“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Mercoledì, 24 Marzo 2021 00:00

Un marito esemplare

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Ad un cenno del giudice l’avvocato si alzò.
“Ebbene lo ammettiamo” – esordì – “Due anni orsono, il dieci luglio 1978, fu per un passeggero ed effimero sussulto di brutalità che il mio cliente tempestò la moglie di pugni. Tuttavia, signori della Corte, egli si è subito ravveduto.

Non a caso, da allora in poi, ogni ulteriore aggressione non fu in verità che un generoso tentativo di concedere alla donna la rivincita, e dunque una preziosa occasione per rifarsi delle botte subite di volta in volta: ne consegue che il secondo pestaggio – o meglio diverbio, dato che il mio assistito aveva ben compreso il suo errore iniziale e si era già notevolmente ingentilito – fu una mancata riscossa del primo e il terzo del secondo e il quarto del terzo; e così via, signori della Corte, per settimane, mesi, anni! E in tutto questo tempo il numero d’opportunità di rivalsa offerte dal mio protetto è stato altissimo, com’è facile immaginare, e ciò comprova che egli, nei confronti della relativa consorte, ha sempre avuto un atteggiamento improntato non solo a grande sportività, com’è d’altronde nella natura dei campioni, ma anche a un profondo senso di lealtà. Anzi il suo costante desiderio di darle e garantirle possibilità di riscatto pressoché continue, è indice preclaro di premurosità e, in ultima analisi, di cavalleria (se non addirittura, amici miei, d’autentica galanteria). Insomma l’uomo seduto qui accanto è senza il menomo dubbio un marito esemplare che sa trattare la moglie coi guanti!”.
“Di più, coi guantoni!”, interloquì sguaiatamente l’imputato, sghignazzando alla propria stessa battuta; poi, balzando su atletico, si piantò a gambe larghe di fianco all’avvocato e aggiunse d’impeto, quasi a sfidare il giudice, il cancelliere e il pubblico ministero: “Non ci credete? Allora ve lo dimostro!”.
E mentre il legale gli gridava inutilmente: “A cuccia, cretino! Torna nel tuo angolo e guai a farti vedere in azione!”, lui, giratosi di scatto verso la folla che assisteva al processo, chiamò un nome a squarciagola: “Adriana, vieni! Adriaaaaanaaaaa!”.

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