“Napoli dimenticata entro un oceano di curve diafane, di verdi e molli fianchi, sullo sfondo pennicoli audaci, come sipari sempre tremanti, dietro cui va e viene una moltitudine di anime sottratta al tempo che spense la Grecia, gli Dei, Roma: anime che sanno ancora di tutto questo, e in più di corti spagnole”

Anna Maria Ortese

Extra

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Giovedì, 30 Maggio 2013 02:00

UORCO R’ ’USOCIALNETTE

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Ci tiame sempra un tone ncopp’a ll’etere

cu vierze pe c’ammusta’ e mmesura’ a palla:

a chi ’u tene chiù tuosto! Vulimme cumpetere

cu ’i vitei mente a vita se scavalla.

Cammino per strada, preoccupato, le strade non sono sicure.
Cammino per strada, preoccupato, più che mai insicuro.
Queste strade non sono mie, sono straniero, straniero sempre senza mai potermi affezionare ad alcuna terra ed alcuna gente perché il mio presente mi insegue senza pietà come il tafano di Era cacciava la giovenca ninfa. Il mio futuro lui si trova in una terra che sembra essere sempre più lontana e cupa, e davvero non riesco a desiderarlo. Di un solo luogo sono certo, quello della mia felicità: utopia, il non luogo.
Questo sono io, amico mio Prometeo, un uomo che teme il presente e il futuro, un uomo perfino troppo orgoglioso e stolto per rifugiarsi nell’oblio e nel passato.

VI

   buongiorno, signor D.

 

   (la sua voce è ancora più dura, sembra una strana mescolanza tra un’eco di vallata e il gorgogliare delle tortore, devo stare calmo e rispondere, e soprattutto non devo piangere, perché la morfina mi fa diventare così debole spiritualmente?)

   b-buongiorno

   (la mia voce trema, penserà che io abbia paura, devo fissare l’attenzione e parlare bene, in maniera sicura, addirittura spavalda, almeno questo, almeno questo)

Non lo sapeva, non poteva saperlo, ma era fortunato il condannato a morte del libro di Hugo.
Io sono qui, come lui, in questa cella, ma a differenza sua il mio ultimo giorno è ogni giorno.
Ogni giorno la mia perpetua pena, il mio inferno dantesco in Terra, è il mio ultimo giorno.

Giovedì, 02 Maggio 2013 22:00

La solitude et la folie

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Goran truffa il tempo e la follia in Place du Tertre. È lì da quindici anni. Tutte le mattine parte, con fogli e matite, da Place Saint Augustin; solleva il panama davanti al portale dell’omonima chiesa, e affronta la salita che lo conduce a Montmartre. Testa bassa, passo lungo e veloce, è su in trenta minuti. Non si ferma con nessuno ma, fa tappa in tutti i bar. Due chilometri e mezzo di bar. Butta giù caffè con avidità, li succhia, poi batte la lingua due volte contro il palato alla ricerca di un qualche vago sapore ma, nulla; sa di berli, però, e così, appaga le sue compulsioni. Rolla la sua sigaretta e via, verso la prossima sosta.

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