“In coscienza, Kàtja, non lo so”.

Anton Pavlovič Čechov

Domenica, 06 Maggio 2018 00:00

Cercando il fascino dell'ignoto

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Quale versione

Da parte sua, non usa incoraggiare né l’una né l’altra interpretazione. Sto parlando di Luca, il più giovane del nostro gruppo, che a fine anno conta di ottenere con il massimo dei voti la laurea in Informatica Umanistica presso l’Università di Pisa. 
Il nostro club non si dà una struttura, né rigidi programmi di incontri. Elasticità di intenti trattati con il dovuto approfondimento.
È un sabato mattina, siamo al bar in Piazza Fontana a farci un aperitivo io, Lorenzo e Luca. Gli altri due, Marco e Daniele, staranno probabilmente cazzeggiando da qualche parte della città.

− Ok Simone, è giusto approfondire la conoscenza dell’Altro, il Singolo preso caso per caso, indagare la Vita Quotidiana, ma attenzione, c’è il rischio di arenarsi nella marginalità trascurando fenomeni che hanno una valenza generale e che, di conseguenza, investono la vita di tutti. Che dire del climate change? Ho letto di recente in un interessante articolo su un quotidiano come tra le associazioni ambientaliste e la società americana vi siano distacco, incomprensioni, scontri ideologici sulle possibili future conseguenze del cambiamento climatico − Luca.
− Capisco. L’una cosa non può sottovalutare l’altra. Noi cinque abbiamo sentito l’esigenza di portare alla luce, se possibile, la natura dei rapporti interpersonali, nostri e di altri. E qui torno sulla quotidianità, poiché il nostro stare al mondo è essenzialmente un intreccio di fatti, tanti fatti, che ci coinvolgono giorno per giorno. Ciò non significa escludere la ricerca su temi che investono l’umanità in quanto tale, poiché ne siamo inevitabilmente immersi, grazie ai media in particolare. Il climate change, sì, é importante ma i tormenti esistenziali di varia natura, specialmente legati al reddito, che colpiscono molta gente prendono il sopravvento. Pensiamo un po’ a quanti soffrono della difficoltà di arrivare a fine mese. Quelli, la forza di preoccuparsi del surriscaldamento del pianeta ce l’hanno o no? − dico.
Ecco che Marco e Daniele ci hanno raggiunto. Siamo al completo, ora.
− Settimana prossima sarò a Bruxelles. Un seminario europeo dei dirigenti dei vari Paesi del gruppo finanziario per il quale lavoro. Di solito è per me un punto di osservazione che riserva sorprese. Scopri sempre qualcosa di nuovo nel modo di condursi di taluni in rapporto a chi li osserva o si trova ad avere a che fare con loro in situazioni problematiche. Che si tratti di sola ambizione? − Marco.
Daniele non parla. La smorfia che gli segna il volto tradisce una qualche preoccupazione. − Dammi un passaggio in macchina − gli chiedo.

Abita a Vimercate, Daniele. Per dirigersi verso casa sua deve per forza prendere la tangenziale est attraversando il mio quartiere ai margini di Monluè. C’è voluto poco perché cominciasse a lasciarsi andare.
− Giulia ci preoccupa, e i miei stanno per cadere in depressione, non fanno che chiedere il mio aiuto per tenerla lontana da non impossibili guai − dice.
Giulia è sua sorella, tredici anni. Si è imbattuta in un gruppo di ragazzi e ragazze della sua età che passano le giornate trascinandosi pericolosamente sui roller in giro per la città. Trascurano gli studi, fumano non è chiaro cosa, e bevono...
− Mi capisci. Sono del tutto fuori controllo. Di sera si radunano in un boschetto sulle rive dell’Adda e rientrano a casa non prima delle due. Una della ragazze sembra aver avuto problemi psichici e ora è in analisi. Sono tutti giovani di famiglie per bene.
Daniele ha un buon rapporto con la sorella, ma non riesce a convincerla a staccarsi da quel’ambiente.
− Vuoi un consiglio? − gli chiedo.
− Certo, perché no.
− Suggerisci ai tuoi di trasferirsi a Milano e iscrivere Giulia a una scuola privata. Del resto, tu a Milano ci abiti e potresti essere più vicino a loro.
− Ma che vuoi, Simone. Sono vecchi e stanchi. Un trasloco... E poi mio padre sta dando segni di scarsa lucidità.
− Rifletti, rifletti bene, Daniele. È un sacrificio che forse conviene a tutta la vostra famiglia.

Nessuno di noi al momento ha in mente di sposare in tempi rapidi la propria ragazza, se ne parlerà. Lorenzo non ha avuto difficoltà a rimpiazzare Samantha.
Ora una novità per le nostre escursioni antropologiche. L’idea è stata di Luca: organizzare un viaggio in Toscana. In Garfagnana abbiamo deciso. Piace a tutti e cinque: ricchissima di boschi e carica di storia, circoscritta ma intensamente vissuta, dai tempi di Giulio Cesare al Medioevo e oltre. Gente che racchiude in sé un percorso esistenziale tendente alla conservazione del proprio valore umano, originale e tale da destare l’interesse di chi ne vuole fare conoscenza. Le porte della case sempre aperte verso l’esterno.
Ci siamo piazzati in un modesto alberghetto con velleità di resort. Noi gli unici clienti a eccezione di una vecchia coppia, marito e moglie, che passano le giornate seduti su scomode poltrone di paglia sotto il pergolato antistante.
Fermiamo le persone che a prima vista ci appaiono di nostro interesse. Sono disposte a parlare. C’è chi ci invita a casa sua per una frugale colazione. Non intravvedi tracce di tensione tra gli uni e gli altri.
Qualcuno ci è venuto a trovare nell’alberghetto portandoci in dono piccole ceste traboccanti di frutta appena colta. Il dialetto locale è come il concentrato del modo di essere ed esprimersi di chi non vuole perdere le proprie radici. Pochi i giovani per le strade.
Tornati a Milano, ci siamo sentiti come rigenerati da quella breve pausa storico-geografica. Gli sguardi che ci rivolgono le nostre ragazze hanno un che di vagamente ironico.

Questa sera siamo tutti a casa mia. Anche le ragazze.
− Sarebbe perfetta un po’ di musica di organo, no? − Daniele.
Nessuno risponde.
Le ragazze hanno cucinato in breve tempo un’ottima cena. Le bottiglie di buon vino sono della mia cantina. C’è voluto poco per creare un’atmosfera vivace... e nono solo.
Attivo ITunes con l’impareggiabile musica di Mark Knopfler che suona divinamente la chitarra senza plettro.
Viene poi il momento in cui inevitabilmente le nostre ragazze ci chiedono quali impressioni, conclusioni, abbiamo ricavato dalla puntata in Garfagnana.
È Lorenzo che s’incarica di parlarne con la sua tipica precisione, più meno ricercata. Loro, la ragazze, si fissano l’un l’altra negli occhi. Appare quindi chiaro a noi, in un certo senso velleitari studiosi dell’essenza ontologica, che la sensibilità femminile supera talvolta in concretezza i voli immaginifici degli uomini. Ma ciò non ci porta a concludere che il nostro progetto di studio non debba continuare. Abbiamo programmato altre esperienze che riteniamo importanti ai fini di un credibile punto d’arrivo, o quasi. Ci aspettano ulteriori ricerche, se possibile in Paesi esteri. L’essere umano riteniamo travalichi le particolarità, di pura natura storica, dei singoli Stati. Sarebbe prova di leggerezza ignorarlo. E faremo in modo che in quell’avventura le ragazze si uniscano a noi per dare il loro contributo al tentativo di comprensione ontologica. Al termine dell’incontro, notte tarda, nel lasciarci, Daniele ci fa sapere che è riuscito a convincere i suoi a trasferirsi a Milano. E personalmente me ne compiaccio. La mia è stata un’idea semplice, non filosofica − sto esagerando − ma di un probabile decisivo impatto pratico. Sua sorella Giulia potrà così essere al riparo da certi rischi facili da immaginare. Uno dei tanti casi in cui l’essenza umana non è in sé immodificabile ma, al contrario, soggetta alla volontà dei singoli.




leggi anche:
Enrico Brega, Cercando il fascino dell'ignoto − Ossessioni in forma di romanzo (Il Pickwick, 27 aprile 2018)

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