“se ne restò a guardare, che stupido, Dio mio, che stupido”

Nicola Pugliese

Davide Picardi

Il gigante di ghiaccio

Vagava nella sconfinata landa innevata, il gigante regnante di tutti gli inverni polari. Nei suoi occhi sterili, coltivava l’antartico, nelle sue fredde vene, scorreva la bruma. Come una pioggia di neve pianse, nel cuor suo, un tempestoso silenzio. La sua figura possente si confondeva con le alte montagne ricoperte dalle bianche raffiche del vento. Ogni sua impronta lasciata sul bianco manto veniva ricoperta di nuova neve caduta dalla tormenta senza fine, sicché il gigante non sapeva di dove veniva; non sapeva per dove andava: il gigante credeva soltanto di vagare sulla terra delle nevi dall’alba dei tempi e che forse sarà così fino alla fine di queste terre.

“Lucifero!”

“Lucifero!”: un grido lacrimevole si scompiglia col sommesso vociar di un vento inestinguibile.
Dall’inarrivabile sommità di una torre troneggiante sul mondo, mille pianti e strilla di un bambino si riversano pietosamente nel vuoto.

Antares

Ancora mi sovvengono i riverberi
Di polvere di stelle,
O di quegli amori di lì caduti
Sotto il cosmico altare.

L’uccello di Hermes

“Sono l’uccello di Hermes e per rendermi docile, divoro ogni notte le mie ali!”.
Ripeto oramai questa sentenza di continuo, sorvolando quel cielo rosso appiccato dalla sera.
“Qualcosa non va assolutamente in me...”.
Questa sentenza rimbomba come un’eco tra le cime del Caucaso, prima di arrivare lì, dove giace urlante, il titano perennemente in agonia: Prometeo. Misera creatura, perché hai ardito tanto? Per quale motivo hai donato il fuoco agli uomini? Perché ingannare il padre degli dèi? Il fuoco è da sempre un privilegio degli dèi!

Sole e Luna

L’orizzonte brucia e di lì un astro nascente sbircia sulla Terra, ma niente! Della cara e vecchia Luna non vi è traccia. Ogni dì il Sole va cercando l’amante perduta, colei che da tempi remoti insegue, la Luna, affinché il giorno si ricongiunga con la notte.

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