilento continuava dritto per la sua strada: “Sta’ proprio durmenn!”.

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