“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Arturo Ferrante

En la jugada de todos los tiempos

Ahi la tiene Maradona. Le marcan dos. Pisa la pelota Maradona.
Il campo è una pozzanghera di fango e terreno, un’informe distesa marrone su cui l’erba ha deciso di non crescere: come a non voler dare illusioni, vantaggi, un minimo di comodità; come a non voler concedere neanche un po’ di bellezza a questo morto pezzo di terra di una morta periferia meridionale.
Assenti le linee di fondo, il cerchio al centro del campo, gli spigoli negli angoli, l’aria del portiere; assente il dischetto, lo si misura coi passi: uno, dos, tres, cuatro, cinco…

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