"Era ancora il tempo degli artisti, nel senso che questa parola poteva avere nel lento crepuscolo del Novecento, quando un poeta, un pittore, un regista erano esseri umani investiti da una vocazione, e la loro vita non era un pettegolezzo, una delle tante variabili mercantili della celebrità, un'attraente carriera mondana, ma una storia vissuta ai limiti dell'umano, spremuta fino all'ultima goccia"

Emanuele Trevi

Domenica, 04 Marzo 2018 00:00

Del perché gioire della neve

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Arriva all’improvviso
Tra la paura di chi la teme
E la gioia di chi l’attende

A schiacciare il superfluo
Per cui tanto e da tanto
Ci affanniamo


A liberarci dal rumore
Che idioti ci ostiniamo
Ad aumentare

A regalarci per poco
Pur senza meriti
La sospensione

Semplice pura soddisfazione
Che si nasconde nel tatto
E nell’ascolto

Nel bianco che si diffonde
Che ci ripulisce piano
La vista

Ad insegnarci il riflesso
Mutante della mente
Che tutto sottende

A mostrarci la natura
Pura e impermanente
Unica nostra essenza

Così i fiocchi fitti o radi
Compatti sostengono
O si sciolgono

L’incantesimo non consola
E quel che c’era si ritrova
Mescolato nella mota

Ora da bimbo che nulla
Sa e si chiede
Semplicemente godo

Del passaggio di stato
Nell’eterna legge
Del moto

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