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Domenica, 09 Maggio 2021 00:00

So come ti devi sentire

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Labbra carnose, naturalmente sexy, pelle liscia, luminosa. Occhi di un scintillante azzurro che incanta. Capelli mossi fin sulle spalle, di un biondo tenue, che sembrano volerti accarezzare. È lei la ragazza che siede al banco davanti a me, e che di tanto in tanto si volta lentamente lanciandomi uno sguardo con un sorriso appena accennato.

Siamo a un corso serale della Scuola Holden, a Torino, dove frequentiamo programmi di scrittura creativa. Due giovani prossimi ai trent’anni. Io, Enrico, aspirante manager assicurativo. Lei, Loredana per gli amici Lory, addetta alla vendite in una libreria, che nel tempo libero scrive racconti minimalisti per conto di una rivista letteraria mensile in fase di lancio. Il nome della rivista è L’altra lettura.
Viviamo a Milano in due zone periferiche in fase di ammodernamento, dove stanno sorgendo stabili in stile innovativo sia sul piano estetico sia su quello abitativo.

Che col passare dei giorni il rapporto tra me e Lory si facesse consistente era nella logica delle cose. Dapprima, una volta usciti dalla scuola, andavamo al bar a prenderci un caffè, poi un passaggio in auto per condurla a casa sua, salutandoci con quel tanto di punto interrogativo nei nostri occhi.
Ed è venuto il giorno in cui lei mi ha invitato a casa sua per scambiarci le nostre opinioni su come mettevamo in pratica quanto ci avevano insegnato in materia di storytelling. Lory amava scrivere brevi racconti con un uso controllato dello stile. E, in particolare, era portata a narrare storie che mettevano al centro gli aspetti positivi e lieti, sereni, della vita quotidiana. Aveva una certa diffidenza negli scritti che trattavano casi di umana sofferenza.
Da parte mia, mettevo in evidenza la propensione di indagare con la scrittura quanto nella vita degli umani provoca difficoltà, disturbi sentimentali, situazioni di vita insolubili. In particolare ero portato a raccontare il dolore. Si tratta di “realismo isterico”, è un esempio, la definizione che in ambito letterario è stata generalmente riconosciuta a David Foster Wallace.

Poi, come ambedue ci aspettavamo, col passare dei giorni ci siamo fatti più vicini. Il che è avvenuto quando Lory ha accettato di trasferirsi a casa mia dove vivo solo per la prematura mancanza dei miei genitori.
Momenti di amore intenso.
Quante parole ci dicevamo in quei giorni è difficile a dirsi. Confronto di opinioni in materia letteraria, giudizi critici su una società fondata in larga parte su interessi egoistici, difficoltà, se non impossibilità, di prevedere dove l’umanità avrebbe toccato il fondo. Ma ciò nonostante non disperavamo che gli umani avessero in sé la forza e l’immaginazione di trovare la loro sana e autentica collocazione vitale nel mondo.
Del rapporto tra noi due parlavamo poco. Finché in uno dei nostri momenti di intensa intimità, Lory mi fatto moderatamente intendere che lo stare insieme avrebbe avuto maggior senso se avessimo normalizzato la nostra unione. Ma non è stato facile per me cercare di convincerla che il matrimonio non era ancora nella visione del mio futuro. Da parte sua, Lory stentava a riprendere l’argomento. E io non trovavo le parole, la forma, per dirle in maniera più esplicita che consideravo la vita un passaggio tra una partenza e l’altra.

C’è voluto il caso per farci affrontare il tema del matrimonio. Un giorno Lory mi arriva a casa senza preavviso, e subito dal suo volto, dalla sua difficoltà a esprimersi, ho intuito che qualcosa non andava.
− Che c’è? − le chiedo.
− Niente, L’altra lettura mi ha eliminato dall’elenco dei suoi collaboratori, e in più sono stata licenziata dalla libreria. Me ne andrò tra un mese.
− Ma cos’è successo?
− Semplice, per i titolari della rivista. Sono venuti a conoscenza che pubblico anche su altre testate certi racconti apparsi su L’altra lettura.
− Be’, c’è stata ingenuità da parte tua... Non credi?
− Che ti devo dire, Enrico. Io voglio farmi conoscere come scrittrice, e questo è quanto. Non potevo immaginare che andasse a finire così.
− E adesso che intendi fare? Me lo dirai domani quando veni perché in questo momento mi sembri piuttosto agitata.
− No, domani non vengo, e poi si vedrà...
Non si è fatta viva per giorni e neppure rispondeva alle mie telefonate. Non potendo andare da lei, perché vive con i genitori, mi è stato difficile trovare il modo di rivederla. Poi ho pensato, sia pure con esitazione, di passare in libreria sperando di incontrarla. Ma con mia grande sorpresa non l’ho trovata, i titolari mi hanno confermato che era stata licenziata. Così non l’ho più cercata, né lei si è più fatta sentire.
Oggi sto vivendo giorni carichi di domande alle quali non so dare risposta. Tuttavia, Lory è nei miei pensieri. Certo, il fatto che in quella situazione io non fossi sicuro di volermi sposare può avere influito sulla decisione di Lory. Forse ho mancato di essere chiaro, di dirle cioè che lei avrebbe potuto essere mia moglie solo quando potessi avere la consapevolezza che viviamo in una società dove i valori morali sono patrimonio comune. E non mi sento di escludere che la mia scrittura, dove in più di un’occasione racconto il dolore, abbia influito negativamente su quanto è avvenuto tra noi. Ora ho capito che non si scrive per insegnare qualcosa, ma piuttosto per accedere ai sentimenti degli altri.

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