"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Extra

Extra La locanda delle chiacchiere

«Il viaggio s’arresta in una locanda: scoppietta la fiamma, una musica dice il suo tono, il bisbiglio di voci vi domina legando i tavoli ai tavoli, gli uomini agli uomini. È qui che i racconti s’incontrano».

Giovedì, 11 Luglio 2013 02:00

MATTINO IN ROSA 04: Made in USA

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di Attilio Faroppa Audrino


Cara Peggy, è proprio vero: Gentlemen Prefer Blondes! Ma a volte non resta che la fede!

Negli anni ‘50, le tre sorelle Franzenstein − Cherry la bassetta, Molly la moretta e Sydney l’occhialuta −, che erano proprio nate a Little Rock, Arkansas, passavano per tre graziose e vispe bimbette. Il loro sogno era quello di diventare: la prima come Marilyn Monroe, la seconda come Jane Russell e la terza... be’, Sydney sperava solo di diventare una qualsiasi Lady Beekman, quella della tiara di diamanti per intenderci. Ma crescendo presero una piega bizzarra e, come Piero Chiara descrisse le sorelle Tettamanzi, andarono sempre più ad assomigliare a delle zucche degenerate.

Le lettrici del Pickwick protestano:

Siamo indignate per la linea misogina che il vostro editoriale sta prendendo ultimamente. Ci riferiamo alle posizioni manifestate attraverso i loro scritti dagli autori del “Circo(lo) Volante Pickwick”, Delio Salottolo e Daniele Magliuolo. Chiediamo l’immediata sospensione della suddetta serie accompagnata dalle scuse della Redazione. Grazie.

 

AUTORI, AVETE LETTO?

(la Redazione)

 

Alle 7:30, puntuale e un po’ reticente, Chiccumma mi era venuta a prendere a casa, accompagnata da Simoncello a bordo della fantastica “16”, il modello della Fiat più “fortunato”. Sul raccordo sembravamo andare sempre in “prima” ma dall’alto dei nostri sedili superavamo tutte le auto che viaggiavano nella corsia di destra; ad un certo punto uno strano tipo con gli occhiali da sole e gli occhi chiusi guidava una Citroèn bordeaux: “Ma chill’ è Gennaro!”. Dal finestrino tentammo di attirare la sua attenzione, Simoncello iniziò a suonare anche il clacson, uno dei sedici, ma niente, il Ray Charles del Cilento continuava dritto per la sua strada: “Sta’ proprio durmenn!”.

Venerdì, 28 Giugno 2013 02:00

MATTINO IN ROSA 03: Peggy e il polpo

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di Attilio Faroppa Audrino


Oddio Peggy. Nemmeno l’abate Zanella, pur uso ad accomodarsi davanti alla sua conchiglia fossile, incocciando con quel polpo moscio tipo blob sulla tua augustissima capa, riuscirebbe a mettere giù due righe che non sappiano di aglio e prezzemolo.

Domenica, 30 Giugno 2013 02:00

Les boutades de Lubylu – Defensor legis

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Era sicuramente un giorno di fine giugno, stavo come sempre per partire alla volta di Roma, che era diventata un po’ la mia seconda casa.
Non avendo impellenze lavorative, ero solito fare il biglietto alla Stazione Centrale di Napoli, giusto in tempo per prendere l’adorato Eurostar.
Quel giorno le macchinette automatiche erano più occupate che mai, cioè le due funzionanti, le altre o erano fuori uso, o accettavano solo carte di credito; mancava poco alla partenza del treno, quando finalmente arrivò il mio turno. Con un occhio programmavo il biglietto, con l’altro iniziavo a prepararmi i soldi e con l’altro ancora (a Napoli bisogna avere cento occhi…) mi guardavo da extracomunitari equivoci, tossici in attesa della dose quotidiana e piccoli nomadi già esperti.
Divincolatomi con successo da tutto ciò, con la mia valigetta da pendolare mi avviai verso i binari, quando all’improvviso un poliziotto in divisa mi bloccò: “Documenti!”
“Perché ho la faccia sospetta?!” Incalzai io tra il serio e il faceto.
“Normali controlli”. Mi rispose accompagnandomi nel box della Polfer.
Pensai: “Questa sarebbe la giustizia di oggi? Questo sarebbe il mondo dopo l’11 settembre? Ce sta chellu ppoco ind’a stazione e controllano a me!?...”
Comunque il maresciallo seduto dietro la scrivania, con gentilezza si prese i miei documenti ed io, con la stessa gentilezza, gli chiesi di non perdere il treno.
Poi mi domandò cosa facessi nella vita, dove abitassi e soprattutto cosa stessi andando a fare a Roma. Un tragitto così lungo doveva avere una valida motivazione…
“Cerco lavoro!” Che poi non era proprio la verità, il lavoro lo avrei cercato qualche mese dopo, in quei giorni andavo, più che altro, per divertirmi.
“Fai bbuono! Sta -BIP- e Napule, è bella assai ma non ce sta ‘a fatica.” [Trad: Hai fatto la scelta giusta! Questo sperma di città di Napoli è meravigliosa ma non offre molti sbocchi lavorativi.] E poi aggiunse: “Comunque è tutto in regola, buon viaggio!”
Non persi il treno e quasi mi dispiacque per lui, che non aveva trovato niente di irregolare sul mio conto. Però ebbi la certezza che io ero un uomo pulito, un uomo rispettoso della legge che magari all’occasione sarebbe diventato un vero e proprio defensor legis.
E l’occasione arrivò, proprio due ore dopo.
Nel centro di Roma è raro che avvengano spiacevoli episodi di microdelinquenza, solo sui mezzi pubblici puoi rischiare di essere derubato, mezzi pubblici che sono spesso affollatissimi, malfunzionanti e maleodoranti (soprattutto nei mesi estivi).
Appena arrivato in Capitale, salii appunto su un autobus che mi avrebbe portato in viale Ippocrate a casa di una mia amica; avendo come al solito, un occhio verso la valigia, l’altro verso il mio portafoglio, l’altro ancora (quando c’è l’Atac, bisogna avere cento occhi…) che scrutava i potenziali ladruncoli.
A bordo, confuso tra la gente, c’era un ragazzo, certamente slavo o forse albanese (vabbuò un incrocio), che non me la contava giusta.
Oramai lo osservavo da alcuni minuti, osservavo i suoi movimenti sospetti, il suo volto poco affidabile, i suoi occhi sfuggenti.
Ed infatti all’improvviso, il ragazzino infilò la sua mano clandestina nella borsetta aperta di una signora, signora che guardava in direzione opposta e che quindi non poteva accorgersi del gesto furtivo. Passarono alcuni secondi mentre la mano continuava a frugare abusiva.
In quei secondi mi passò davanti tutta la mia vita, in quei secondi mi chiesi se era giusto restare indifferente, rimanendo nell’anonimato o se era giunto il momento di far sapere al mondo che il defensor legis era arrivato.
Scelsi questa seconda possibilità.
Con uno scatto afferrai il braccio del giovine delinquente, lo tenni stretto con tutta la forza che avevo e gridai: “Fermo! Fermo! Stai fermo!”.
E fu proprio in quel preciso istante che la signora, vittima designata di quello scippo, si voltò, mi guardò negli occhi e mi disse: “Veramente è mio figlio…”.
Una risata collettiva riempì l’abitacolo.
Immediatamente tutti i colori possibili della vergogna si palesarono in modo alternato sul mio volto: decisi di scendere, sei fermate prima.
Io, defensor legis sotto un sole cocente, giunsi a piedi, sudato, stanco, puzzolente a casa della mia amica.
E per l’imbarazzo, arrivai con gli occhi chiusi: uno, l’altro e l’altro ancora…

Sabato, 29 Giugno 2013 02:00

Deck Our Kings

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Desidero anzitutto 1) esprimere la mia gratitudine a siti per gentiluomini quali sexusblog.com, freepornblogger.com, pornblogspace.com nonché il mio cordoglio per la dipartita improvvisa del primo e la totale inaffidabilità degli altri e 2) comunicare che, salvo il palesarsi di una pagina web molto stabile e fuori dalle strette maglie della censura, attualmente a me non nota, la mia carriera di blogger misantropo e a rischio denuncia è volta tristemente al termine. Essendomi precluse piattaforme per ragazzine quali wordpress e simili, a causa dei contenuti negli anni ampiamente apprezzati da quel pervertito di Antonio Russo De Vivo (che più di tutti, per la costante lettura, mi sento di ringraziare), non vedo più l’utilità di continuare un discorso ridottosi ormai a stanco soliloquio, visti i continui e necessari cambi di baracca. Cade a pennello, in questa triste occasione, una frase del mio amico Gionsi, cui pure vanno la mia stima e il mio affetto, come me "condannato a morte nel silenzio" e tartassato dall’ingiustizia della pubblica morale e dalla poca stabilità delle piattaforme porno estere, il quale mi scriveva tempo fa: "Triste destino il nostro, un’altra incrinatura nello specchio che nasconde l’effimero che ci attende al traguardo finale".

 

 

Questo era l’ultimo servizio del telegiornale. Quando succedono crimini tanto efferati, si rimane sempre un po’ con l’amaro in bocca perché la vita anche nella sua quotidianità può essere veramente dura. Per questo abbiamo chiesto a due esperti la loro opinione. “Caro Mr. Armstrong, lei è un filosofo post-costrutto-cognitivista, come si può leggere un episodio di questo tipo?”.

Mercoledì, 19 Giugno 2013 02:00

Una festa quasi perfetta

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Era una serata fantastica, stavo ballando ad occhi chiusi sulle musiche di Guetta e Tiesto, col drink in una mano e la mia droga nell’altra. Ero a casa e solo, con la musica house nel lettore mp3, una lattina di Sprite in una mano e una penna nell’altra.

 

Ballare, scrivere, leggere, guardare film e anime, giocare ai videogiochi, dormire, la doccia bollente, masturbarmi: era così bella la vita ad occhi chiusi, così bella senza il mondo! 

Questa era una delle mie solite serate da sballo, la mia alternativa da astemio solitario al divertimento delle piazze, dei pub, dei locali “in” e delle discoteche.

Avrei fatto l’amore anche io e l’avrei fatto con un materasso che quanto meno sarebbe stato sobrio e privo di malattie sessualmente trasmissibili, e che non avrei mai dovuto convincere ad abortire per colpa del mio portafoglio vuoto.

Giovedì, 20 Giugno 2013 02:00

È stato il maggiordomo

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“Perché non ci uccidete e basta?”

“Sottovaluta l'importanza dello spettacolo”

(Funny games, 1997)

 

Ho da poco appurato l'esistenza di una rivista intitolata Giallo: mi fissava dall'alto di uno scaffale, in un'edicola. Leggendone il titolo ho sentito una fitta alla bocca dello stomaco, segnale inequivocabile che avverto al cospetto, ad esempio, di video musicali trash o soap-operas recitate malissimo: in certi prodotti del sistema mediatico particolarmente malriusciti vi si può rintracciare tutto l'opposto della “sprezzatura” di Castiglione, e cioè uno sforzo enorme, ben visibile, che non porta a nulla se non all'agghiacciante squallore. Si tratta di uno squallore nudo, che tentando artificialmente di dissimulare non fa altro che rivelare tutti i meccanismi del suo stesso artificio. Sono un voler essere eternamente sconfitto, involontariamente parodico.
Una volta adocchiata la rivista non ho potuto fare a meno di comprarla.

Lunedì, 10 Giugno 2013 19:20

MATTINO IN ROSA 02: Gola pericolosa

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di Attilio Faroppa Audrino


Buona domenica Peggy!

Stamani l’aria è pungentina, ma chissà perché ti è saltato in testa di andare a fare un giro in campagna. Sì, mia cara, proprio quella piatta e noiosa che esecri, con campi piatti e noiosi, paesi piatti e noiosi, per non parlare della gente, che più piatta e noiosa non ne esiste. Però. C’è un però!

“Buon natale amore mio!”
“Buon natale! Però ti lascio!”

 

Incredulo riattacca il telefono e si siede fissando il vuoto: anche questa volta aveva pensato male, troppo prima o troppo dopo, o forse non aveva pensato affatto.
I suoi genitori l’avevano chiamato Prometeo perché pensasse sempre prima di agire e tutto andasse sempre per il meglio, ma a giudicare dalla sua costante solitudine e tristezza evidentemente questo nome gli stava assai storto.

“Salgo repentinamente la salita scoscesa. Sono stanco ma devo farlo. Se non ci penso io, chi ci pensa?! Lei lavora tutto il giorno e non ha tempo per queste cose. Puttana Eva, come mi rompe questa zavorrosa mansione. Ma devo farlo, vacca boia. È il mio unico compito settimanale. Certo, converrete con me che è una gran seccatura, e per giunta pericolosa, soprattutto quando hai appena bevuto mezza bottiglia di scotch scadente. Capirete, in queste condizioni l’inciampata è dietro l’angolo, anche se di angoli non ce ne sono (era una metafora), la salita è appena appena incurvata. Ecco. Ci siamo. Sono in cima, un ultimo sforzo, ancora due passi e poi finalmente riempirò questo puzzolente bidone della monnezza! Ahhhh, fatto. Adesso comincia la discesa. È un po’ sperfifora, (se mi passate il neologismo – lo so, radice e desinenza non significano un cazzo, ma me ne piace il suono e poi sono ubriaco, tutto mi è permesso, boia faus) ma ce la posso fare”.

Martedì, 04 Giugno 2013 02:00

MATTINO IN ROSA 01: Peggy giurata

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di Attilio Faroppa Audrino


Complimenti Peggy! Sei stata invitata a far parte della giuria. Come quale? Quella del concorso: UN PONTE PER LA SALUTE!

Ma che hai capito? Non si tratta di una linea di voli per aiutare i bambini affamati del Katanga, né tanto meno di una comodissima protesi dentaria. Ah, adesso cominci a vederci chiaro finalmente... sì, mia cara, si tratta proprio di scegliere il miglior progetto per la costruzione di un ponte sospeso sul Canal Grande ad unire la chiesa della Salute con l’imbarcadero di San Marco. Ma mica sarà una cosetta insignificante alla Calatrava; per cominciare ci saranno sopra le botteghe come a Rialto, e solo delle strafirme. Poi ci metteranno le antenne per le trasmissioni telefoniche: una magnificenza, anche se dovranno restare più basse del campanile di San Marco. Alla città non costerà niente, sarà tutto fatto dai Maletton. Certo bisogna vedere le insegne luminose che non diano fastidio agli ospiti del Bauer, ma insomma un modo si troverà senza dubbio. Tra l’altro, proprio sul lato Salute, è previsto il terminal della Cosca Crociere, un vero fiore all’occhiello per una Venezia – ma finalmente! – dinamica e moderna.

Poi senti bene (e il Longhena già si frega le mani per la popolarità che gli arriverà di riflesso, anche lui cult, era ora!): sulle volute di marmo bianco, sotto la cupola della chiesa, si pensa di istallare degli scivoli mobili da agganciare alle navi in modo da poter far tuffare i bambini, swish-swish, nelle piscine. Sai che animazione? Urli e strilli divinissimi e in tutte le lingue. Un trionfo della famiglia che finalmente si riappropria della dimensione città senza perdere nulla dei vantaggi incommensurabili del confort tout à fait internazionale garantito dalla magica Cosca.

…Ah... sai... vorrei anche ricordarti che ho un nipote che firmerà il progetto della Skyph & Kakk Associati... insomma mettiti una mano sul cuore, tutti hanno bisogno di un piatto di minestra, possibilmente caldo.

Dai, dimmi che sei entusiasta, lo so che da tanto tempo avevi in mente di promuovere questo nuovo capolavoro dell’architettura contemporanea. Ci potrai mettere anche tu lo zampino! E passerai alla storia della Serenissima, più e meglio perfino di... di Mara Venier.

Sabato, 01 Giugno 2013 02:00

Abbiamo pazientato 40 anni, ora basta!

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Quando cadde il muro nell’Ottantanove Annibale se ne fregò altamente. Eppure gli piacevano i CCCP che se la menavano tanto con quel punk tutto falce e martello, diceva sempre che a tempo debito avrebbe votato PCI e odiava i chewing-gum; proprio così, negli anni Ottanta il nostro eroico Annibale non si fece mai tentare, nemmeno da una big babol. Solo che al momento del dunque, in quel dannato 1989, lui se n’era fregato: nessun trauma, nessuna fase di disorientamento.

Sagarmatha, 8844 metri di altitudine, la cima più alta del mondo in Nepal. Un solo uomo, interamente ricoperto di neve, un cappuccio impedisce di vederne il volto, è silenzioso e osserva la volta celeste. È quasi notte ed il  mondo sta per cambiare.
Nella sua mano sinistra impugna una spada orientale, una katana dalla lama fra il rosso e l’arancione. Nella sua mano destra invece impugna una spada medievale dal manico dorato e dalla lama argentata. Yohake Nyusu e Warheit, Nuova alba e Verità, questi i nomi di queste leggendarie armi.
Sulla cima Vinson in Antartide, come sulla cima Ismail Samani in Tadjikistan, come anche sul Monte Fuji in Giappone, come ancora sul Picco di Adamo in Sri Lanka. Ma anche sul Monte Olimpo in Grecia, sul Teide nelle Isole Canarie e sull’Etna in Sicilia. In ogni parte del mondo sulle cime dei vulcani e delle montagne più vicine alla luna si sono raggruppati i fedeli del futuro vestiti con impermeabili neri e cappucci rossi. In gruppi di cinquanta hanno condotto su ognuna di queste cime un enorme cannone di cinquecento chili.

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