“Perché tu mi dici: poeta? Io non sono un poeta. Io non sono che un piccolo fanciullo che piange”

Sergio Corazzini

Domenica, 10 Gennaio 2021 00:00

Il mistero della felicità

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Un pomeriggio d’estate Ornella Morandi tornando alla sua abitazione di Milano, dopo una settimana trascorsa al mare, trovò nella casella postale una lettera inviatale da una delle più importanti case editrici italiane. Non l’aprì subito. Era solita ricevere posta da parte di chi trattava temi di scrittura, quali editori e giornali in particolare. Si rivolgevano a lei poiché traduceva dall’inglese testi di argomenti vari. E si era fatta un nome nell’ambiente, specie letterario.

Questa volta non si trattava di tradurre, bensì di svolgere attività di editing. E a tale proposito la casa editrice le proponeva di assumerla a tempo pieno per curare la nuova produzione letteraria che doveva dare alle stampe.
L’umanità si nutre di carità? È verosimile che ognuno soffra da solo, come afferma David Foster Wallace in una famosa interviste a Larry McCaffery? È la pace che guida gli umani nel loro percorso esistenziale? E la felicità priva di dubbi che la possano mortificare esiste? Sono domande che Ornella si poneva quando pensava alla sua vita nel quadro di una umanità che dà l’impressione di essere, senza esito, alla ricerca di sé. Ecco perché accettò l’offerta. Non è soltanto il contenuto, pensava, che definisce la sostanza di un testo, ma è anche, e talvolta soprattutto, la forma che lo consegna alla credibilità.
C’è da dire che prima di rispondere alla casa editrice Ornella ritenne opportuno sentire cosa ne pensava Vito, suo marito da meno di un anno. Ne parlarono a tavola.
– Be’, l’idea è buona. Del resto, l’equilibrio, anche letterario, non ti manca. − Vito.
– Visto che sei d’accordo, inizierò da settimana prossima.
Come del resto si aspettava, il lavoro, per quanto interessante, le apparve subito molto impegnativo. Ma non ebbe alcun dubbio sulla capacità di svolgerlo con la dovuta accuratezza. I primi scritti che le sottoposero per la revisione erano racconti brevi che non ebbe difficoltò a sistemare, avendo ben presente i suggerimenti che, nel suo libro Del racconto e dintorni, lo scrittore Julio Cortázar ha teorizzato con maestria. Si trattava perlopiù di libri di scrittori esordienti.
− Allora, Ornella, che ne dici del tuo esordio nell’editing? – le chiedeva di tanto in tanto Vito.
− Certamente è un lavoro molto interessante, ma non vedo l’ora di mettermi alla prova con romanzi di scrittori affermati.
La messa a punto degli scritti prima della stampa impegnava Ornella a una vigile attenzione per evitare non impossibili rilievi critici da parte di autori di nome. E la sua aspirazione a ricercare nella letteratura i sentimenti positivi, di appagamento umano, le imponeva la massima attenzione nella scelta delle parole e delle espressioni. Analizzando testi sottoposti prima di lei a editing da parte di altri fu sorpresa da come la sistemazione fosse, nella sostanza, in non pochi casi differente dal suo modo di interpretare la materia. Forse perché, così pensò, si faceva sempre più forte il suo impegno di andare alla ricerca della rappresentazione più consona a mettere in luce, senza esclusioni, quanto contribuiva a interpretare lo stato d’animo di quella parte dell’umanità portata a rapporti interpersonali di serena convivenza. Il che la indusse anche a pensare che si trattasse di analisi testuali prive di profondità per quanto riguarda il rapporto tra gli umani.
L’armonia in certi casi enigmatica tra diverse personalità, dunque, fu la conclusione di Ornella.

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