“Un dio è l’uomo quando sogna, un mendicante quando riflette”

Friedrich Hölderlin

Lunedì, 27 Luglio 2020 00:00

Il mio amore è una cosa gentile

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Ci siamo conosciuti in un ristorante-bar in Rue des Saints-Peres nei pressi di Place de la Concorde.
Dopo una giornata di lavoro, molto dura a causa di talune divergenze di vedute con i colleghi francesi, presso la Direzione Europea dell’A.I.G. − il più grande gruppo assicurativo del mondo − ho sentito l’esigenza di rilassarmi grazie a una gustosa cena a base di coquillage innaffiate da una bottiglia di ottimo Chardonnay.

Di fronte a me, seduta a un tavolino, una graziosa ragazza che sta aspettando di fare l’ordinazione di ciò che desidera. Si asciuga ripetutamente gli occhi con un fazzoletto. Quando il cameriere le si avvicina lei ordina un croissant e un caffè all’italiana, il che mi ha fatto subito pensare che fosse del mio Paese. Ci scambiamo sguardi.
Finita la cena mi alzo per uscire, e lei fa altrettanto. Fino alla porta che dà sul marciapiede, pur essendo l’uno a fianco all’altra, nemmeno una parola. Poi sento di doverle dire qualcosa.
− Sei italiana? 
− Sì, abito a Milano.
− Anch’io.
A questo punto ci presentiamo: io sono Lorenzo e lei Mirella. Attimi di esitazione, e chiamo un taxi.
− Non ti serve magari un passaggio? − chiedo.
− Sì, perché no?
Durante il tragitto mi dice che tornerà in Italia il giorno dopo. È visibilmente agitata.
− Io ne ho ancora per un paio di settimane. Se ci scambiamo i numeri dei cellulari, quando sarò tornato ci sentiremo. Ti va?
− D’accordo.

Al mio ritorno ci siamo telefonati. E da lì ha avuto inizio un giro di incontri per conoscerci meglio. C’è voluto poco perché capissi quale era il suo disagio. Mirella ha convissuto con un uomo, Emilio, dal quale ha avuto un figlio, Luigino, che ora ha cinque anni. Poi si sono separati − non mi dice per quali ragioni − e di lui non ha più notizie. Il bambino è rimasto a lei, ed è qui che la vita di Mirella subisce una sorta di sconvolgimento. Vive in un monolocale lasciatole in eredità dai genitori. Il piccolo, Luigino, lamenta in continuazione la mancanza del padre, non sopporta la presenza di una colf, sicché Mirella è relegata in casa e non può permettersi di cercarsi un lavoro. Ha ottenuto un prestito dalla banca ma è afflitta dalla preoccupazione di restituire mensilmente le rate. Viene quindi il momento in cui ritiene indispensabile ricorrere all’aiuto di suo fratello Marco che da alcuni anni si è trasferito a Parigi come corrispondente per l’Italia di un quotidiano locale.
− Dunque, è per quello che hai ritenuto indispensabile fare un salto in Francia. Cioè per chiedere consigli e sostegno a tuo fratello.
− Già! Ma non mi è andata bene. Marco è schiavo del suo ego, e poi non mi ha mai perdonato di essermi messa con un uomo inaffidabile come Emilio.

Di giorno in giorno i miei incontri con Mirella sono diventati più frequenti. Al punto che, inevitabilmente, tra noi due si è creato un rapporto sentimentale... e non solo.
Ci siamo sposati, lei si è trasferita a casa mia con Luigino e ha venduto il monolocale, ciò che le ha permesso di restituire alla banca il prestito. Da parte mia, in qualità di dirigente, ho fatto assumere Mirella all’A.I.G. come segretaria del dipartimento sinistri, mentre quando lei è al lavoro una giovane colf molto paziente si prende cura di Luigino.
Oggi è domenica. Dopo un riposo pomeridiano non essendo interessati a programmi televisivi ci siamo messi a parlare di noi, consapevoli che aprire il proprio sentire fa sempre bene.
Dice Mirella: − Con la pacificazione dello stato d’animo in cui mi sono trovata dopo la vicenda del mio rapporto con quell’uomo che ha inferto alla mia vita − non saprei come diversamente definirlo − un colpo insopportabile, tu mi hai restituita al mondo. Te ne sono grata, non puoi immaginare quanto. Ma dimmi: quali valori ti sorreggono nell’immedesimarti nelle sofferenze altrui?
− Amore mio, nella mia vita fin qui ho capito che la forza di volontà può avere il sopravvento su quella che tu chiami, giustamente, casualità. Mi sforzo in ogni circostanza altrui dolorosa di porre in essere comportamenti che rivelino eletti sentimenti. Ma sappi che non mi ritengo un essere superiore. Semplicemente mi impongo di essere parte attiva della vita comune. Fin dove mi è dato poterlo fare, naturalmente.
− E se dovessimo avere un figlio nostro, pensi che Luigino per qualche ragione ne risentirebbe?
− Dipenderà esclusivamente da noi, dai valori famigliari che metteremo in campo, diciamo così.
Dopo quello scambio di pensieri abbiamo deciso di prenderci una settimana di vacanze a Parigi, compreso Luigino. Insomma, il ritorno alle origini del nostro vivere insieme. Con amore e chiarezza d’intenti.
− E quando saremo a Parigi andrai a trovare tuo fratello? − le chiedo.
 Non ne sono sicura. E poi lui è così...
− Mirella, secondo me ci devi andare. È un atto di rinascita vitale, credimi.
Oggi per la prima volta Luigino mi ha chiamato papà.

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