“A questo mondo, compagni, il peccato in grado di coprire la spese viaggia liberamente e senza passaporto; la Virtù, qualora squattrinata, la fermano a tutte le frontiere”

Herman Melville

Giovedì, 06 Giugno 2013 13:48

"Prometeo perché?". Ultimo Atto: Colui che pensa prima

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“Buon natale amore mio!”
“Buon natale! Però ti lascio!”

 

Incredulo riattacca il telefono e si siede fissando il vuoto: anche questa volta aveva pensato male, troppo prima o troppo dopo, o forse non aveva pensato affatto.
I suoi genitori l’avevano chiamato Prometeo perché pensasse sempre prima di agire e tutto andasse sempre per il meglio, ma a giudicare dalla sua costante solitudine e tristezza evidentemente questo nome gli stava assai storto.

Prometeo ora si struggeva, lui era sicuro di averci pensato bene e accuratamente prima di dare il cuore in mano alla mantide religiosa che glielo aveva appena divorato! Eppure ora sembrava proprio evidente che non ci avesse pensato affatto:
“Se ci avessi pensato bene non mi sarei mai fidato del 'ti amo' di una che è fan dei libri di Fabio Volo! E visti tutti i fallimenti delle storie precedenti non avrei proprio amato più! Anzi a pensarci bene non sarei proprio mai nato!”
Sì, Prometeo era assai sfigato, specie in amore. Quella di prima si era innamorata di un altro, ogni tanto gridava il nome dell’amante durante l’orgasmo, ma lui decise di non farsi prendere dalla rabbia, di non agire d’impulso, di pensarci bene, dopotutto stavano insieme da tanto tempo e così decise di aspettare paziente: era di certo solo un momento di debolezza.
Insomma fu così comprensivo e ragionevole che se ci avesse pensato prima lo avrebbe capito benissimo che alla fine quella l’avrebbe lasciato con l’amante senza nemmeno sentirsi un po’ in colpa come poi è capitato.
“Non si pensava mai abbastanza prima, mai prima di pensare prima, questo è il dramma!” il povero Prometeo lo ripeteva sempre e non trovava pace.
Quella ancora prima lo voleva tutto per sé, lo privava di tutto ed era pure violenta a letto, gli chiedeva sempre immensi sacrifici e di fare pazzie per lei. A queste richieste sarebbe stato logico dire di no tanto erano assurde, senza nemmeno pensarci un secondo chiunque avrebbe rifiutato.
Lui però non era mica chiunque, lui era Prometeo e proprio perché ci aveva pensato prima aveva concluso che l’amore grande e vero era proprio questo, che se ci si mette a calcolare la convenienza e a mischiare i sentimenti con la logica è impossibile trovare la felicità. Così accettò tutte le sue richieste, persino l’ultima quando oramai a lei l’invaghimento era passato e le chiese di non chiamarlo mai più e di regalargli le sue mutande come ricordo.
“A pensare troppo prima si finisce col non fare proprio niente, a essere sempre diffidenti, a non fidarsi e a non buttarsi mai, ad avere una vita vuota e noiosa! Come accettare questa condizione?”. Per il povero Prometeo non sembrava esserci soluzione.
Però forse l’esperienza peggiore fu con quella che amava e che dopo tanti anni di indifferenza finalmente disse di ricambiare il suo amore ma di avere alcuni problemi coi baci e col sesso. Dopo due anni di astinenza, il giorno in cui finalmente lo invitò a casa sua per mettere fine a quella sofferenza, lui dietro la porta trovò non la sua amata ma la sorella più grande che usciva sempre con loro e che gli confessò di aver chiesto alla sorella minore di ingannarlo perché voleva stare con lui e lo amava.
“Pensare prima e pensare troppo, che maledizione! Gli unici felici in questo mondo sono quelli che pensano poco e dopo!”
Il povero Prometeo infatti aveva anche provato a scrivere un romanzo, ma davanti al foglio bianco a forza di pensare per cosa scrivere, per chi scrivere, come scrivere, se sarebbe mai riuscito a scrivere qualcosa di bello, se sarebbe riuscito poi a completarlo, non aveva mai buttato giù un solo rigo.
Il suo amico invece schitarrava per passatempo, un giorno gli venne in mente una canzone carina e senza averci pensato né averlo voluto ora era in tour mondiale proprio come quello di Gagnam Style che di recente era stato invitato ad Harvard.
"La vita non si può mica prevedere, per quanto ci pensi ti sorprende sempre. Quanti amici non usano il preservativo e se la spassano senza mai avere guai mentre io ho sempre l’ansia durante l’amplesso per paura che il mio pezzo di lattice si rompa!”
La cautela non paga quasi mai, questo Prometeo lo aveva capito ma è anche vero che quelle volte che era stato poco attento, rilassato e tranquillo, le cose gli erano andate ancora peggio del solito: portafogli persi, chiavi rotte nella serratura, storte e cadute sui binari, denunce, tradimenti di amici e ragazze, malattie esotiche, insomma di tutto e di più.
“Perché in fondo le cose non vanno né sono, le cose dipendono solo da come le vedi e da cosa ti aspetti da te e da loro. La felicità è di chi non pensa, di chi non si aspetta niente".
Ultra-trentenne, disoccupato, ora di nuovo single, sapeva benissimo che non poteva nemmeno contare sul suicidio per mettere fine a questa vita: perché anche per fare questo, sopratutto per fare questo, bisogna proprio non pensare...
Lui invece pensava sempre e per questo soffriva di emicrania, di solito era sveglio alle sei e già stanco alle ventidue: e questo era un serio problema per la sua vita sessuale. Lui non poteva essere come Forrest Gump che correva o diventava pescatore di gamberi, facendo in entrambi i casi fortuna. Doveva sempre essere sicuro di tutto, avere l’impressione di aver previsto tutto, e nonostante i suoi ripetuti fallimenti sembrava proprio non imparare mai.
Lui sarebbe sempre stato Prometeo, vincolato e tradito dal suo stesso pensare, incapace e infelice, e a volte davvero non sapeva far altro che odiare i suoi genitori per avergli dato quel nome.
Quella sera di Natale passeggiava da solo sotto la pioggia; d’un tratto vide per strada una piccola pozzanghera, si fermò un attimo per aggirarla ma poi, infuriato con se stesso, decise di infischiarsene e andò dritto scivolandovi sopra e cadendo per terra. Coi vestiti fradici strisciò fino a un angolo dove si rannicchiò per piangere. Ma a quel punto un uomo anziano, con la barba e le scarpe slacciate, si avvicinò a lui e gli chiese:

 

 

“Come ti chiami?”
“...”
“Come ti chiami?”
“... Prometeo"
“E tu lo sai che Prometeo sentiva freddo?”
“... No... non ricordo quasi niente di quello che ho studiato a scuola...”
“Già, già, sentiva sempre molto freddo!”
“… E allora? … Mi lasci stare per favore..”
“E allora sentiva freddo, ma non si tenne il fuoco per sé. Capisci?”
“Avrebbe dovuto farlo...”
“Tu dici? E sai che era anche solo? E poi le cose non migliorarono quando per punizione fu legato a una roccia alla fine del mondo con un aquila a divorargli il fegato!”
“Beh, allora è sicuro che avrebbe dovuto tenersi il fuoco per sé... È stato proprio un coglione”
“Forse... chi può dirlo?”
“Lo dico io... e ne so qualcosa”
“Hai fatto ridere?”
“Certo, tanto, perché anche io sono un coglione, e sono pure uno sfigato. E sia i coglioni che gli sfigati fanno sempre divertire gli altri.”
“E hai fatto del male?
“Certo, come tutti, è impossibile non farne.”
“E hai fatto del male?
“Il meno possibile, tutto sommato poco...”
“Chi nasce Prometeo non nasce per essere felice, ma per rendere felici gli altri”
“E che diritto ha di pretendere tanto?”
“Nessuno.”
“Ci riuscirà mai? Non è forse impossibile?”
“Certo che non può farlo, non è minimamente possibile.”
“Non è forse il più patetico modo, egoistico e perverso, per dare un senso alla propria vita?”
“Sì, lo è.”
“...”
“Arrivederci e Buon Natale.”
“…Tanti auguri anche a lei.”

 

 

Prometeo, dopo pochi minuti, si rialzò. Fece appena un passo e poi sentì delle grida: due genitori stavano litigando per strada e la loro bambina di pochi anni li stava guardando con gli occhi pieni di lacrime e spaventata. Prometeo sentì, come spesso in questi casi, un dolore nel cuore infinitamente più grande di tutto quello che poteva provare per sé. Al dolore poi si aggiunse la rabbia di non poter fare niente, assolutamente niente, per sistemare le cose: era proprio vero che non si poteva fare niente per rendere felici gli altri. Perso nei suoi pensieri amari, Prometeo continuò a camminare dimenticandosi della pozzanghera e ricadde in modo ridicolo, dopo inutili equilibrismi, con la faccia in pieno nell’acqua gelida.  A quel punto però sentì la bimba ridere e allora come Mosè divise le acque della pozzanghera con un sorriso: con la forza di un Dio.
Quell’acqua gelida divenne un fuoco, il fuoco che con una scintilla aveva incendiato di gioia, anche solo per un secondo, il volto di una bambina che non meritava il Natale che stava passando. Prometeo era caduto debole, ma si era rialzato forte. Guardò la bambina con la faccia tutta bagnata e facendo una smorfia buffa, a quel punto la piccina scoppiò proprio a ridere tanto da interrompere i due genitori che si chiesero cosa stesse succedendo.
Prometeo se ne tornò da solo a casa, pensando agli obiettivi di sempre che probabilmente non sarebbe mai riuscito a realizzare, a un futuro pieno di tristezza e sempre a un passo dal punto di non ritorno dal cinismo più spietato, e conscio che anche l’indomani avrebbe cercato di affrontare la vita con la consueta fatica. Una intera vita difficile e spietata, da vivere senza meta né scopo. Seduto sul letto però Prometeo sorrideva:
“Una intera vita passata a cadere e a far ridere della propria goffaggine, passata a cadere e a rialzarsi fradici ma col sorriso, una intera vita senza mai mollare: una vita così probabilmente vale la pena di essere vissuta. Essere un sole sarebbe bello, bellissimo, sciogliere le catene altrui e riscaldare il gelo nel loro cuore sarebbe davvero fantastico, ma non è possibile. Però è comunque possibile regalargli quella scintilla, quella stella cadente, perché possano guadagnarsi da sé quei pochi momenti di gioia e trovare sempre la forza di andare avanti.
Le cose non si possono cambiare e sono destinate ad andare sempre peggio? E sia, sarò il pagliaccio che farà ridere l’umanità alla fine del mondo, l’ultima scintilla ostinata, l’ultimo bagliore e ricordo della Luce. Vivere nel buio, non illuminare, non essere il tepore, non essere il fuoco ma saperlo regalare sempre: questo significa essere Prometeo, questo è il mio nome, il mio Destino.”

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