“D'un tratto, per qualche motivo imponderabile, mi sentii profondamente addolorato per lui e bramai di poter dire qualcosa di reale, qualcosa con ali e cuore, ma gli uccelli che desideravo si posarono sul mio capo soltanto più tardi quando fui solo e non avevo più bisogno di parole”.

Vladimir Nabokov

Eleonora Cesaretti

Kaspar Hauser era autistico?

Sebbene si sappia, grazie a studi scientifici recenti, che l’autismo sia un disturbo evolutivo, la sua diagnosi resta – in molti casi − controversa, a causa della particolarità di ogni caso analizzato. Questo disturbo si presenta infatti fin dalla tarda infanzia, ma segue un decorso specifico che fa sì che i sintomi appaiano differenti nelle diverse età.

Parise e i luoghi della memoria

Nel volumetto Lontano, apparso postumo nel 2009, fanno la loro comparsa articoli usciti in precedenza su Il Corriere della Sera, vergati dalla mano di Goffredo Parise. Ho già parlato di quanto il suo lavoro di reporter sia stato importante non solo come testimonianza diretta di alcuni degli scontri più significativi del secondo Novecento, ma anche di un particolare rapporto del giornalista col paesaggio.

Dieci motivi per cui "Il trono di spade" piace così tanto a tutti

Non sto parlando della serie televisiva. Una serie TV non richiede particolare attenzione, è più diretta e meno impegnativa di un libro, che richiede uno sforzo immaginativo e una costanza non indifferenti. Mi riferisco alla saga letteraria, il cui vero titolo è Le cronache del ghiaccio e del fuoco, scaturita dalla penna dell’americano George R.R. Martin.

"Drawing Masters": tecnica e fantasia in Sergio Toppi

Per i veri cultori del fumetto – quale io non sono – fino al 2 Giugno 2014 a Perugia è possibile visitare la mostra Drawing Masters, che accoglie alcune illustrazioni di Pintér, Mastantuono, De Angelis. Essi sono stati categorizzati, e a ragione, come “drawing masters” perché il primo ha illustrato intere collane di Mondadori, tra cui quelle del Commissario Maigret e di Agatha Christie; il secondo invece è stato capace di passare al tratto grottesco di Topolino a quello delle avventure di Tex.

Fenoglio e l'inglese de “Il partigiano Johnny”

Uno dei romanzi più famosi sulla Resistenza italiana, scritto da chi la Resistenza l’aveva fatta davvero, è senza dubbio Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio. Curioso è il fatto che questo imponente volume – più di cinquecento pagine, secondo l’edizione SuperET di Einaudi – sia, in realtà, inconcluso. A ben vedere, Il partigiano Johnny presenta una storia redazionale piuttosto complicata, fatta di continui ripensamenti e rimaneggiamenti: basti pensare che la prima stesura è completamente in inglese (il che dimostra anche un certo snobismo).

Sensational Umbria!

L’Umbria ama Steve McCurry.
Fotografo statunitense, classe 1950, vincitore di alcuni dei più importanti premi del settore – tra cui il "National Press Photographers Award" e il "World Press Photo" − è diventato famoso grazie al celebre scatto intitolato La ragazza afgana.

Goffredo Parise e la controversa questione del reporter nel paesaggio

Secondo Michael Jakob, il paesaggio − concetto largamente discusso nel corso dei secoli e apparso solo nel 1500 a designare un genere pittorico − è costituito da tre condizioni sine qua non: la prima è che senza natura non esista paesaggio. Se nel novanta per cento dei casi è così, è anche vero che esistono paesaggio interiori, immaginari, che poco hanno a che fare con la natura: basti pensare a quello di Mme De Scudéry, costituito dalla "collina della tenerezza", dalla "montagna della dolcezza", e così via. Oppure basta ripensare alla terminologia di Freud, dove i luoghi della psiche sono connotati fisicamente (subconscio, superio, etc).

Storia di un'impasse

Il tempo materiale ha molte particolarità. Il tempo materiale è ambientato in Sicilia nel 1978. Il tempo materiale narra la storia di tre adolescenti che possiedono uno sguardo estremamente acuto sulla società a loro contemporanea, che li porta a costituirsi in una cellula brigatista.

Le sinestesie di Macondo

Il romanzo in questione è Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez che, quindici anni dopo la sua pubblicazione, valse all’autore il Premio Nobel per la Letteratura.
Si tratta di una saga familiare: vengono seguite le vicende di sette generazioni della famiglia Buendía, stanziata nella favolistica città di Macondo, fondata dal primo José Arcadio Buendía, capostipite della famiglia.
L’opera viene comunemente fatta rientrare nel filone del realismo magico, la cui caratteristica peculiare è di presentare elementi magici in un contesto altrimenti realistico, tanto che essi vengono sì riconosciuti come tali, ma possono essere soltanto intuiti, mai spiegati.

Riportando tutto a casa

Ero in camera mia. L’occhio mi è caduto sui libri impilati sul comodino, quei silenziosi e promettenti volumi che aspettavano solo di essere letti.
Mi sono decisa d’iniziare con l’ultimo arrivato, Riportando tutto a casa di Nicola Lagioia. Ho scorso il primo foglio, e dalla densità della pagina scritta ho capito subito che avrebbe richiesto una lettura molto più approfondita.
Riparto, a tre quarti della pagina mi sono fermata e ho riletto tutto da capo, senza capire come mai non riuscissi a cogliere l’intonazione del discorso. “Dev’essere una questione di scarsa punteggiatura”, mi sono detta.
Così ho fatto per altre due volte, sempre più irritata per la mia incapacità di comprendere il modus scribendi di questo autore.
Stavo per abbandonare, quando la cocciutaggine ha prevalso e sono riuscita a continuare.
E, una volta partita, non mi sono più fermata. Ho anche capito il motivo per cui quella di Lagioia non può essere una lettura da fare alla leggera.

Pagina 6 di 7

Sostieni


Facebook