“La memoria è una forma di coraggio”

Jean Vilar

Lunedì, 22 Novembre 2021 00:00

Residenze Digitali: intervista alla compagnia fuse*

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Si svolge dal 22 al 28 novembre la Settimana delle Residenze Digitali, un festival online dedicato alle contaminazioni tra le performing arts e l’ambiente digitale. Sette progetti, selezionati su centosettantotto partecipanti al bando, si susseguiranno per sette giorni, consentendo l’esplorazione e la sperimentazione di nuove forme di fruizione attraverso la Rete: progettualità legate a linguaggi artistici diversificati, che trovano nel web il loro spazio espressivo ideale.

Il progetto nasce dal bando delle Residenze Digitali, promosso dal Centro di Residenza della Toscana (Armunia − CapoTrave/Kilowatt), in partenariato con l’Associazione Marchigiana Attività Teatrali AMAT, la Cooperativa Anghiari Dance Hub, ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio per Spazio Rossellini, il Centro di Residenza dell’Emilia-Romagna (L’arboreto − Teatro Dimora di Mondaino, La Corte Ospitale di Rubiera), la Fondazione Luzzati Teatro della Tosse di Genova e ZONA K di Milano.
Il Pickwick accompagna questo progetto con un ciclo di interviste agli artisti partecipanti. Sette domande per sette progetti che si succederanno in sette giorni.
Incontriamo oggi i membri del gruppo fuze*, autori del progetto Sàl | Rite.


Per prima cosa ci raccontereste il vostro percorso artistico? Come nasce la vostra esperienza? Come si è formata la vostra poetica?
fuse* nasce nel 2007 con l’obiettivo di esplorare le potenzialità espressive date dall’utilizzo delle tecnologie digitali nell’arte del design e della comunicazione basata sui nuovi media. Sin dalle origini la ricerca dello studio ha avuto come obiettivo primario la creazione di installazioni e performance multimediali con l’intento di coinvolgere profondamente il pubblico, cercando di amplificare l’impatto emotivo della narrazione. Dai primi test con l’arte digitale immersiva, siamo arrivati a concepire delle produzioni artistiche tout court, come la live media performance Dökk o installazioni multimediali come Multiverse e Artificial Botany. Nel corso degli anni lo studio si è evoluto, tendendo verso un approccio sempre più olistico alla creazione di nuovi progetti. Affidandosi ad un modus operandi che valorizza la sperimentazione pura con l’intento di realizzare opere in grado di ispirare le persone, spostare i confini e cercare nuove connessioni tra luce, spazio, suono e movimento.
Abbiamo da sempre cercato di legare il nostro sviluppo a quello della comunità in cui operiamo sostenendo, promuovendo ed ideando progetti che hanno come obiettivo la diffusione della cultura e della conoscenza. Con questo intento dal 2016 co-produciamo il festival di musica elettronica ed arti digitali NODE, che tra l’altro avrà una decima edizione a Modena a dicembre 2021.
La nostra poetica si è formata da un processo continuo di ricerca, sperimentazione e commistione tra diverse competenze e tecnologie. Amiamo ispirarci alla natura e alla scienza tenendo sempre le persone al centro dei nostri progetti, cercando di creare opere ed esperienze capaci di generare un senso di empatia per poter contribuire attraverso l’arte a rendere maggiormente accessibile a tutti la complessità della realtà in cui viviamo.


Qual è stata la molla che vi ha spinto a partecipare al bando delle Residenze Digitali? E cosa vi aspettate possa germogliare da questa esperienza?
Residenze Digitali rappresenta per noi un’occasione di incontro e di contaminazione creativa tra diverse professionalità e linguaggi espressivi. Artisti, performer, musicisti, curatori, docenti, direttori di festival e teatri si interrogano sui temi della performatività digitale, della sperimentazione visiva e del rapporto con la fruizione del pubblico. Essendo in piena fase di sviluppo di Sàl, la possibilità di presentare e far testare al pubblico un progetto ancora work in progress, è stata la motivazione principale che ci ha spinto a partecipare, per permettere di raccogliere informazioni preziose per migliorare l’opera e il processo creativo. Confidiamo che questa esperienza possa creare legami e confronti creativi duraturi, con gli altri artisti e partner.


Un nuovo modo di pensare e di lavorare: la residenza digitale va considerata una soluzione emergenziale, o anche una soluzione praticabile a prescindere da fattori contingenti, come lo è stato ad esempio la pandemia?
La residenza digitale può non essere intesa solo come una “relazione a distanza” ma andrebbe integrata in un processo di condivisione e disseminazione creativa già dal momento della nascita di un progetto artistico e multidisciplinare, soprattutto se pensato per avere una fruizione digitale. Nel nostro caso il confronto con tutor, partner e altri artisti ci ha permesso di approfondire alcuni aspetti del lavoro durante il proprio sviluppo, creare un dialogo con persone con diverse sensibilità che tramite un occhio esterno ci hanno messo in discussione e ci hanno aiutato a co-creare il progetto in quanto tale. Ci ha aiutato ad avere una regolarità di condivisione ed è stato un modo per interrogarci sulla potenzialità del medium, avendo la necessità di pensare ad una restituzione finale che si rivolgesse ad un pubblico ampio.


Nello specifico: come cambia il modo di lavorare in una residenza digitale? Quali sono le criticità derivanti dalla mancanza di un lavoro in presenza, dall’assenza del contatto umano diretto con le persone con cui si lavora? E quali sono invece i vantaggi e gli aspetti positivi?
Certamente abbiamo percepito la difficoltà di trasferire una ricerca in essere, in un momento in cui idee e formalizzazione di pensiero sono ancora in fase divergente e caotica. È sfidante mostrare un progetto nelle sue fasi più delicate e anche non convincenti, con la paura che non sia mai abbastanza maturo per il giudizio esterno. Nel nostro caso è stato molto utile integrare nel processo metodologie di Design Thinking, per interrogarci sui bisogni del pubblico, per cercare di creare un’esperienza che fosse significativa ed emotivamente rilevante, anche se non in presenza. Il lavoro da remoto ha sicuramente permesso una maggiore flessibilità rispetto ai tempi di confronto con i partner e le tutor e ha permesso una maggiore sostenibilità ambientale, limitando i viaggi e permettendo incontri più frequenti. Nella nostra residenza, la presenza live è stata comunque possibile, in quanto abbiamo organizzato uno studio visit in presenza durante i sei mesi di ricerca e questo ci ha fatto valorizzare aspetti insostituibili, come l’emozione, lo stupore, l’energia dell’espressione corporea sul palco di un teatro.


Più in generale, come sta cambiando secondo voi l’approccio all’arte alla luce delle nuove tecnologie, sia da un punto di vista filosofico che metodologico?
La relazione tra arte e tecnologia esiste da sempre: spesso le innovazioni più forti dal punto di vista artistico sono state rese possibili anche da innovazioni tecnologiche che hanno permesso agli artisti di esprimersi in un modo diverso da come avevano fatto fino a quel momento. Niente di nuovo dunque da questo punto di vista, se non per il fatto che oggi queste innovazioni avvengono in modo sempre più veloce e frequente. In questo momento dove la tecnologia offre infinite possibilità, crediamo che la capacità di scegliere cosa è essenziale per l’espressione − pur rimanendo eleganti nella narrazione − sia fondamentale per riuscire a realizzare progetti che offrano un indirizzo di senso per le persone e che non siano semplicemente degli showcase tecnologici.


In che modo si trasforma il rapporto con il pubblico, nel momento in cui si lavora da remoto e si presenta poi l’esito di un progetto pensato per avere nel
web il proprio spazio di fruizione ideale?
Si pensa al pubblico non come ad un singolo, ma come ad una collettività. Si cerca di valorizzare l’inclusività, la trasparenza, la sensibilità del messaggio. Sàl | Rite è pensato per essere fruito in uno spazio intimo, come quello domestico, uno spazio che è rifugio e protezione. In un progetto pensato per una fruizione da remoto, il pubblico è la cassa armonica, colui che fa risuonare il messaggio che si cerca di veicolare. Proprio su questo si basa il prototipo che presenteremo per Residenze Digitali. Questo prototipo vuole essere il punto di partenza per la creazione di un futuro archivio di emozioni, di sensazioni, una mappatura collettiva del “sentire” individuale che resterà e sarà esplorabile. Proprio perché l’esperienza da remoto è integrata nel processo stesso, essa non è un fine ma un mezzo espressivo. Cambia la cura nel comunicarla, nel progettarla e nel mettere lo spettatore a suo agio, facendolo sentire comunque parte di un rito collettivo, in modo che si superi l’individualismo del singolo utente, generando una complessità che possa essere arricchente per tutti.


Alla luce di quanto detto finora, ci illustrereste il progetto al quale avete lavorato e che presenterete nella settimana delle Residenze Digitali?
Per Residenze Digitali presenteremo una versione stand-alone di Sàl | Rite, che assume la forma di una sessione live di meditazione guidata in cui i tracciati neurofisiologici dei partecipanti vengono raccolti in tempo reale, seguendo un parallelo ideale con quella che sarà la struttura della performance dal vivo. In futuro infatti, questa meditazione avverrà nello stesso momento in cui avverrà una performance sul palco di un teatro e le due esperienze, attraverso uno scambio continuo di dati in tempo reale, si influenzeranno a vicenda. Al termine della meditazione che in questa versione del prototipo avverrà online, il partecipante sarà accompagnato in un momento di rielaborazione e consapevolezza rispetto all’esperienza appena vissuta, attraverso alcune domande volte all’analisi delle proprie percezioni ed emozioni. Questa parte dell’esperienza verrà presentata per la prima volta in occasione di Residenze Digitali, con lo scopo di testare una serie di funzionalità in fase di sviluppo che porteranno alla futura creazione dell’archivio.
Durante la settimana di Residenze, organizzeremo anche un talk con Roberto Ferrari (istruttore di mindfulness e co-creatore del concept di Sàl | Rite) e Sergio Bertolucci (scienziato, fisico delle particelle ed ex-direttore della Ricerca al CERN di Ginevra) per approfondire le connessioni concettuali del progetto con il mondo scientifico e fisico.





www.residenzedigitali.it





Realizzato nell’ambito della Media Partnership con il progetto Residenze Digitali

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