“D'un tratto, per qualche motivo imponderabile, mi sentii profondamente addolorato per lui e bramai di poter dire qualcosa di reale, qualcosa con ali e cuore, ma gli uccelli che desideravo si posarono sul mio capo soltanto più tardi quando fui solo e non avevo più bisogno di parole”.

Vladimir Nabokov

Domenica, 08 Novembre 2020 00:00

Non si può

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Che giornata infernale! Un caldo bestiale, pressoché nessuno in giro. Dovunque andasse gli dicevano: è in ferie, ripassi dopo Ferragosto. In ferie sarebbe andato volentieri anche lui se la solitudine non lo avesse attanagliato talmente forte da impedirgli anche solo di immaginare un singolo giorno senza quel lavoro assurdo e sterile che si era tenuto stretto con la cocciutaggine di una piovra.

L’ora di pranzo era passata da un pezzo e non aveva trovato un posto in cui mangiare qualcosa neanche a pagarlo in lingotti. Affaticato dall’afa e dai chili di troppo, strozzato dalla cravatta e strizzato nelle scarpe scure, fiaccato da quella città priva di vitalità in qualunque stagione dell’anno, estrasse dalla sua valigetta uno snack insapore. Lo stava divorando quando un uomo gli si fece da presso. Era un soggetto niente affatto degno di nota se non perché si trovava proprio lì con quel caldo allucinante che teneva tutti asserragliati in casa. Lo guardò duramente e disse: non si può.
Non vi era alcun dubbio che si stesse rivolgendo a lui, poiché le strade erano deserte e silenziose come solo nei dopopranzo estivi potevano essere. Come prego? Rispose l’uomo con la valigetta.
Lo sconosciuto spiegò compiaciuto e arrogante: è fatto divieto di consumare cibo proprio sulla pubblica strada. Si vergogni, scostumato.
Il caldo doveva proprio far male a certa gente. L’uomo con la valigetta non aveva mai sentito parlare di una simile regola e in piedi sul marciapiede con lo snack dietetico sospeso davanti alla bocca sudata si interrogava sulla possibile esistenza di una legge di quel tipo. Il suo tentennamento, tuttavia, sembrò irritare lo sconosciuto, che come una mitragliatrice iniziò a colpirlo con insulti irripetibili.
Dio mio! Si difese il lavoratore. Non reputavo inopportuno mettere qualcosa nello stomaco dopo una giornata pesante come quella che ho avuto e, sebbene non fossi nella mia casa, mai avrei pensato di recare disturbo a qualcuno consumando una piccola merenda in mezzo alla strada, tanto più che non vi è modo in questa zona di trovare neppure un caffè.
Tuttavia lo sconosciuto era sordo a qualunque giustificazione e a ogni parola rispondeva gridando: non si può!
Gli strappò lo snack dalle mani e iniziò a mangiarlo con foga. Colpito dall’ingiustizia, l’uomo con la valigetta tentò di reagire, ma l’altro era troppo agile per lui e continuava a soffiargli il pranzo da sotto il naso gridando: non si può! Tra uno scossone e l’altro riusciva anche a mangiare e in un batter d’occhio il misero pasto scomparve e rimase solo la plastica che lo avvolgeva, gettata in terra dallo sconosciuto come se fosse il gesto più normale del mondo.
Umiliato e impotente, l’uomo con la valigetta fece per andarsene ma l’altro lo tratteneva con grida acute destando l’intero vicinato. La gente iniziava ad affacciarsi alla finestra, lo sconosciuto urlava convinto: mangiava! Mangiava qui sotto! Ecco, qui c’è la confezione!
Persuasi da tanta rabbia i più spavaldi scesero in strada armati come potevano. Ma cosa è successo? Chiedeva qualcuno per le scale. Ci manca di rispetto, rispondevano i giustizieri saggiando le loro armi sulle pareti.

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