“Sai che significa esser bruciati / e senza un filo, un'ombra di sorriso? / Sai che significa implorare la gioia, / perché ritorni come un tempo sul tuo viso? / Un mare di fiori gettato su un guitto / non può colmare il suo vuoto orrendo. / Un attore senza voce è un lazzaro / e rotea come una girella nel vento. / Ma egli si ostina a non voler morire / e con desiderio aspetta l'alba / sterminata, gelida, ventosa, / perché è bella la vita, e misteriosa, / e così labile”

Angelo Maria Ripellino

Domenica, 22 Settembre 2013 02:00

L'ora del tè

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Pesanti, ottusi e vecchi. Stanchi. Incedere lento di passi. Passi spessi. Passi spesso per questa strada. Quando fa caldo. Ma oggi la pioggia ti ride in faccia. Fermo sull’uscio di casa. Tempo. Maledetto temporale. Attendi. Una risposta dall’alto. Il telefono squilla. Non è per te. È l’ora del tè.

Matilde guarda il fumo d’infuso. Ha visto nel vapore tre cani e un re. Il suo re. Quello che una volta era il principe. Azzurro. Adesso si accontenterebbe di un verde. Re verde. Tè verde. Scotta. Soffia. Sorseggia.
Giorgia fuori aspetta il tramonto. È notte già da un po’. Non importa, aspetterà. La pazienza è una virtù diceva sua madre. Oggi non c’è. Non ci sarà più. È buio già da un po’. Una persiana si abbassa. Il ragazzo del marciapiede opposto scompare. Scompare il sole. Giorgia guarda in su. Poi in giù. Libertà.
Odore di bagnato e ruggine. Odore di prigione. Giorgia lo sa, Matilde la guarda e tutti aspettano il fato. La fata di una è la strega dell’altra. Fermo alla porta aspetti che cessi il delirio del tempo. Tempesta e vento che portan via cappelli, che rovinano gli ombrelli.
Matilde nel fondo del tè delle cinque ha trovato un’ideale. Il compagno ideale. Fumoso e grigio. Giorgia ha trovato un davanzale. Fa male. La tua porta ti si è chiusa alle spalle. Il vento, maledettissimo vento.
Odore di biscotti che nessuno mangerà. Odore di burro. Dolore di acqua. Muro d’acqua e non vedi attraverso. Perverso ciò che pensi del di là. Dell’al di là.
Sfumati i pensieri da te, Matilde posa la tazza. Pensa che Giorgia sia pazza, ma anche stavolta non lo dirà.
Compare una luna nel nero. Giorgia crede sia l’altra metà. Soffia nel cielo. Non cade ma smette di piovere. Ride.
Hai perso una luna da tè. Ma puoi ancora rientrare. Se solo qualcuno trovasse la chiave.
Porta chiusa. Resterai sulle scale. Bagnate. Ieri principe oggi davanzale. Che strano sarebbe bastato poter attraversare. Sbuffi e soffi anche tu “Che luna però…”.

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