“immagino il teatro come un non finito, / non finibile. / nella sua natura credo sia l'imperfezione / l'imperfezione come aspirazione / l'imperfezione esatta, netta, giusta, precisa / l'imperfezione simile al difetto / il teatro come difetto. / assolutamente imperfetto”.

Roberto Latini

Giovedì, 30 Maggio 2013 02:00

"Prometeo, perché?". Atto Terzo: L'Inizio della Rivoluzione

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Sagarmatha, 8844 metri di altitudine, la cima più alta del mondo in Nepal. Un solo uomo, interamente ricoperto di neve, un cappuccio impedisce di vederne il volto, è silenzioso e osserva la volta celeste. È quasi notte ed il  mondo sta per cambiare.
Nella sua mano sinistra impugna una spada orientale, una katana dalla lama fra il rosso e l’arancione. Nella sua mano destra invece impugna una spada medievale dal manico dorato e dalla lama argentata. Yohake Nyusu e Warheit, Nuova alba e Verità, questi i nomi di queste leggendarie armi.
Sulla cima Vinson in Antartide, come sulla cima Ismail Samani in Tadjikistan, come anche sul Monte Fuji in Giappone, come ancora sul Picco di Adamo in Sri Lanka. Ma anche sul Monte Olimpo in Grecia, sul Teide nelle Isole Canarie e sull’Etna in Sicilia. In ogni parte del mondo sulle cime dei vulcani e delle montagne più vicine alla luna si sono raggruppati i fedeli del futuro vestiti con impermeabili neri e cappucci rossi. In gruppi di cinquanta hanno condotto su ognuna di queste cime un enorme cannone di cinquecento chili.

L’uomo conficca le spade nella neve e medita nella posizione del loto per due ore di fila. Su tutte le altre cime i fedeli sono fermi e silenziosi, fissano la volta celeste e aspettano di vedere un nuovo mondo.
Ad un tratto l’uomo in meditazione apre gli occhi, impugna la Warheit usandola come appoggio per rialzarsi e con un unico movimento la lancia perpendicolarmente verso il cielo. Si rivela allora la Verità.
Si sente come un frastuono e poi cade sull’umanità una fittissima pioggia di vetro trapassando le mura più solide ed i corpi più vuoti. Si scatenano cicloni e tifoni che spazzano via tutto. Crollano castelli e grattacieli, abitazioni e caserme, non vi è metallo o pietra che non venga scalfito e lacerato. I mari si agitano tremendamente e le tempeste si abbattono sulle coste e invadono le nazioni. I vetri non risparmiano nemmeno il grembo della Terra, trafiggendo le lastre tettoniche e scatenando terremoti di una forza inaudita. Molti vulcani inattivi ricominciano a sputare ferocemente lava e altri già attivi imprigionano con la propria lava l’umanità. Solo le montagne resistono a questa distruzione.
I vetri che si scagliano contro i fedeli si sbriciolano e divengono polvere. Ma i fedeli non prestano attenzione al mondo sottostante. I fedeli osservano la verità del cielo, la menzogna finalmente svelata.
Nel cielo appaiono infatti miliardi di mani quasi invisibili, con braccia di centinaia di chilometri tutte legate fra di loro che creano nel cielo come un pilastro. Queste sono le mani del destino che hanno da sempre agito a insaputa della specie umana e mantenuto l’equilibrio voluto dal Creatore. Queste mani hanno creato il destino di ognuno di noi, hanno determinato la "casualità", gli incontri e le opportunità, hanno modificato le prove empiriche e influenzato tutto il sapere, hanno masturbato e ucciso, hanno scritto e cancellato, hanno inginocchiato e umiliato e torturato. Ci hanno illuso, schiacciandoci dopo ogni salto, che vi fosse una qualche gravità. Una volta svelatesi all’occhio umano le mani, appiccicate alle spalle e alla testa e alle gambe di ogni uomo, si ritirano in alto nel cielo disperate e spaventate.
Ma nemmeno le mani del destino possono fuggire al fato deciso per loro dall’umana mente di un visionario. Così con un taglio veloce nell’aria verso il pilastro delle mani, alla pioggia di vetro si aggiunge una fittissima pioggia di sangue e di mani e di braccia. Yohake Nyusu ha fatto il suo dovere. È l’inizio. L’uomo è ora in piedi e girato di spalle, la neve su di lui è ricoperta di sangue.
Con la mano sinistra impugna con forza la katana, alza poi il braccio destro, apre il pugno e recupera Warheit in ricaduta. Si rigira quindi verso la luna gridando; la neve gli si scrolla di dosso e svela un mantello bianco lucentissimo sopra un abito nero.
La terra, come una pietra, cade nella profondità dello spazio verso l’oblio. Tutto ciò era già successo molti secoli fa e i crateri della luna ancora portano le cicatrici del disperato tentativo di allora di salvarsi. Tutto ciò i fedeli lo hanno letto nel grande libro. Essi ora con i cannoni sparano enormi arpioni legati a possenti catene che si conficcano sulla superficie lunare. Queste catene formano come un ponte sopra un mondo in distruzione che lo spadaccino e i fedeli attraversano: corrono verso la luna.
Dei cinquecento fedeli solo centocinquanta raggiungono l’ambita meta e osservano il proprio pianeta sparire nel nulla. Le uniche lacrime che i fedeli versano sono per i propri fratelli caduti, il resto dell’umanità non merita nemmeno un singhiozzo. Lo spadaccino se ne sta in disparte, non c’è spazio nel suo cuore per la nostalgia: osserva lo spazio intorno a lui.
INEFFUGIBILIS, la cieca balena bianca grande trenta volte la terra, appare dal nulla e divora il sole. L’intero sistema solare sprofonda nelle tenebre e la luce riappare solo quando la belva mitologica si dirige con le fauci aperte verso la luna, e il sole, ancora nella sua gola, regala il suo ultimo tramonto ai fedeli destinati al nulla. I fedeli sfoderano le loro lance e si preparano alla battaglia, se dovessero riuscire a trafiggere i seicento cuori di questa balena immortale allora la prossima terra potrebbe essere una terra finalmente libera. Poco importa di morire o meno.
Lo spadaccino è pensieroso, non lo preoccupa INEFFUGIBILIS, né la sua sorte o quella dei suoi fratelli. Si cela in lui una sola terribile domanda, che è poi l’unica vera domanda che ha senso porsi: “riusciremo davvero a costruire un mondo diverso?”
Ma non c’è tempo per dubitare, bisogna agire, e mentre i fedeli tengono alla larga la balena con le loro lance e cercano di ferirla, lui salta nella sua bocca e precipita nelle tenebre del nulla insieme al sole. È il miglior posto per ricominciare da capo.

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