“La memoria è una forma di coraggio”

Jean Vilar

Domenica, 31 Gennaio 2021 00:00

C’è una luce da sogno

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È una giornata limpida e pulita. Dalla finestra del suo appartamento, dove vive in solitudine, Gloria guarda la gente che passa per strada. Sta cantando Tutto è più chiaro che qui, una canzone di Francesco De Gregori che lui ascoltava dal suo tablet Android. Lui, Franco, è mancato da pochi mesi per una malattia che non lascia scampo. Non erano sposati, ma convivevano. Giorni felici.

Manager di una società americana, nel tempo libero lui amava scrivere racconti, che venivano pubblicati su un web-magazine. I suoi scritti erano apprezzati, al punto che non escludeva di darsi prima o poi esclusivamente alla creazione artistica. La passione per entrare in comunione con altri umani attraverso la parola scritta.
Lei, segretaria del direttore di un settimanale orientato alla cultura, è una vorace lettrice.

Gloria vive un dolore più grande di lei. Il tempo le sembra non passare mai, e si domanda dove va. Chissà se al di là della vita terrena le cose sono più chiare.
Il loro rapporto: dopo una giornata di lavoro, una volta rientrati trascorrevano ore conversando gioiosamente. Le parole come legame. E non erano solo gli argomenti a impegnarli nello scambio vocale. Il ritmo. Pause. Improvvisi salti di tematiche che lasciavano in sospeso quanto stavano per approfondire. Niente televisione che tratta le relazioni umane con illusioni o simulazioni della gente reale. Poi a letto. Il reciproco concedersi.
Un modo di stare insieme che dava un senso compiuto alla loro vita.

Le vacanze passate solitamente all’estero davano, se non proprio la certezza, quantomeno la sensazione di completare il loro quadro esistenziale. Il ricordo di quei giorni è ora per Gloria una fonte inesauribile di intense emozioni, salvo ripensare con tristezza altrettanto intensa quando, tornando da Praga, disse a Franco, che ne gioì, di avvertire i sintomi di una possibile gravidanza. Ciò che poi, dopo la visita medica, risultò illusorio.
Quanto li accomunava, oltre ai viaggi in altri Paesi, nel modo di dare concretezza ai momenti di vita al di fuori del quotidiano, era la ricerca di una vitale, reciproca vicinanza di sentimenti con gli altri. Le cene a casa loro con gli amici erano un rito. Tanti fatti di cui parlare con autentica partecipazione, progetti di varia natura per approfondire il modo di vivere la vicinanza. Il tutto reso unanimemente dinamico da bicchieri tra le mani, con un coinvolgente sottofondo musicale folk.
Il ricordo delle quotidiane conversazioni con Franco, degli stimolanti viaggi, dello stretto rapporto con le amicizie, danno a Gloria certezza emotiva tesa a rendere la perdita di Franco come un confortante stato di cose per sentirlo presente.

È una sfida a certe tragicità della vita, quella di Gloria. Lei non può − o non vuole? − abbandonarsi a un passivo stato di vuoto. Viene poi il momento di reagire, lei pensa, perché quello è l’unico modo per non perdere il contatto sentimentale con il suo uomo. Perché non basta la sola pura sofferenza. Ed è a questo punto che trova in quello che Franco scriveva la ragione di mettersi idealmente in contatto attivo con il ricordo di lui, che è quella di darsi anche lei alla creatività letteraria.
Trovato l’accordo con i dirigenti del sito che aveva accettato la collaborazione di Franco, elabora un piano di scrittura fondato su precisi criteri narrativi.
Gloria scrive i primi pezzi di fiction fondati, secondo il suo modo di concepire il compito, sull’immaginario accesso alla vita interiore degli altri, quasi una sorta di partecipazione al complesso sentire umano.
Il positivo giudizio del web-magazine su quei lavori dà subito a Gloria la forza di impegnarsi il più possibile per cogliere, come a parteciparne emotivamente, gli stati d’animo dell’essere al mondo. Ed è così che la sua sofferenza si avvia a essere vissuta con quel tanto di serenità che le permetta di vivere i suoi giorni.

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