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Domenica, 29 Maggio 2022 00:00

Lettera dalla primavera

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Lettera dalla primavera

Spero che tu faccia la propria parte
di petalo con il fiore.

Che non recida la parola fiore
come a volte si fa con un fiore e
portandolo con te in un dolcissimo sonno
scoprire di far compagnia solo tu al tuo cuore.
Spero che tu possa portare rispetto
alle appendici del tuo amore
dove spesso gli sguardi s’impigliano
e trovano orizzonti immensi.
Lì ora potresti vedere un prato di papaveri e campanule.
Io ti guardo ma in fondo vedo solo il mare.



Pelle

Lascia che le voci ti si rompano dentro
Come un tuono
E venga giù un temporale di parole.
Tutte lasciale cadere gocce sulla pelle,
non la tua di persona − così io sono la figlia di un amore
Che non s’ama più –
La pelle di pianta
Che per nessuno indossa una stagione.
Leggera, senilità del dolore.
Ti cura a ogni filamento che abbandoni più stanca.
Fatta di tutta l’acqua di quando sei nata,
tutta seme e ritorno.
Il corpo è inconsapevole nelle quattro dimensioni,
in cui eri, sei, sarai e dovresti essere.
L’aria lenta ora non può che risalire intorno a te
Con l’erba e i fiori di campo
Liberi a sostenerti. Tu lascia che
senza fretta di restare, senza smania di dover dire
il silenzio sul tuo sepolcro.
E il giardino tutt’attorno a prendersi cura di te.



Amnesie

Andare tra le geometrie dell’assenza
cercando regole come case da abitare.
E scoprire il buio dove c’è tutto ciò
che è accaduto. Ora silenzio.

È un privilegio amarti
Ed essere riusciti a conquistare in tanti anni
la capacità di allontanarmi da te.
Attraverso le tue parole resistenti.
E ti vedo ma mai ti avevo visto − spensierato − bambino
tra le tue mura di dolore.

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