“Quando tutto manca, quando tutto ci delude, quando tutto appare come una disfatta irreparabile, forse una sola cosa mi resta sempre: 'a voce. È questa, per me, il piccolo scoglio su cui mi ritiro davanti alla visione di perigliose acque da cui sono scampato”.

Enzo Moscato

Marcello Sacco

Spagna, vuoto a rendere

Diceva Montesquieu che la Spagna ha fatto enormi scoperte nel nuovo mondo, ma ci sono intere zone di se stessa che le restano ancora sconosciute. La frase, insieme ad altre citazioni, si trova in esergo a La Spagna vuota (trad.: M. Nicola, Sellerio 2019), il bel libro di Sergio del Molino nel cui concetto di “vuoto” il lettore italiano troverà forse un corrispondente della nostra idea di “profondo”.

Gli uomini peggiori (Una trilogia populista)

Alfredo era il tipo di uomo peggiore, quello buono, che fa male senza volerlo. Veniva da una famiglia di uomini peggiori, però bravi a riconoscerlo, il male, quindi capaci di infliggerlo o risparmiarlo. Capaci di gestirlo. Suo nonno e suo padre erano stati sindaci in una città di provincia, di quelle dove certe cariche si ereditano ancora come lotti di terreno.

Il gregge espiatorio. Quattro salti fra Salvini e Girard

Gli indios Kaingang, nel Brasile meridionale, sono un popolo che a lungo è stato preda di un sistema di faide interne che, insieme alla pressione dei colonizzatori bianchi, ha minacciato la loro stessa sopravvivenza. Tolleranti verso ogni tipo di offesa, incluso l’adulterio, se consumato all'interno del gruppo, erano invece pronti a reagire in modo cruento per molto meno contro i membri di altri clan, e questo finché la logica degli assassinii a catena non penetrava come un contagio anche nel gruppo elementare, mettendo a repentaglio l’incolumità di tutti.

“Roma”, ancor...

La più bella scena di Roma, forse una delle più belle in assoluto nella storia del cinema, è quella in cui una troupe cinematografica, un ingegnere civile e gli operai che stanno scavando il tunnel della metropolitana sfondano con la fresa un muro e scoprono un'antica villa tutta affrescata. La visione dura pochi istanti, perché l'aria esterna, alterando il delicato equilibrio di quel microambiente, fa improvvisamente svanire gli affreschi di duemila anni fa, composti soprattutto di ritratti. Quei volti ci guardano per l'ultima volta e ci dicono addio per sempre, a metà fra il fastidio, la malinconia e la sovrana indifferenza.

Lino Banfi, o del patrimonio comico

La recente nomina di Lino Banfi alla commissione che rappresenta l'Italia presso l'UNESCO ha riaperto trasversalmente una sorta di dibattito sulla dignità del Comico (usiamo la maiuscola per distinguere il genere da questo o quell'attore in carne e ossa).

In bilico, nell'ombra. Dialogando con Enrique Vila-Matas

Autore di libri di culto come Suicidi esemplari (Nottetempo, traduzione di Lucrezia Panunzio Cipriani) o Bartleby e compagnia (Feltrinelli, traduzione di Danilo Manera), Enrique Vila-Matas è muy barcelonés (lo dirà pure in questa nostra chiacchierata), ma è anche il tipico intellettuale apolide, praticante una letteratura che si alimenta di altra letteratura, surreale, citazionistica e leggera. Da quando la politica catalana ha conquistato le prime pagine della stampa internazionale lui esita a farsi intervistare, forse perché non ha tanta voglia di rispondere a certe domande né di avvolgersi in questa o quella bandiera.

Nera su bianco. Per una critica della cronaca nera

In un'epoca in cui dalla letteratura e dall'arte in genere ci si aspetta noiosamente di tutto, soprattutto l'infrazione di ogni codice (tele squarciate in pittura, scene spoglie e quarte pareti abbattute a teatro, flussi di coscienza e punteggiatura sghemba nei romanzi...), per trovare un po' di agguerrito dibattito precettistico su come scrivere bisogna entrare nella trattatistica sulla creative writing, dove la creatività è sottoposta a batterie di esercizi creativi, oppure gettarsi nella mischia grammar nazi, dove si dissezionano i congiuntivi dei giovani autori e il lessico di Nicola Lagioia mette in subbuglio le reti sociali. Ma per ritrovare un po' più di (in)sana passione moraleggiante, un buon punto d'osservazione è quel genere di scrittura che ha grande diffusione, però poche velleità artistiche, e l'autore non è... Autore, quindi lo si può fustigare liberamente. Parliamo di quel genere di non-fiction tale che risponde al nome di cronaca nera e dei polveroni che suscita.

Papi per caso. A proposito di Paolo Sorrentino

C’è un tipo di inquadratura frequente in The Young Pope di Paolo Sorrentino in cui il papa, di spalle o di tre quarti, esibisce un dettaglio non da poco dell’ormai celebre, leccatissima pettinatura: una sfumatura perfetta, fresca fresca di barbiere. Non se ne vede mai uno, di barbiere, nelle lunghe ore di ozio vaticano della serie, ma viene spesso in mente quel pezzo di Roland Barthes intitolato Les Romains au Cinéma, in Mythologies. Parla del Giulio Cesare di Mankiewicz e dice che il vero autore del film è il coiffeur, per via della frangetta da antico romano posta in capo a ciascun personaggio.

Quelle più modeste poesie? Bob Dylan e dintorni

“Conosco un letterato che per sue condizioni particolari è costretto a far da critico musicale”, scriveva Italo Svevo in una pagina che Mario Lavagetto ha poi ripreso in apertura di un suo saggio sui libretti delle opere di Verdi, intitolato significativamente Quei più modesti romanzi.

Leggere Elena Ferrante. Cosa scrive

Sul piano tematico il racconto del dialetto, ma anche il suo superamento, ne L’amica geniale fa il paio con il racconto della carriera scolastica, un’avventura che accompagna tutti gli strappi della crescita dei protagonisti. Le oltre mille e cinquecento pagine della tetralogia saranno di certo tante altre cose insieme, ma sono sicuramente, e specificatamente, un “romanzo di scuola” nel senso che si dà all’etichetta per i libri ad ambientazione scolastica. Il rapporto conflittuale tra i sessi sempre oscillante fra desiderio e ripulsa, la maternità sognata, subita e respinta, la violenza domestica, cittadina e nazionale, sono tutti temi che i lettori della prima ora avevano trovato negli altri libri di Elena Ferrante, ma la centralità della scuola (che ne I giorni dell’abbandono è solo una sorta di botola teatrale dove appaiono e scompaiono i figli di Olga) è una novità della quadrilogia.

Pagina 1 di 2

Sostieni


Facebook