“La mia non è indipendenza: è solitudine”

Pier Paolo Pasolini

Martedì, 07 Maggio 2013 08:54

The revolution will not be televised (la conclusione)

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VI

   buongiorno, signor D.

 

   (la sua voce è ancora più dura, sembra una strana mescolanza tra un’eco di vallata e il gorgogliare delle tortore, devo stare calmo e rispondere, e soprattutto non devo piangere, perché la morfina mi fa diventare così debole spiritualmente?)

   b-buongiorno

   (la mia voce trema, penserà che io abbia paura, devo fissare l’attenzione e parlare bene, in maniera sicura, addirittura spavalda, almeno questo, almeno questo)

 

   come si sente?

 

   (girarmi sul fianco destro e farmi fissare nel volto e nel corpo, disgusto e ribrezzo, almeno questo, ma non ho forza, il mio corpo non reagisce più, non rispondo)

 

   comunque so perfettamente come si sente, stiamo monitorando le sue condizioni attentamente, non ci potremmo mai permettere che lei muoia così da un momento all’altro, le ha fatto bene la morfina, vero?

 

   (non è stato un gesto di bontà dell’infermiera, era tutto preparato e studiato, ma non cadrò nella trappola, sono sulla montagna e per questo non precipiterò giù, non cadrò nella trappola)

   s-sì, mi ha fatto bene, però se mi state monitorando veramente, saprete con precisione quali sono le mie condizioni

   (sento un rumore, sta camminando avanti e indietro per la cella, mi sembra di riuscire a sentire il suo respiro che vaga, ora si trova nell’angolo in alto a destra, sì! è lì, ne sono convinto, ma devo riuscire a voltarmi sennò non riuscirò a esserne sicuro, ma non ci riesco, ronzii nella testa e poi questa confusione, e questi rumori e questi profumi, Alessandra!, esci dalla tenda, è finalmente giorno)

   non mi ammazzate ancora, vero?

 

   perché mai dovremmo proprio in questo momento?, tanto manca poco, non so quanto “poco”, ma poco è poco, settimane o mesi o anni non conta!, perché è poco quello che manca, ma quello che le devo dire è che non sono sicuro che il mondo sarà migliore, a parte che la questione è: migliore di cosa o di chi dovrà essere questo mondo?, e dico e ripeto il mondo, non io e lei, lei sarà sempre un idealista combattente (dunque: buono) e io sempre un aguzzino (dunque: cattivo), migliori o peggiori che siano, quelli saranno eternamente i nostri ruoli,

  

   (una pausa lunga, lunghissima, la morfina mi dilata il tempo, anche questa è tortura, il tempo della tortura dilatato è a sua volta tortura, la peggiore)

  

   lei pensa veramente che non ci sarà più bisogno di aguzzini in futuro?

  

   (mi lascia il tempo per riflettere su questa sua massima universale, è intelligente, troppo intelligente, e approfitta del vantaggio della sua forza fisica, approfitta del mio essere spappolato e drogato, ma io fisso l’attenzione e non ci penso, soltanto rane grandi quanto un’unghia, soltanto rane grandi quanto un’unghia)  

 

   io però lo ammetto candidamente (sono una persona più candida e onesta di quanto lei possa credere): sono una persona spregevole, io potrei fare qualsiasi cosa, potrei reggere la vista di qualsiasi orrore, se vuole lo posso anche dimostrare, posso strapparle ogni singola unghia permettendo a lei di assaggiare ogni particella del dolore, e poi appena percepissi che il dolore sta sfumando, via con la prossima unghia, ma non le devo spiegare queste cose, se ne sarà fatta pienamente un’idea, il dolore fisico che lei proverebbe però non le permetterebbe di porci l’adeguata attenzione, ma attenzione: non che io non provi nulla, anche io ho delle emozioni, ma tutto sta nel controllo, l’uomo è ciò che controlla le emozioni e le passioni, sennò non avremmo mai costruito tutto questo gigantesco mondo che ci circonda, se non avessimo dominato le nostre passioni, staremmo ancora nelle caverne a mangiare carne cruda, non crede?

 

   (spregevole, orrore, carne cruda, le passioni, l’aguzzino filosofo, nuova categoria sul mercato, e ancora quel profumo di fiori, e il cinghiale che grufola tra gli avanzi, ma quanto sarà grosso, mia piccola Alessandra, quanto sarà grosso, miei cari compagni questo cinghiale che grufola tra gli avanzi?)

 

   il potere è qualcosa di molto più pervasivo, lei crede ancora che sia io ad avere potere qui dentro? forse è anche vero in determinate circostanze e in determinate occasioni, ma il potere non lo posseggo qui nelle mie mani, non lo stringo come posso stringerle una mano, o maneggiarlo come posso maneggiare la tazza del caffè, il potere non è qualcosa che si tocca o si mangia, il potere è qualcosa che è sempre qui e lì, anche lei ha potere in questo momento, e non sa neanche quanto il suo corpo possa avere potere anche in questa circostanza, anche quando le sue membra sono completamente a mia disposizione, io sono soltanto un agente del potere, il potere passa attraverso me e mi fa compiere quello che mi fa compiere, sono un punto di attraversamento, sono una sua valvola di sfogo, ma non sono io veramente il potere, e qui che la gente come lei sbaglia, secondo lei cos’è il potere?

 

   (potere?, la mano che plasma, il mio corpo?, una valvola di sfogo, e Alessandra, forza!, su!, vieni fuori, non dormire più, guarda che meraviglia, lì c’è un picchio, la riesci a vedere quella adorabile testolina rossa?, la riesci a vedere?, ancora qualche piccolo colpo e la sua tana sarà pronta, ecco cosa è costanza e pazienza!)

 

   il potere è norma ed eccezione che produce la realtà, il potere è la stessa struttura della realtà, il nostro mondo è fatto di potere, come fa a non sentirlo?, non se n’è mai accorto?, una persona intelligente e colta come lei, non se n’è mai accorto?, mettere fine al potere significherebbe mettere fine alla realtà, tutto si dissolverebbe se lei realmente potesse vincere, tutto si dissolverebbe e resterebbe soltanto un immenso bianco indistinto (non nero, attenzione!, bianco), tutto fluirebbe e non farebbe, tutto sarebbe incosciente e immediato, questo è il mondo che lei cerca?, la distruzione?, l’apocalissi?, mio caro signor D. lei è profondamente cristiano, primitivamente cristiano, anche se non ha compreso che è l’attesa dell’apocalisse, l’orizzonte dell’apocalisse a produrre il nostro mondo, non la sua concreta realizzazione, noi, mio caro signor D., viviamo nell’attesa e ci cibiamo nell’attesa, ci facciamo a pezzi nell’attesa, ci divoriamo nell’attesa, ma a noi saranno sempre e soltanto concessi i penultimi giorni,

 

   (norma ed eccezione, immenso bianco indistinto, apocalisse, penultimo giorno, Alessandra! fermati, non ti muovere, nemmeno un fruscio, voltati lentamente e guarda a est, cosa vedi, mia dolce Alessandra?, dimmelo, cosa vedi?, sì!, sono due cervi che brucano, non fare rumore o scompariranno, non fare alcun rumore o sarà tutto per sempre finito)

 

   apro ancora gli occhi, questa volta sono ben sveglio, la morfina è stata assorbita, metabolizzata, ora è scomparsa anche lei, sento però il mio corpo e posso muoverlo, i dolori si stanno riaffacciando tutti, fanno capolino da ogni parte del mio ammasso organico, ho una scarica improvvisa di diarrea, ma dov’è il signore con gli occhialini scuri?,

 

   forza! si svegli e si alzi, è tutto pronto e non sa quanto mi dispiace! avrei voluto avere più tempo per parlare con lei, ci saremmo potuti dire tante cose interessanti

 

   (è lui, ma stavolta riesco a voltarmi e a guardarlo in faccia, è trafelato, con il nodo della cravatta allentato, sudato e tremante, scomposto)

   un attimo solo, sa com’è non mi sento proprio benissimo

   (devo essere ironico fino alla fine e la mia resistenza è immensa, starò sempre qui e ti guarderò in faccia, fino all’ultimo giorno, fino a quando sfioriranno definitivamente i penultimi giorni)

  

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